Ultime Notizie

70° anniversario della Liberazione: il Comune di Taurisano e A.N.P.I., rendono omaggio a Rocco Preite

FB_IMG_1419981008990

In occasione del 70° anniversario della Liberazione, il Comune di Taurisano in collaborazione con l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani,  commemora il proprio concittadino Rocco Preite, partigiano combattente in Piemonte. 

Noi abbiamo partecipato a questa iniziativa perché crediamo che in questi periodi di forti crisi economiche, sociali e politiche, dove si sono affermati gruppi estremisti, sia fondamentale per noi giovani continuare quel lavoro di promozione e sensibilizzazioni di studenti e cittadini, dentro e fuori l’università, ad una cultura della tolleranza, del rispetto nei confronti di chi è diverso. Ecco qui di seguito l’intervento di Miriana De Icco per Link Lecce: 

“Quest’iniziativa dell’ANPI ha coinvolto direttamente tutta la cittadinanza del mio paese, la memoria del passato con le testimonianze raccolte nel libro “Io sono l’ultimo” e le prospettive future che devono formarsi dal ricordo e dall’esempio. La lettura di questo libro mi ha portato alla consapevolezza del fatto che la partecipazione giovanile su questo importantissimo tema sia alla base per poter capire veramente cosa rimane del ricordo di migliaia di Partigiani, dei piccoli grandi uomini che hanno assistito alle atrocità della guerra, alla sofferenza, alla sottrazione della libertà, di quella libertà ottenuta ,e grazie alla quale noi, ora, possiamo parlarne liberamente, ringraziando per questo chi ha lottato per la conquista di questo diritto strappatoci via per moltissimi anni nel passato. Il mio contributo verte su due temi fondamentali, cioè la memoria del passato e le responsabilità future, punti che convergono tutte in un unico fulcro: la lotta. Una lotta che deve riguardare la vecchia, l’attuale e la nuova generazione, qualcosa che sia legata ai buoni esempi del passato ma che si rispecchi in un futuro in cui la libertà di pensiero, espressione, stampa, di scelta politica, siano alla base per portare avanti una società propriamente detta, una libertà che dall’individuale, unendosi al collettivo possa creare una coscienza critica nei confronti di un passato che non si può assolutamente mettere da parte. A 70 anni di distanza portiamo ancora alto il ricordo di coloro che hanno lottato e sono morti per la libertà, che hanno vissuto esperienze atroci non solo per la loro libertà fisica e morale, per la liberazione del loro Paese, ma anche e soprattutto per le nuove generazioni, ed è grazie a loro che abbiamo questa libertà che ci permette di poterne discutere oggi dopo 70 anni, e tutto questo non dev’essere di certo scontato, il ricordo di queste persone non dev’essere un libro impolverato che ogni tanto si risceglie dallo scaffale, ma deve perpetuarsi nelle nostre menti attraverso il Loro esempio, e non solo in maniera teorica. Non vorrei che questo mio contributo sia fine a se stesso, non solo una mera celebrazione encomiastica , ebbene vorrei che ogni genitore, nonno, insegnante, prete, professore, portasse a tutti i giovani il messaggio di libertà espresso dalla resistenza, facendo capire veramente alle generazioni future che cosa comportasse la dittatura, il fascismo, l’opporsi ad una imposizione del regime, quali fossero le conseguenze di una minima criticità rispetto a quello a cui era obbligato, perché è solo conoscendo gli errori del passato che si può migliorare in maniera costruttiva il proprio futuro. Rocco Preite, nome da combattimento Fiamma, partigiano combattente di Taurisano, citava queste parole in merito a questo: “Quando racconto ai giovani la mia storia non cedo all’emozione, ma racconto tutta la brutalità della guerra senza nascondere nulla. Ho combattuto anche a costo di correre il rischio di sacrificare la mia stessa vita perché mai, per nulla al mondo, sul popolo italiano possa attecchire nuovamente il messaggio truce e nefasto della dittatura”. Da queste righe si capisce come il fascismo sia violenza: olio di ricino, manganelli, assassinii, impiccagioni pubbliche per monito, atti di forza, aspetti ben descritti in questo libro,  che hanno delegittimato le libertà, i diritti umani dei cittadini che erano contro questo regime. Ma il popolo italiano antifascista non smise mai di fare opposizione a tale dittatura. I sentimenti di libertà, eguaglianza e giustizia sociale hanno spinto italiani a resistere e combattere. I partigiani, dal 1943 al 1945, hanno respinto e cacciato definitivamente gli invasori liberando l’Italia. Una nuova fase sembrava essere nata con la Costituzione, che aveva il fine di evitare che le generazioni future rivivessero sentimenti razzisti, omofobi, imperialisti e liberticidi. Il fascismo, purtroppo però, non è finito a Piazzale Loreto. Il fascismo è vivo tutt’ora e si insidia nelle istituzioni, nelle università, nei luoghi di cultura. L’odio per il diverso, che sia un extracomunitario o un omosessuale e l’odio verso chi non condivide il pensiero brutale dei militanti fascisti, porta a forme di violenza inaudite, che in un paese democratico come il nostro sono impensabili. Parlo dei neofascismi. Il fascismo anche nella rinnovata società italiana, si mascherava e si maschera dietro nuove sigle e nuove violenze, atteggiamenti che hanno lo stesso terribile sfondo del passato. Noi, come giovani e come futuro di questo paese, abbiamo un ruolo sociale importantissimo, cioè dobbiamo difendere la società dai rinnovati sentimenti folli ed anticostituzionali di odio, nazionalismo e razzismo, mettendo in campo campagne sociali e di sensibilizzazione verso un vivere civile e democratico, scandendo ogni giorno, costantemente, il nostro essere antifascisti per la libertà ed il sapere nel ricordo di chi è morto per questi diritti.

