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APPELLO “SE NON LI CONOSCETE” – COORDINAMENTO REGIONALE ANTIFASCISTA

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Oggi, più che mai, assistiamo in tutti i paesi, dall’Oriente all’Occidente, al ripresentarsi di ideologie e gruppi organizzati xenofobi e nazionalisti. Dagli Stati Uniti all’Europa i governi chiudono le frontiere e alzano i muri, allontanandosi sempre più da un modello di società aperta e inclusiva. È proprio in questo momento che vediamo emergere soggetti che si definiscono i “fascisti del terzo millennio”. Questi mirano a farsi riconoscere come alternativa all’interno delle città e dei luoghi della formazione, utilizzando una forte retorica antisistema.
Approfittano delle contraddizioni e delle forti diseguaglianze che i quartieri delle nostre città vivono, anche con pratiche assistenzialistiche, per diffondere odio e discriminazioni nei confronti di chi è diverso. Non è raro, infatti, assistere a ronde organizzate per pestare migranti, rom e omosessuali. Crediamo davvero che dei soggetti violenti che esplicitamente promuovono emarginazione e razzismo possano avere legittimità in uno stato che voglia definirsi “democratico”? Evidentemente non possiamo permetterlo: è il momento di ritrovare i valori della resistenza, della liberazione, dell’antifascismo.
Essere antifascisti oggi vuol dire fare cultura e controinformazione critica e divergente, opporsi ai ricatti a cui noi e le nostre terre siamo sottoposti, applicare i principi di libertà, eguaglianza e democrazia, contrastare l’avanzata dei neofascismi e togliere loro terreno sotto i piedi, andando ad agire davvero sulle condizioni materiali delle persone per costruire risposte collettive, attraverso il welfare, il mutualismo, la solidarietà e la cooperazione.
La presenza di soggetti che si definiscono neofascisti è copiosa anche all’interno della nostra regione, dove gruppi come Casapound e Forza Nuova sono riusciti a far eleggere nelle coalizioni di destra alcuni rappresentanti che concedono loro gli spazi pubblici e tollerano perfino le ronde contro i migranti. Non si tratta di un fenomeno circoscritto: in sempre più comuni della nostra regione, infatti, questi gruppi aprono sedi, organizzano iniziative e diffondo i loro messaggi di odio. Tali realtà provano a radicare anche all’interno dei luoghi della formazione, attraverso le loro appendici giovanili e studentesche (Lotta Studentesca e Blocco Studentesco), cercando di aggregare gli studenti attraverso un assistenzialismo profondamente discriminatorio (seguendo il mantra del “prima gli italiani”) e riproponendo quotidianamente sessismo, omofobia e razzismo.
All’interno delle Università, invece, le organizzazioni giovanili neofasciste prendono piede all’interno di liste e associazioni studentesche anche spoliticizzate e/o qualunquiste che, tuttavia, agiscono e praticano valori e retaggi ben definiti a destra.
In uno scenario segnato da crescenti disuguaglianze, da un progressivo impoverimento dei ceti più deboli e dall’acuirsi degli squilibri territoriali, fenomeni che si ripercuotono anche nel drammatico aumento della dispersione scolastica e nella grave flessione delle immatricolazioni all’Università, le organizzazioni neofasciste trovano terreno fertile di radicamento: speculando sui bisogni della popolazione, agendo spesso in spazi completamente dimenticati dalla politica e provando a dare risposte assistenzialistiche e semplicistiche, senza ovviamente costruire soluzioni reali ma strumentalizzando quotidianamente disagio e povertà e alimentando la guerra fra poveri.
Troppo spesso la politica locale non si interroga in alcun modo sulle necessità materiali ed immateriali della popolazione, se non in chiave elettorale e propagandistica, e non assume la responsabilità di risolvere le condizioni di indigenza economica in cui tanti e tante si trovano. Ed è in questo vuoto che i gruppi succitati raccolgono consensi. La politica amministrativa dovrebbe pertanto interrogarsi su forme di welfare emancipatorie che siano in grado di liberare gli individui dal ricatto e dal bisogno, restituendo loro dignità e diritti, sottraendo così terreno fertile ai nuovi fascismi.
Riteniamo altresì opportuno che le Istituzioni tutte si assumano la responsabilità politica di non legittimare l’esistenza di questi soggetti, non concedendo loro spazi né patrocini, ripulendo le città da scritte fasciste e naziste e non riconoscendoli come interlocutori, tanto sul piano regionale e cittadino, quanto all’interno dei luoghi della formazione, rifiutandosi dunque di riconoscere liste studentesche affiliate a tali realtà.
Le scuole e le università si impegnino a creare sedi e occasioni per una approfondita conoscenza della storia dell’antifascismo e della Resistenza quali elementi fondanti della nostra democrazia.
È sempre più urgente l’apertura di un Osservatorio Regionale per l’Antifascismo, che vogliamo sia riconosciuto dall’amministrazione e che si occupi di monitorare la situazione sul territorio regionale e costruire iniziative di sensibilizzazione al fine di arginare il diffondersi di formazioni neofasciste.
Come Coordinamento Regionale Antifascista, rivolgiamo questo appello, da sottoscrivere, a quanti condividano la necessità di contrastare sul piano politico e sociale l’avanzata dei soggetti neofascisti, ripartendo da welfare, cooperazione e solidarietà per praticare l’antifascismo. Oggi lanciamo la campagna “Se non li conoscete” perché pensiamo che l’esercizio della memoria non sia una pratica sterile ma un momento di ricostruzione di consapevolezza collettiva. Allo stesso tempo, vogliamo immaginare e praticare un mondo privo di fascismi e per farlo bisogna partire dalla conoscenza e dallo smascheramento non solo di tutti quei soggetti violenti e fascisti ma anche di tutti quei gesti che vengono tollerati come momento di “libertà d’espressione” ma che in realtà sono antidemocratici e inammissibili in una società eguale ed inclusiva, perché il razzismo, il sessismo, l’omofobia, il fascismo, non sono mai “un’opinione”.

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