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LINK Lecce Coordinamento Universitario

Bollini rosa: in Puglia hanno aderito solo cinque presidi ospedalieri, nessuno dei quali nelle province di Brindisi e Lecce.

Link Lecce Coordinamento Universitario, la maggiore associazione di rappresentanza studentesca nell’Università del Salento, da sempre vicina alle tematiche delle pari opportunità, prende atto della mancata adesione, nel territorio leccese, all’iniziativa promossa dal programma “Bollini rosa”.
Il suddetto programma è stato lanciato nel 2007 dall’Onda, Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e ha l’obiettivo di riconoscere tra gli ospedali italiani quelli più a misura di donna, ovvero quelli che offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle patologie femminili di maggior livello clinico ed epidemiologico. Si conta di raggiungere questo significativo intento attraverso una settimana, quest’anno dal 22 al 28 aprile, di visite sanitarie gratuite per l’utenza rosa.

Gli ospedali che dimostrino questo approccio di genere nella razionalizzazione dei propri servizi e delle proprie strutture vengono premiati con l’assegnazione dei “bollini rosa”, da uno a tre, in base al grado di sensibilità dimostrata.
Tra le strutture che hanno finora conseguito e conseguiranno i bollini, si progetta di creare un network di “ospedali a misura di donna” sempre più all’avanguardia nelle prevenzioni, diagnosi e cure delle patologie femminili.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita e ad un potenziamento di questo programma, che di fatto copre ormai la maggior parte del territorio italiano, ma ciò non è sufficiente.
Bisognerebbe infatti garantirne una copertura capillare, mentre nella regione Puglia hanno aderito solo cinque presidi ospedalieri, nessuno dei quali nelle province di Brindisi e Lecce.

«Riteniamo questa negligenza essere l’ennesima prova della scarsa attenzione verso l’informazione e la prevenzione sanitaria al femminile che contraddistingue la realtà salentina.
Lecce, con la sua Università, è uno dei poli accademici del Meridione e vanta un alto numero di studenti e studentesse, cui vanno assicurate delle tutele sanitarie reali e concrete, che diano possibilità all’utenza di autodeterminarsi nelle scelte tra i servizi offerti» dichiarano Vittoria Scarpa e Rosanna Carrieri, rappresentanti degli studenti di Link Lecce.

Alle numerose studentesse fuori sede e trasfertiste, nonostante non siano ufficialmente residenti nel capoluogo salentino, dovrebbero essere messi a disposizione servizi più accessibili per una quotidiana informazione e prevenzione, prerogative inalienabili e indispensabili per ogni cittadino.
Oltre ai controlli che si possono ritenere di routine, le donne dovrebbero dai 20 anni sottoporsi a visite annuali senologiche e ginecologiche, nonché a mammografie ed ecografie, strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce di patologie quali il tumore al seno, che colpisce una donna su otto, e quello al corpo dell’utero e per i quali è necessaria una meticolosa sensibilizzazione.

Non è da sottovalutare, inoltre, la consistente percentuale di immigrati presenti sul territori. Secondo statistiche demografiche, gli stranieri residenti a Lecce il 1° gennaio 2015 ammonta a 6147, ovvero il 6,5% della popolazione residente.
Per queste persone, guardando soprattutto alla componente femminile, l’accesso alla prevenzione risulta molto difficoltoso senza un impegno tangibile da parte delle istituzioni.

Continuano Rosanna e Vittoria: «Sentiamo forte la necessità di invitare le strutture ospedaliere e i presidi sanitari ad aderire in futuro al programma bollini rosa o, in alternativa, a offrire servizi di analoga natura e utilità verso l’utenza rosa.
Altrettanto forte è la volontà di avviare, partendo da questa riflessione, un percorso di informazione e sensibilizzazione nella nostra università, in quanto punto essenziale per noi di aggregazione sociale e di

formazione, da cui non si può prescindere per la costruzione di una consapevolezza dei propri diritti e interessi, che spesso, come quello alla salute, sono, oltre che individuali, anche collettivi e non rispondono, per tanto, solo ad una mera esigenza di genere.
Il nostro auspicio è quello di creare una rete che funga da punto di contatto con le numerose associazioni operanti nell’ambito universitario e cittadino vicine alle tematiche delle pari opportunità».

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