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È COMPITO DEI NUOVI PARTIGIANI DIFENDERE LA COSTITUZIONE

Riprendiamo l’ntervento del professor Maurizio Nocera, presidente provinciale ANPI Lecce:

Il testo della Costituzione italiana è una delle pagine più belle della storia del nostro popolo. Da sempre si è detto e si continua a dire che tale testo è uno dei più avanzati al mondo. Tant’è che Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, nell’introdurre il volume La Costituzione della Repubblica italiana (Edizione Anpi, Roma 2016), scrive che essa «è profondamente democratica, proprio perché si reagiva ad un ventennio di dittatura e di sacrifici e si intendevano creare le condizioni perché la democrazia riconquistata non potesse più essere messa in pericolo».

Smuraglia indica poi i valori che stanno alla base della Carta, cioè la persona, il lavoro, la dignità, la libertà e l’uguaglianza, la democrazia, l’etica, la legalità, la solidarietà e la partecipazione alla vita politica intesa come diritto-dovere. Su ognuno di questi valori, il presidente dell’Anpi si sofferma indicando la radice e lo sviluppo di ognuno di essi. Qui, però, è sufficiente riprenderne uno, quello della democrazia.

Scrive Smuraglia che «la democrazia è il sale, è il contenuto e la finalità, al tempo stesso, della convivenza civile. Un valore da proteggere e tutelare contro ogni attacco e contro ogni rischio, soprattutto in un Paese che ha provato la dittatura e sa quanti lutti, quanta compressione della libertà e della dignità personale ne derivino. La proclamazione di questo valore è di estrema importanza anche per escludere impensabili ritorni al passato [vale a dire al fascismo], sotto qualsiasi forma».

«Gli storici, infatti – scrive ancora Smuraglia – ammoniscono che la storia può ripetersi, anche con modalità differenti; e per questo bisogna fare attenzione ai pericoli e tenere sempre conto degli insegnamenti della storia. Il che vuol dire coltivare anche la memoria, che non è solo ricordo, ma è anche conoscenza riflessione e, come tale, diventa – a sua volta – un valore».

A scrivere il testo della Costituzione, il cui ordinamento si basa sulla Corte costituzionale, il Parlamento, la Magistratura, il Governo e le Regioni, a scrivere il testo – dicevo – non furono quattro analfabeti (con tutto il rispetto per la categoria), ma il fior fiore dell’intelligenza e dell’esperienza politica antifascista del nostro popolo. Ricorda Alberto Cavallari: «la Costituzione non nasce in diciotto, ma in cinquantatrè lunghissimi mesi. Viene stesa giorno per giorno durante quattro anni e cinque mesi di lotte, lacrime, passioni, sullo sfondo di una guerra perduta, di una guerra civile tragica, di una rinascita politica e morale condivisa da tutto il paese. Non furono solo i padri costituenti a scriverla. Fu tutto un popolo di sconfitti, di morti, di feriti, di prigionieri, di sbandati, di insorti, che la partorì attraverso lotte politiche e lacrime, idee diverse e ideali comuni. Così bisogna riassumere le tre fasi per poter dire qualcosa di vero, stabilire se questa Costituzione sia morta o sia viva» (vd. Dossier di Repubblica, 1991, pp. 49-50).

Oggi, in un momento in cui maggiori si sono fatti i pericoli di stravolgimento di quel testo, ci si domanda quale fu il percorso politico che lo determinò? In sintesi: il Risorgimento (1799-1860), l’Unità d’Italia (1861), lo Statuto Albertino (1848), il fascismo (1922-1943), la Resistenza (1922-1945), il referendum istituzionale, la Costituente.

Ed ecco le date fondamentali:

25 LUGLIO 1943: dopo vent’anni di dittatura del manganello e di feroce repressione, il

fascismo cade grazie alla Resistenza degli antifascisti ed anche per le contraddizioni interne allo stesso regime.

8 SETTEMBRE 1943: armistizio tra le forze monarco-badogliane e Alleati (Stati Uniti,

Gran Bretagna, Unione Sovietica) e data d’inizio della lotta partigiana armata per scacciare le truppe naziste d’occupazione.

2 APRILE 1944: Patto di Salerno tra i partiti antifascisti per la ricostruzione del Paese. Si

tratta del primo governo Badoglio e della cosiddetta “Svolta di Salerno” di Togliatti.

28-29 GENNAIO 1944: Congresso di Bari dei Comitati di Liberazione Nazionale (CLN). È

questa una delle date fondamentali da cui partire per la ricostruzione di quello che sarà poi il testo della Costituzione. Il Congresso dei CLN nominò 430 rappresentanti, espressione dei partiti antifascisti, dei sindacati, dei reduci e combattenti delle due guerre, dei partigiani; furono inoltre nominati gli ex parlamentari ancora in vita e cacciati da Mussolini dal parlamento nel 1922, gli ex presidenti del Consiglio, della Camera e del Senato decaduti per ordine fascista, in più furono nominati alcuni rappresentanti della cultura e delle professioni.

