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IN PIAZZA CONTRO TAP E LE GRANDI OPERE CHE DISTRUGGONO IL NOSTRO TERRITORIO

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Oggi scendiamo in piazza come studenti e studentesse per far sentire ovunque il nostro NO a Tap e a tutto quello che ad essa è connesso.

TAP non è un problema solo di una zona ristretta e degli abitanti del territorio, è una questione che interseca diversi aspetti e attraversa i confini.

È un problema ambientale, è un problema di democrazia e partecipazione dei territori, di privazione del potere decisionale dei territori, di mafia, di repressione. Ogni tassello di questo puzzle compone ciò che Tap realmente è.

Quanto si è verificato nella nostra Università, in cui un ente privato ha organizzato un incontro riservato ad un elenco ristretto di persone, sembrava voler legittimare la presenza di certi soggetti e non solo la costruzione dei tubi di Tap nei nostri paesi, ma anche un sistema complessivo di mantenimento di grandi opere. Militarizzando e bloccando l’accesso al luogo rappresentativo di un’università pubblica, che dovrebbe invece permettere a tutti di poter discutere liberamente, usufruendo degli spazi per fini di didattica e formazione, di cultura e di ricerca e non di passerella, senza restrizioni e vincoli, si è mostrato uno dei volti oscuri e peggiori della repressione, nella stessa università in cui nello scorso anno accademico era stato ritenuto non fossero chiare le motivazioni per le quali organizzare un incontro per discutere del tema.

Scendiamo in piazza non solo contro Tap, scendiamo in piazza contro le grandi opere e contro un sistema che sta mettendo in ginocchio la nostra regione.

In Puglia, “regione a più alta intensità di co2, dove si concentra circa un terzo della capacità elettrica a carbone italiana” (come riporta “L’Espresso” il 3 ottobre 2017) convivono mostri come Ilva e la centrale Federico II di Cerano. Quest’ultima, più vicina all’approdo di Tap, è tra i più grandi impianti a carbone d’Europa ed è costruita a ridosso di una zona industriale grande circa due volte il centro abitato di Brindisi. Oltre a essere ritenuta la causa di circa 44 morti l’anno, ultimamente lo stabilimento  Enel è stato posto sotto sequestro a seguito di un’indagine riguardante la Cementir di Taranto e alcune parti di Ilva per la vendita di ceneri qualificate come pericolose che venivano usate nel cemento. Enel ha evitato per anni lo smaltimento di queste ceneri e viene multata per mezzo milione.

Tap quindi si accoda a una lista di opere che hanno come fattor comune gli scandali, un violento impatto col territorio e con la popolazione.

Sembra una racconto da paura ma è  la cruda realtà: nella “regione più bella del  mondo” così definita da National Geographic nel 2016, arriva l’ennesimo insediamento a discapito dell’ambiente, dei cittadini e del territorio nel suo complesso.

Un territorio al giogo delle multinazionali che investono briciole nel territorio – qualificabili riparazioni danni – e non interpellano la popolazione nei processi decisionali della propria terra.

Siamo ancora ancorati a un passato modello di sviluppo calato dall’alto, senza darci la possibilità di poterlo rigettare, costretti a vivere momenti come quelli trascorsi da noi studenti in Rettorato in una passerella politica contornata da fiumi di forze dell’ordine.

In questo contesto in cui persino i presidi della formazione non si schierano in difesa del territorio, noi studenti ci facciamo promotori di una realtà diversa in cui poter incidere democraticamente sulle sorti della nostra terra e in cui i saperi sono davvero al servizio della salvaguardia e del rispetto dell’ambiente in cui viviamo.

Crediamo ad una alternativa a questo sistema, perché siamo tutti e tutte sotto attacco e vogliamo ribellarci e farci sentire!

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