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Il covo degli estremisti

fascistiA seguito dell’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, la classe del secondo anno di Sc. Politiche si è riunita per dibattere sulla questione. Ciò che è emerso è uno sconcertante stato di Facebook da parte di uno dei candidati (non eletto) alla Facoltà nelle scorse elezioni di una realtà associativa differente da quella che quasi apertamente si definisce fascista. Discutiamo di un’associazione definita al pubblico come apolitica ma che in pratica sfoga –la maggior parte delle volte- azioni politiche di estrema destra. Il candidato era speranzoso di riaprire i campi di concentramento e di dominare quindi, il popolo inferiore identificato ora con le persone di religione musulmana-.

Questo evento e i perpetrati fascismi sono la prova di come dietro la libertà si nasconda la più scura nostalgia di crimini contro l’umanità e danno prova che la storia non ha insegnato nulla e che la guardia non deve essere abbassata mai, anche quando facciamo antifascismo in classe, perché i veri terroristi si nascondo sotto una bandiera della pace, dell’apolitica e non ha sempre lo stesso nome.

Ci sono associazioni che hanno conservato i caratteri fortemente gerarchici, squadristi, dunque fascisti, e agiscono indisturbati negli ambienti dove si svolgono le lezioni di Sc. Politiche.

La storia ci insegna che periodi di congiuntura economica negativa siano da sempre motore vivo della radicalizzazione di quei movimenti, usi e costumi tendenti alla chiusura mentale e nostalgie di quei periodi passati in cui le parole d’ordine erano CREDERE-OBBEDIRE- COMBATTERE. Rivendicano un dittatore in grado di far fronte alle richieste che mal si adattano alla società del XXI secolo. I fenomeni sociali attuali vedono per la prima volta l’affacciarsi di culture e volti nuovi che non si vuol conoscere, la paura di conoscere genera ignoranza e oppressione.

 Scienze Politiche è diventato il tacito covo di quegli studenti che altrove sarebbero perseguitati, condannati, anzi qui vengono candidati e votati. La legge Scelba viene -in questo contesto- calpestata, insultata, aggirata, di certo non rispettata; infatti a porre silenzio non sono solo gli studenti intimiditi dagli atteggiamenti di chi per i corridoio si saluta facendo il saluto romano, ma dell’istituzione che forse non vede oppure non vuol vedere.

Quello che si dice in una stanza chiusa esce e si dilaga, agisce indisturbata a danno delle istituzioni democratiche, fondamento sociale e universitario nel rispetto nell’operato e studio altrui, di pari opportunità e rispetto delle idee di studenti che fanno una nuova resistenza. Ebbene sì, la resistenza ora è chiamata a contrastare e denunciare con forza e coraggio- per mezzo di quelle idee sane, mirate a proteggere il futuro- la nascita dei nuovi fascismi. Si combatte tra le mura delle università, soprattutto. Non ci sono montagne su cui ci si può nascondere. Confrontarsi a viso aperto, scrivere e denunciare sociali sono le nostre armi.

Il nostro intento è di -per mezzo di questo e altri strumenti- di formare la nostra generazione per giungere al riconoscimento di quei pallidi e nascosti fascismi, che dilagano nel sottosuolo.

Non permettere dunque, che un corso di Sc. Politiche porti avanti studenti che-studiando la storia e i diritti- non assimilino le fondamenta della società nel XXI secolo, nata sotto le bombe e le violenze del XX secolo.

L’associazione studentesca Link-Lecce denuncia alla cittadinanza e alla comunità universitaria, da chi sono costituite le associazione che entrano negli organi di rappresentanza democratica e si rivolgerà alle autorità competenti per prendere provvedimenti.

Quello che è accaduto non è che l’ennesima prova dell’esistenza di atteggiamenti fascisti, contraria alla costituzione, contro l’ordinamento vigente, tra le associazioni attive presso l’università del Salento e noi le denunceremo tutte.

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