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Mohamed una storia di ordinario schiavismo

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Si chiamava Mohamed, il sudanese morto il 20 luglio mentre raccoglieva i pomodori nelle campagne di Nardò. Ieri siamo stati alla manifestazione di commemorazione, una manifestazione che ha visto protagonista una comunità nel manifestare solidarietà a questo, uno dei tanti braccianti, che ogni anno vengono nelle campagne del Salento per la raccolta dei pomodori o delle angurie.

Una delle tante storie che ci racconta come ancora nel 2015 ci siano episodi di sfruttamento, di schiavismo, dove i diritti di un individuo vengono violati in nome del colore della sua pelle o della sua provenienza geografica.

A pochi chilometri da Nardò un altro episodio di razzismo si manifesta un tutta la sua disumanità: un ambulante 17enne originario della Nuova Guinea veniva aggredito da due leccesi sulle spiagge di Torre Chianca, si tratta di un tentato omicidio.

In comune questi due episodi hanno l’interpretazione dell’altro, del “diverso”, come persona che ha qualcosa di meno di noi italiani, come se nella diversità di un uomo che ha il colore della pelle diverso dal nostro ci fosse la legittimazione nella considerazione di una persona con meno diritti di noi. Questo pensiero diventa come uno spettro che ci mette a conoscenza di quanto la politica a sinistra non stia affrontando con netta chiarezza problemi che hanno a che fare con l’immigrazione, lo sfruttamento dei lavoratori, i diritti umani, quelli che devono essere riconosciuti ad ogni individuo di questa Terra.

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