La lettura del libro “io sono l’ultimo” riporta delle frasi che colpiscono particolarmente le coscienze giovanili, citando la “rivolta dei giovani”, mettendo in evidenza come la maggior parte dei partigiani che lo hanno scritto erano giovanissimi o studenti all’epoca dei fatti, perché è tra i banchi che, spesso si produce la loro prima ribellione contro l’ammaestramento delle parole e del pensiero imposto dal fascismo. Fa’ sorridere il fatto che molti dei nomi di combattimento dei nostri compagni partigiani siano legati agli studi e ai libri amati, su questo si dovrebbe ben riflettere. E’ evidente, quindi, che lo studio, la conoscenza e soprattutto la formazione di una coscienza siano le espressioni più grandi di libertà: la scelta di seguire la propria indole personale, di scegliere la propria professione, religione, linea politica, spontaneamente, senza essere schiavo di qualcosa che viene imposto dall’alto, non essere individui di serie, dei numeri senza coscienza, ma anime pensanti artefici del proprio presente e soprattutto del proprio futuro. La raccolta delle testimonianze comprende anche molte esperienze di donne, delle donne che nonostante non avessero potere decisionale a quell’epoca (ebbero il diritto al voto solo nel ’48), sono scese in campo mettendosi in riga alla pari degli uomini. Il testo cita : ”fu tra i partigiani che, per la prima volta, uomini e donne ebbero la stessa dignità e che l’uguaglianza non fu una concessione, ma una conquista e un riconoscimento“. Le esperienze di guerra tra donne e uomini erano le stesse, come la stessa voglia di cambiare e di non accontentarsi dell’esistente, ma essere promotori di un vento di cambiamento che non aveva sesso, nè età, nè provenienza, ma un vento che aveva l’odore del coraggio, della paura e della libertà. Dietro i partigiani c’era un’idea di democrazia, di giustizia, un’ideale di uguaglianza; non rendiamo vano il loro operato, non lasciamo che questo incontro, il ricordo a 70 anni di distanza siano solo parole, ma praticamente dentro di noi portiamo il seme di libertà piantato dai nostri compagni partigiani e vedrete che da quell’ albero nato da quel seme, coglieremo dei preziosi frutti.”

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *