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IL NOSTRO DOCUMENTO POLITICO: DIRITTO ALLO STUDIO PER TUTTE E TUTTI

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L’istruzione e la formazione dei giovani rappresenta una grande opportunità per permettere ad uno Stato di crescere e svilupparsi. In questo senso, la nostra associazione considera il finanziamento del sistema del diritto allo studio non un mero e facoltativo beneficio economico per gli studenti, ma un investimento prioritario, che permetta a tutti gli studenti di accedere ai più alti livelli di formazione e di sviluppare conoscenze e competenze.

Questo principio è stato perfettamente applicato nella spesa pubblica di molti Paesi europei, tranne nel nostro. In Italia, infatti, esiste la figura anomala dello studente “idoneo non beneficiario”, quello studente che per la mancanza delle risorse necessarie non riesce ad usufruire dei benefici del diritto allo studio nonostante sia in possesso di tutti i requisiti di reddito e di merito.

Il Diritto allo studio non è rappresentato solo dall‟erogazione delle borse di studio, ma da un sistema complessivo di agevolazioni sui vari servizi, come l’alloggio nelle strutture per la residenzialità studentesca, la mensa e le agevolazioni tariffarie per il trasporto pubblico. A causa della mancanza di sufficienti risorse, molti studenti si ritrovano nell’impossibilità di ricevere il contributo necessario per poter continuare gli studi e sono costretti ad abbandonare il proprio percorso universitario. Nel nostro Paese, quindi, ormai da diversi anni cerchiamo di contrastare quello che è diventato un vero e proprio smantellamento del diritto allo studio e dell‟università. Il d.lgs. 68/12, art. 18, sancisce che il sistema del diritto allo studio viene finanziato attraverso il FIS (Fondo Integrativo Statale), un fondo diretto costituito dalle risorse nazionali dello Stato.

Tra le fonti di finanziamento si trova anche la tassa regionale per il DSU. Tutti gli studenti universitari pagano una quota di tassa regionale la quale viene utilizzata per finanziare i servizi del Diritto allo Studio. Questo significa che una parte dei servizi viene finanziata dagli stessi studenti. Infine, l’ultima fonte di finanziamento è rappresentata dal Fondo Regionale, un fondo composto da risorse proprie delle Regioni, il quale deve essere pari ad almeno il 40% dell’assegnazione del fondo statale. Per comprendere pienamente la gravità del definanziamento attuato negli ultimi anni, si osserva che dal 2009 al 2013 il fondo statale è passato da circa 246 milioni di euro a circa 149 milioni; sebbene quest’anno accademico il fondo sia stato portato a 217 MLN, il suo ammontare complessivo non è sufficiente a garantire la copertura totale.

D’altra parte, il fondo derivante dalla tassa regionale che è andato sempre più ad aumentare sostenendo di fatto la quota maggiore della spesa per il Diritto allo Studio e diventando così una delle principali fonti di finanziamento per lo stesso. Un diritto fondamentale degli studenti che dovrebbe essere garantito dallo Stato, è diventato un peso per gli stessi studenti.

