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DIAMO SPAZI ALLA CULTURA

diamo spazio alla cultura

Ponendosi da anni Lecce l’obiettivo di essere città di riferimento nel panorama nazionale in termini di offerta culturale, sentiamo necessario aprire un dibattito reale e partecipato sugli spazi pubblici culturali della nostra città, che avvertiamo ormai da tempo – di recente abbiamo anche fatto presente alcune questioni a riguardo all’amministrazione comunale – in stato di semi-abbandono e senza una programmazione culturale organica.

I luoghi culturali, quali musei, biblioteche, monumenti ed altre strutture pubbliche, dovrebbero essere cuore pulsante e punti nevralgici della vita sociale, non spazi del tutto sconnessi dalla vita quotidiana dei cittadini.

Durante le festività natalizie nessuno spazio universitario è aperto per accogliere gli studenti, che si stanno preparando per la sessione invernale, e i laureandi, che vorrebbero poter usufruire del materiale bibliografico per non dover interrompere forzatamente la redazione della tesi in questo periodo.

Riteniamo che occorra invertire la rotta ed investire più che sulle attività commerciali e sulla promozione di eventi organizzati da privati, sull’accessibilità alla cultura, sulla sua valorizzazione e messa in fruizione della collettività, rendendola dinamica e orizzontale e in rapporto dialettico con i saperi e le culture che si evolvono in continuazione e si intersecano tra loro.

Per questo abbiamo richiesto la convocazione di un tavolo tecnico che svincoli dall’occasionalità la discussione sugli spazi culturali e sul loro ruolo, fondamentale nell’integrazione e nella diffusione delle conoscenze e dei saperi teorici e pratici, in quanto capaci di offrire tutti gli strumenti essenziali.

Nello specifico il Museo Castromediano e l’ex Convitto Palmieri con la sua Biblioteca Bernardini, di gestione provinciale, sono frequentate da una piccola fetta della cittadinanza e sembrano essere sorde alle istanze di cittadini, studenti e visitatori che avvertono l’esigenza di miglioramenti nella gestione delle strutture.

La Biblioteca Bernardini e nell’insieme l’ex Convitto Palmieri, dopo aver rischiato la chiusura nel 2015 per mancanza di fondi, nonostante il progetto di ristrutturazione, sovvenzionato da due differenti finanziamenti dell’Unione Europea, sia stato avviato ormai quasi quattro anni fa, permane in uno stato di trascuratezza: è fruibile solo uno spazio limitato, utilizzato quasi esclusivamente come sala studio, chiuso il sabato e la domenica, senza una connessione internet funzionante e senza spazi di aggregazione utilizzabili.

Il progetto presentava invece una proposta complessiva di messa a disposizione alla cittadinanza della struttura, sviluppata su due piani, con una diversificazione eclettica degli spazi e con la prospettiva di realizzare una piazza delle culture e dei saperi. Questa proposta sembrava andare nella direzione di una riflessione che ormai da anni è realtà nelle principali biblioteche del mondo e che ha dimostrato la necessità di avviare in maniera diffusa questi ragionamenti.

Invece, all’aprirsi del 2018 ancora l’edificio è in uno stato precario e cullarsi sulla fruizione della struttura per eventi occasionali e di realizzazione di altri enti esterni e principalmente come aula studio da parte degli studenti, ci sembra svaluti anche la figura dello studente, che non dovrebbe rappresentare solo un numero per una percentuale, ma un cittadino attivo della nostra città.

Il Museo Castromediano, d’altra parte, è anch’esso in uno stato di semi-abbandono e incuria. Gli apparecchi tecnologici che dovrebbero essere di supporto alla visita delle sale sono spenti e in alcuni casi inutilizzabili, lungo il percorso ci sono numerose teche vuote e dismesse, la pinacoteca non è sempre accessibile, se non con un accompagnatore che accenda le luci della sala, e nel complesso visitarlo dopo il tramonto risulta difficoltoso per la scarsa illuminazione.

Occorre anche in questo caso interrogare le amministrazioni che ne hanno responsabilità su quali siano le prospettive e in che modo si intenda migliorare la situazione, ridando valore ad un museo pubblico fondamentale nella nostra provincia, che vanta opere importantissime nel panorama nazionale e che potrebbe porsi in rapporto dialettico con il presente, fungendo da stimolo per l’apertura di dibattiti che, dalla memoria storica, sviluppino riflessioni sulle politiche culturali e sulle eventuali prospettive.

Abbiamo appreso dalla stampa che proprio a dicembre è stato siglato un accordo tra Regione e Provincia per il recupero dei due spazi, che speriamo sia effettuale e carico di contenuti, e non rappresenti l’ennesima passerella politica che sulla retorica dell’importanza dei beni culturali continua a svalutarli e svenderli, ma che si ponga l’interrogativo di come questi spazi delle cultura debbano relazionarsi con il territorio ed essere non solo realmente accessibili ma frequentati e vissuti quotidianamente.

Occorre dialogare con i cittadini, analizzare e studiare i bisogni e le esigenze ed essere consapevoli che spazi culturali e pubblici come questi dovrebbero essere in costante evoluzione, così come lo è il contesto in cui essi sono collocati e dal quale oggi appaiono del tutto estranei.

Non possiamo però dimenticare che Lecce vanta anche di essere una città universitaria, e anche alla luce del Protocollo d’intesa tra Università e Amministrazione comunale leccese, occorre porsi l’interrogativo su come rendere anche gli spazi universitari dialoganti con il territorio.

È necessario, partendo da una ricognizione complessiva degli spazi, ragionare in termini di servizi integrati ed, evitando così anche sovrapposizioni come capitato di recente con il progetto regionale “Smart In” per la realizzazione di “Community Library”, programmare l’agenda dei due enti individuando e prevedendo investimenti sia specifici sia comuni rispetto alla gestione delle strutture che mirino a ridefinire il concetto di spazi universitari e culturali.

Il complesso strutturale di Studium, ad esempio, è stato realizzato anche con l’obiettivo di diventare polo urbano dell’Università e centro di ricerca, proprio in questo senso crediamo che sia fondamentale darne centralità, prevedendo l’apertura dell’intero complesso anche nei weekend e negli orari serali, permettendo così agli studenti di avere accesso ai servizi bibliotecari universitari di Studium 2000 per l’intera settimana – compresi quindi il sabato e la domenica – ed anche in orari serali almeno nelle giornate infrasettimanali e contestualmente di avere a disposizione aule dove poter svolgere attività di studio e di ricerca in gruppo e di prevedere iniziative culturali al suo interno.

D’altra parte, fondamentale risulta una riorganizzazione complessiva dell’utilizzo degli spazi dell’Università, dall’uso delle aule, alla vivibilità delle strutture, ai collegamenti tra esse, programmando inoltre attività che mirino a ridare dignità a dei luoghi che ormai sono svuotati del loro senso culturale.

Pertanto abbiamo richiesto un tavolo tecnico che possa rappresentare momento di discussione e confronto tra le parti sugli obiettivi e le prospettive che a riguardo è necessario porsi.

Non possiamo più permettere che la linea politica di svendita e privatizzazione dei beni culturali che i governi da vent’anni portano avanti e che potrebbero sintetizzarsi nel monito “con la cultura non si mangia” sia ancora un dictat vigente e dominante, vogliamo investimenti perché gli spazi cittadini pubblici, che siano di gestione regionale, provinciale, comunale o universitaria, devono essere connessi e vivere nella città, essere centri nevralgici della cultura, e non polverosi e silenziosi.

 

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