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DALLE NOSTRE RADICI PER LA NOSTRA RIVOLUZIONE: CORPI E TERRITORI LIBERI

gaypride

Il 19 agosto, con gioia e irriverenza, saremo a Gallipoli per il Salento Pride: vogliamo lottare per cambiare e ribaltare tutto, partendo proprio dalle scuole e dalle università ed attraversando le nostre piccole città di provincia del Sud, in cui essere persone LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans*, Queer, Intersessuali, Asessuali) rappresenta ancora oggi un tabù.

Qualcuno pensa che il Pride sia il momento in cui le persone LGBTQIA+ chiedono il permesso di esistere alla società tutta, ma non è così: noi esistiamo, ci siamo, e questo è un dato di fatto! Il Pride è un momento collettivo, di tutte e tutti; il Pride deve mettere in discussione tutto il modello sociale attuale, il dominio del maschile sul femminile, quello dell’uomo sulla natura che ci circonda, del maschio occidentale sul resto del mondo, dell’economia sulle nostre identità.

Siamo studentesse e studenti, e per questo crediamo che la base di partenza per ribaltare tutto sia proprio l’educazione alla sessualità e all’affettività, che è ancora carente in Italia e sempre più necessaria per contrastare e sradicare – partendo dalla formazione e dall’informazione – fenomeni discriminatori che si verificano e perpetuano ancora nelle nostre città. Un sapere libero, critico, antifascista e antisessista, eco-femminista e laico è l’unico strumento attraverso cui costruire una società nuova in cui tutte e tutti possono esistere liberamente esprimendo appieno se stess*, senza costrizioni verso ruoli ed espressioni di genere predefiniti.

Siamo cittadine e cittadini in una provincia del profondo Sud Italia, e crediamo che qui da noi il Pride sia quantomai necessario per riprenderci tutti gli spazi che ci sono stati sottratti o mai concessi. Per troppo tempo ci siamo nascosti, abbiamo avuto paura di esprimere quello che eravamo, perché la gente, soprattutto nei piccoli paesini, parla troppo e perché altrimenti ne avrebbero subito le nostre famiglie in termini di “reputazione”; abbiamo desiderato di fuggire da questa terra per poter finalmente vivere senza preoccupazioni… Adesso basta! Il tema individuato quest’anno per la seconda edizione del Salento Pride, ossia il territorio e il legame con esso, è per questo più che mai necessario, soprattutto alla luce di episodi come quelli che si sono verificati negli ultimi anni nella nostra provincia: dal divieto prima a due ragazze di baciarsi al parco, poi a due ragazzi di baciarsi in un lido notoriamente gay-friendly, fino alla negazione dell’affitto di case a coppie omosessuali o alla presenza in un locale di cartelli della toilette che dividevano i bagni per donne, uomini e gay e raffiguravano questi ultimi con una figura effeminata rosa e blu, per citarne solo alcuni.

In Salento non c’è spazio per l’omo-bi-transfobia e dobbiamo gridarlo a gran voce tutte e tutti insieme per le strade di Gallipoli e poi in tutti i nostri comuni, mostrando il volto colorato ed eterogeneo del nostro territorio.

In questi anni, come singoli/e cittadini/e e come associazioni e realtà salentine, abbiamo avviato un processo di cambiamento con il quale ci opponiamo ai retaggi di una cultura patriarcale e patronale, entrando nelle scuole, nell’università, negli spazi cittadini e proponendo un nuovo modello di cultura e di formazione che sia inclusiva e dia valore alle differenze di ognuno e ognuna di noi.

Una rivoluzione che passa necessariamente da tutte le lotte che ci vedono impegnati e che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi.

Proprio nella nostra amata terra salentina, quest’anno, è esplosa la lotta contro TAP.

Il Salento Pride deve necessariamente intrecciarsi con essa.

TAP è un’opera imposta dall’alto e non voluta dai cittadini e dalle cittadine, che vede coinvolti gli interessi dei potenti del pianeta con dinamiche mafiose: un gasdotto inutile che non arrecherebbe alcun miglioramento, anzi causerebbe ulteriori danni ambientali e alla salute.

Il movimento NO TAP si è mostrato forte e compatto, ha dato vita a contestazioni, lotte, cortei in tutta la provincia, ha rimpolpato le sue fila perché la lotta contro TAP è una questione collettiva.

È una questione femminista, è una questione che deve interessare la comunità LGBTQIA+, perché TAP è serva delle logiche di profitto delle multinazionali del gas, è figlia della cultura della forza predatoria, dell’oppressione e del dominio dell’uomo sulla natura, eredità di quelle stesse strutture patriarcali e sessiste che separano, frammentano e distruggono le nostre identità, togliendo e negando diritti all’altr*. Non può esistere lotta contro l’omobitransfobia e il sessismo se non la si intreccia con le questioni ambientali e la difesa del proprio territorio, con l’autogoverno del territorio e la decisionalità dal basso, con la difesa di quella stessa terra in cui abbiamo le nostre radici e in cui siamo cresciuti.

A TAP contrapponiamo la sostenibilità, la salute, la vita, la conservazione della natura, la rivalutazione di quello a cui il patriarcato ha tolto valore e la dignità dei cittadini e delle cittadine, la possibilità di scegliere un modello di sviluppo sano e sostenibile per il proprio territorio.

