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[LECCE] La rivolta contro la TAP: riflessioni

Ieri, Venerdì 27 Dicembre a Lecce, si è tenuto il confronto pubblico tra comunità locali, governo nazionale, rappresentato dal Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico e la Tap (Trans Adriatic Pipeline), per discutere della tanto contestata opera  che prevede la costruzione di un nuovo gasdotto che collega Italia, Grecia e Albania, importando gas dall’est Europa.

Durante la giornata il Sottosegretario è stato fortemente contestato dal “Comitato No Tap”, dalle associazioni e i cittadini che, ormai da anni, si oppongono a quest’opera inutile dal punto di vista strategico, devastante dal punto di vista ambientale e dispendiosa dal punto di vista economico.  

Il territorio pugliese, già da anni viene deturpato da piani industriali che hanno portato a conseguenze catastrofiche in termini di impatto ambientale, basta pensare all’ILVA di Taranto o alla centrale a carbone di Cerano (Brindisi). La nostra è una delle tante “Terre dei Fuochi” presenti in Italia, dove il paradigma di sviluppo capitalista ha esercitato il suo potere e il suo ricatto tra salute e lavoro, tra una fittizia ricchezza per il territorio e la sospesione della democrazia. E’ questo il nodo che la contestazione di ieri ha voluto sottolineare: la totale assenza di una “democrazia partecipata dello sviluppo” tra istituzioni nazionali e comunità locali. Ed è da questo punto che la cittadinanza, le associazioni e i comitati locali devono ripartire, riconscendo in questa battaglia il nesso che lega l’ennesimo tentativo di devastazione del Salento, con le tante battaglie in difesa del territorio che sono in corso in Italia.

In un territorio già fortemente deturpato, in cui il diritto alla salute e alla vita vengono quotidianamente messi in discussione, la costruzione dell’ennesima opera dispendiosa, anacronista e dannosa per il territorio servirà solo a rimandare la discussione sui modelli di sviluppo realmente sostenibili.

La strada da percorrere per lo sviluppo di questo territorio deve essere elaborata dal basso, con ampio partecipazione delle comunità locali, poiché il futuro di questo territorio è nelle mani dei cittadini che lo vivono. Inoltre, bisognerebbe investire in politiche che tutelino il diritto alla salute e che permettano di studiare e vivere serenamente in questo territorio, anziché avviare politiche che lo danneggino da un punto di vista non solo ambientale ma anche sociale, determinandone l’abbandono da parte delle giovani generazioni che, trovando un ambiente ostile, preferiscono fuggire via.

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