25 GIUGNO 1944: Decreto Luogotenenziale del Regno, emanato da Umberto di Savoia (intanto Vittorio Emanuele III era fuggito da Roma), nel quale è scritto: «dopo la Liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali [repubblica o monarchia] saranno scelte dal popolo italiano che, a tal fine, eleggerà a suffragio universale, diretto e segreto, un’Assemblea Costituente, per deliberare la nuova Costituzione dello Stato».

25 APRILE 1945: Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e definitiva cacciata dei nazisti dal

territorio della patria.

2 GIUGNO 1946: Elezioni a suffragio universale (voto delle donne) con tre momenti

di grande rilevanza politica:

1. Referendum istituzionale monarchia-repubblica e vittoria della repubblica.

2. Elezione di 556 deputati all’Assemblea costituente, l’organismo nel quale si doveva

discutere e approvare il testo della Costituzione.

3. Due tornate elettorali (marzo-aprile e ottobre-novembre 1946) per eleggere le Assemblee Amministrative.

13 GIUGNO 1946: Abdicazione dei Savoia, fine della monarchia e elezione del napoletano Enrico De Nicola alla carica di capo provvisorio dello Stato.

25 GIUGNO 1946: Nell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, il presidente

Umberto Terracini tracciò le linee guida sulle quali i costituenti dovevano lavorare per scrivere il testo. Disse che la Costituzione doveva essere di tipo “estensivo”, cioè che precisa tutti i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico-sociale del nuovo Stato, di struttura e di organizzazione, e che esso deve contenere anche norme di diritto penale, civile ed ampie statuizioni riguardo all’attività sociale dello Stato stesso. E ancora “estensivo” «perché il costituente doveva prefiggersi di non lasciare alcun dubbio nella formulazione dei 139 articoli e delle 18 disposizioni transitorie e finali, stabilendo in modo rigoroso la forma dello Stato democratico, rendendo impossibili confusioni, abusi e violazioni». Quindi l’Assemblea conferì l’incarico al ministero per la Costituente, in quel momento presieduto da Pietro Nenni, di predisporre il materiale per l’elaborazione della prima bozza del testo della Carta costituzionale. L’assemblea nominò così la Commissione cosiddetta dei 75 membri. Importanti nomi della cultura e della politica italiana furono eletti a farne parte, tra cui vanno ricordati: per il gruppo degli Autonomisti: Piero Calamandrei ed Emilio Lussu; per quello Comunista: Giuseppe Di Vittorio, Antonio Giolitti, Ruggero Grieco, Nilde Iotti, Concetto Marchesi, Teresa Noce, Antonio Pesenti, Palmiro Togliatti; per la Dc: Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Aldo Moro; per quello socialista: Leonetto Amadei, Lelio Basso, Angelina Merlin, Pietro Nenni. Inoltre ci furono altri deputati provenienti da altri raggruppamenti politici. La Commissione si riunì 160 volte tra il 20 luglio 1946 e il 31 gennaio 1947.

4 MARZO 1947: Inizio della discussione in Assemblea plenaria. Il dibattito si protrasse fino

al 22 dicembre per complessive 170 sedute per esaminare 1663 emendamenti. Alcuni costituenti ricordarono che spesso il clima fu infuocato.

22 DICEMBRE 1947: L’Assemblea Costituente approva il testo definitivo della

Costituzione, nata per volontà sovrana del popolo italiano, con la votazione di 453 voti favorevoli su 515 presenti e votanti.

27 DICEMBRE 1947: Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, promulga la Carta.

1 GENNAIO 1948: Entra in vigore la Costituzione. In quel momento, presidente

dell’Assemblea costituente è Umberto Terracini, presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, guardasigilli il salentino Giuseppe Grassi.

Come si vede da questa cronistoria, scrivere il testo fondamentale della Carta costituzionale non è stato come farsi una passeggiata, al contrario, ci sono stati in primo luogo i martiri della Resistenza antifascisti, poi la lotta armata partigiana, poi un lungo dibattito a volte infuocato, sofferto, combattuto parola per parola, poi la scrittura del testo, poi il dibattito, infine l’approvazione.