Ci opponiamo sfilando e mostrando con orgoglio i nostri corpi, impegnati a resistere nelle lotte che riguardano la nostra terra, che riguardano tutti e tutte. Resistiamo con la nostra carne e le nostre ossa per impedire che le voraci ragioni monetarie e capitalistiche si facciano spazio e decidano al posto nostro.

È una sola grande lotta, che ci permette di rivivere i nostri territori, di sentire le nostre radici ben salde.

Da qualche anno ormai, il Salento è diventata una delle mete preferite della comunità lesbica e gay italiana. Utilizziamo solo una parte dell’intero acronimo LGBTQIA+ perché vogliamo sottolineare l’esclusione di parte della nostra comunità dalla costruzione di una società in cui nessun* venga discriminat*, anche nella scelta della meta turistica. Il target di riferimento, infatti, è sempre il maschio bianco occidentale, seppure gay, che rischia di essere assorbito, se non lo è già stato in abbondanza in questi anni, nelle logiche di profitto da parte di pochi e di mercificazione delle nostre identità, sempre ad uso e consumo di pochi fortunati ricchi benestanti. Sia ben chiaro, non siamo contro l’idea di un Salento in cui potersi esprimere liberamente e in cui anche la comunità LGBTQIA+ possa trovare spazio per le proprie vacanze, ma siamo contro un’idea di turismo poco sostenibile che colpisce e assorbe anche tutte e tutti noi.

Il Salento, in questi anni, ha subito un turismo di massa senza precedenti, che però non è stato accompagnato da una riflessione generale sul suo ruolo per la nostra terra e sulle conseguenze di un numero eccessivo di presenze sul territorio. Da qui, infatti, è passata la distruzione dei nostri paesaggi, la privatizzazione sempre maggiore delle spiagge, l’innalzamento dei prezzi su tantissimi prodotti locali e un generale aumento dei profitti della criminalità organizzata a danno, ovviamente, dell’economia locale. Proprio Gallipoli ha rappresentato tutto ciò, anche dal punto di vista del mondo LGBTQIA+. Ed è per questo che non ci stiamo e non vogliamo diventare il target di riferimento per le imprese di pochi, o essere considerati solo per le nostre tasche piene di soldi da spremere quanto più è possibile, senza che tutto ciò passi per la costruzione di una società differente e di un turismo ecosostenibile.

Da anni, nella nostra terra, assistiamo alla proliferazione di locali e località gay-friendly, che colorano di arcobaleno le proprie vetrine e le proprie serate per poter fare profitto sulle nostre identità sessuali. E forse ci si dovrebbe interrogare maggiormente sul significato di turismo gay e Salento gay-friendly, per provare a costruire un contributo di analisi forte e complessiva, che stia sui temi del lavoro, dell’ambiente, della sostenibilità e del ruolo che il capitale ha sulle nostre vite. Non solo, infatti, l’esclusione di alcune delle identità maggiormente fuorinorma della nostra comunità, ma anche un’assimilazione totale nelle logiche capitalistiche di profitto e mercificazione delle identità gay e lesbiche soprattutto.

In tal modo, non viene messo in discussione alcun meccanismo che ad oggi ruota attorno alla società capitalistica; non viene messa in discussione la logica della competizione, del profitto di pochi, della redistribuzione della ricchezza verso il basso, della necessità di un turismo che sappia valorizzare un territorio senza distruggerne le bellezze primarie.

E le nostre identità diventano merce di scambio, diventiamo importanti solo per via di quello che spendiamo e non di quello che siamo, diventiamo il pennello arcobaleno con cui chiunque può ripulirsi e può generare più soldi. Vorremmo incentrare un pezzo di analisi su questi elementi, vogliamo provare a tenere questi ragionamenti nelle nostre piattaforme verso il Pride e provare a capire in questi termini che cosa significa essere una meta gay per la nostra comunità, allargando il discorso a tutti gli attori in campo e provando a non diventare noi stessi schiavi di una logica del profitto che distrugge i territori e le persone.

Nelle pagine dei nostri libri di storia ci sono dei silenzi, degli “spazi vuoti” che, al contrario di ciò che molti credono, sono centrali per percepire le dimensioni del rimosso, di ciò che la società vuole censurare.

Per circa tre anni il fascismo si schierò contro le/gli omosessuali e prima ancora lo fece il nazismo, con il tentativo di ricreare una razza pura. L’omosessualità venne considerata un’involuzione del genere umano che doveva essere contenuta a tutti i costi ed è così che questo periodo prende il nome di Omocausto.

I cancelli dei campi di concentramento si aprirono anche a loro e vennero marchiati con dei triangoli rosa, per poi subire esperimenti medici e torture. Avvenuta la liberazione, in molti dovettero continuare a scontare la pena nelle carceri e gli altri per paura si nascosero.

Oggi assistiamo all’avanzata dei neofascismi, che tentano ancora una volta di propagande odio e violenza. Per questo la lotta antifascista diventa centrale all’interno delle rivendicazioni di tutta la comunità LGBTQIA+. L’ideologia fascista e il retaggio culturale che ancora oggi persiste stabilisce un modello di persona, famiglia e società stereotipato e patriarcale, da cui escludere coloro che si allontanano dalla norma e praticando su di essi violenza fisica e sociale, spesso e volentieri con pratiche squadriste. Spetta a noi quindi scardinare queste vecchie concezioni di un momento storico che condanniamo, per combattere i neofascismi, i quali oggi trovano sempre più spazio e legittimità.

 

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