Le conseguenze del definanziamento si possono osservare grazie ai dati OCSE, i quali mostrano la drammatica situazione in cui si trova il nostro Paese: l’Italia ha perso tra il 2010 ed il 2015 oltre 27 mila immatricolati, una riduzione del 9%. Rimane quindi fortemente critico il fondo statale, che in base al principio costituzionale e le relative normative, dovrebbe garantire il finanziamento dell’intero fabbisogno degli studenti idonei aventi diritto. Negli ultimi anni il nostro sindacato studentesco LINK Lecce – Coordinamento Universitario, coadiuvato dal supporto della Rete della Conoscenza Puglia, ha portato avanti un’intensa azione vertenziale sull’intero territorio regionale, fondamentale per riuscire a garantire a tutti gli studenti la copertura totale delle borse di studio ed il miglioramento dei servizi. Per comprendere meglio i risultati ottenuti, si può osservare il cambiamento avuto negli ultimi anni nella nostra Regione. Quest‟anno gli studenti leccesi idonei alla borsa di studio sono 3545. Il numero di domande è tornato alla normalità, poiché nettamente più elevato rispetto a quelle del 2015, quando si è verificata un’anomalia a causa dell’introduzione dei nuovi meccanismi di calcolo dell’ISEE. Per rispondere a questa situazione la rappresentanza di LINK in CdA ADISU Puglia ha avviato un’interlocuzione con la Regione Puglia per proporre l’istituzione della “Misura compensativa”, definito anche “Secondo bando” che riuscisse a compensare l’impossibilità degli studenti esclusi di accedere alle agevolazioni del diritto allo studio. Inoltre, è stato proposto ed ottenuto l’innalzamento delle soglie reddituali e patrimoniali, modificando la 200 platea degli studenti idonei da 2711 dello scorso anno a 3545 oggi. Nell’a.a. 2014/2015 il numero di studenti idonei era pari a 3797. Il cambiamento dei requisiti economici, passati da 17.000 € a 23.000 € di ISEE e da 31.000 € a 50.000 € di ISPE ha posto rimedio a quella che rischiava di essere una vera espulsione di massa dal sistema del diritto allo studio, riportando la platea ai livelli del 2014 e consentendo a più studenti di usufruire dei rimborsi delle tasse, servizi e borsa di studio.

Per quanto riguarda i posti alloggio, rispetto allo scorso anno il numero di studenti richiedenti non è aumentato sensibilmente, poiché le domande sono passate da 323 del 2014 a 331 del 2016. Tuttavia è ancora insufficiente il numero di posti alloggio presenti nelle case dello studente: infatti, se nello scorso anno tutti gli studenti fuori sede hanno ricevuto il posto alloggio, quest’anno alcune decine di studenti di anni successivi al primo rischiano di rimanere fuori dagli studentati.

L’impegno del nostro sindacato studentesco è legato al quadro nazionale. La necessità della piena tutela del sistema del diritto allo studio, infatti, fa parte dello schema più ampio di visione di sviluppo per il futuro del nostro Paese. I governi del nostro Paese non hanno dato la minima priorità al Diritto allo Studio: a differenza della puntualità e regolarità con la quale si sono susseguiti i tagli, gli interventi legislativi sono fermi da oltre 15 anni. I Livelli Essenziali delle Prestazioni – LEP – cioè i criteri per beneficiare della borsa di studio e l’importo della stessa ed in generale tutto l’insieme dei servizi essenziali, sono disciplinati a livello nazionale dal DPCM del 2001. L‟unico tentativo di ridefinire i LEP è avvenuto con il Decreto Profumo nel 2013, il quale tuttavia prevedeva criteri escludenti e che davano eccessivo peso al solo concetto di “merito”. Se venisse adottato il criterio del solo merito per l’erogazione delle borse di studio e dei servizi, l‟Università perderebbe il suo ruolo di formazione e di emancipazione sociale, diventerebbe quindi un luogo aperto solo ai ceti abbienti. In questo senso, la retorica della meritocrazia rivelerebbe la sua totale falsità, perché gli studenti non avrebbero gli stessi mezzi di partenza per affrontare la carriera universitaria.

Riteniamo fondamentale stabilire una chiara corresponsabilità finanziaria tra Stato e Regioni per evitare che ci sia sempre una condizione di profonda incertezza per l’erogazione delle borse di studio.

L’associazione LINK – Coordinamento Universitario, ha presentato una proposta di Legge di Iniziativa Popolare per il Diritto allo Studio, per la costruzione di un futuro senza disuguaglianze e di libero accesso all‟istruzione. Il nostro sindacato studentesco continuerà a lavorare per difendere i diritti degli studenti attraverso l’azione vertenziale quotidiana, con incontri formativi, dibattiti pubblici e occupando le piazze fino a quando le istituzioni non comprenderanno l’importanza del Diritto allo Studio. Investire sull’istruzione e sulla formazione dei giovani significa ricostruire un nuovo modello di accesso ai saperi, significa prendere la consapevolezza di quanto sia importante eliminare le disuguaglianze sociali per il perseguimento dell’interesse generale.

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