Carlo Smuraglia, in questo difficile anno refendario 2016, nonostante i suoi 92 anni, non ha smesso un solo attimo di fare su e giù della penisola per difendere la Costituzione. Guardando a quanto sta accadendo nel Paese in questo momento, soprattutto al tentativo di stravolgimento del testo della Carta, il presidente dell’Anpi scrive: «questo quadro allarmante deve indurci a far emergere più che mai i valori veri, quelli che possono davvero aiutare il Paese a migliorarsi e crescere. Per questo, bisogna conoscere la Costituzione, approfondirne le norme specifiche ed i principi, estrarre consapevolmente i valori che essa emana e farli vivere nelle istituzioni, nella politica, nella società, ed anche nei comportamenti quotidiani, convincendosi che anche nei momenti difficili sta nella Costituzione e nei suoi valori, l’unica e vera prospettiva di rinnovamento e di riscatto./ Ma soprattutto bisogno amarla, questa Costituzione: è la base e il fondamento della nostra convivenza civile ed è un documento per ottenere il quale tante donne e tanti uomini hanno sacrificato i proprio interessi, la propria famiglia, la propria vita».

E dopo Smuraglia mi viene da richiamare un vecchio grido di battaglia, non urlato dall’ultimo dei comunisti rimasto sulla Terra, ma da un liberale giacobinizzante come Alessandro Galante Garrone che, su «Repubblica» di 12 anni fa (2004), scriveva: «Oggi in Italia ci pare che prevalga, e debba prevalere, nell’opinione di gran parte degli studiosi, dei politici e dei cittadini che si prendono cura dell’avvenire della nostra patria, qualcosa di diverso: la volontà di preservare tutto quel che di ancora vitale sussiste nella nostra Costituzione, soprattutto nella trama di fondo dei principi che la ispirarono e ancora la sorreggono, e che trascendono gli interessi e le finalità programmatiche dei singoli partiti e movimenti e orientamenti di ieri e di oggi. Il compito essenziale e improrogabile è, se mai, quello di snellirla, di emendarla da talune ridondanze o aporie o inceppamenti emersi dall’esperienza vissuta nei molti anni ormai trascorsi dalla sua entrata in vigore./ Irrobustirla e ammodernarla in due parole: non buttarla nel cestino, o come qualche volta è successo, comportarci come se essa fosse già morta; e ciò quando esiste ancora e funziona a dovere […] una Corte costituzionale. Non credo […] che ci sia bisogno di enumerare i deplorevoli casi nei quali sono apparsi evidenti la voluta trascuranza e l’oblio di norme costituzionali chiarissime e ancora ben vive./ Mi pare che piuttosto s’imponga la necessità di migliorare anziché stravolgere o addirittura porre nel nulla, la Costituzione […] Questa Costituzione che, pur con tutte le sue ormai palesi pecche e insufficienze, può ancora definirsi, come argutamente fu detto tanti anni fa da Calamandrei, una Costituzione “presbite”, perché guarda e vede lontano, nell’avvenire» (vd. «La Repubblica», A. Galante Garrone, La Costituzione è presbite, p. 46).

E infine, vale ricordare le parole di un grande Italiano, Ettore Gallo, che fu presidente della Corte costituzionale per alcuni anni, che scrisse: «L’esperienza del ventennio della dittatura e, più ancora, quella durissima del periodo bellico, che avevano mostrato la facilità con cui il potere dominante era in grado di storcere e modificare i principi fondamentali garantistici consacrati nelle Costituzioni flessibili, privando i cittadini di diritti essenziali alla convivenza umana, hanno reso i Costituenti giustamente diffidenti e li hanno indotti perciò ad affidarsi ad un sistema costituzionale “rigido”: tale, cioè, da essere in parte addirittura immodificabile e, per il resto, difficilmente modificabile per la gravità delle procedure di modifica, specie in ordine all’esigenza di maggioranze qualificate» (vd. Dossier di Repubblica, 1991, pp. 65).

Ed oggi, indipendentemente da quale sarà il risultato referendario del 4 dicembre 2016, che noi ci auguriamo positivo per le sorti della salute della Costituzione, un dato nuovo emerge forte e appassionante: la consapevolezza che in questa battaglia per la democrazia e la difesa della Costituzione un nuovo soggetto è venuto alla luce, cioè i nuovi partigiani, i partigiani del terzo millennio. Per cui, comunque la si vorrà prendere, in questa estenuante battaglia referendaria, combattuta non con bombe e cannoni ma con gli strumenti dell’era moderna, i nuovi partigiani si sono distinti per la loro combattività, per la loro tolleranza, la loro capacità di affrontare le tematiche referendarie, e ancor più col coraggio del confronto. Ed è proprio su questo terreno che si è saldata l’unione tra vecchi e nuovi partigiani. Ecco perché il nostro grido di battaglia oggi è:

Ora e sempre Resistenza! Lotta al fascismo di ieri e di oggi! 

W la Costituzione W i partigiani vecchi e nuovi.

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