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Basta fare campagna elettorale sulle spalle degli studenti!

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Nell’ultima settimana abbiamo assistito ad un dibattito fazioso avvenuto a mezzo stampa a proposito della residenzialità studentesca, in cui il PD ha manifestato un inedito interesse per il tema del diritto allo studio, improvvisando opinioni da cui si evince, da una parte, una scarsa conoscenza su come funzioni il sistema del diritto allo studio oggi, dall’altra una completa ignoranza su quale sia il dibattito in atto sulla casa dello studente diffusa.

Innanzitutto, siamo scioccati dalla sfrontatezza con la quale partiti politici, come il PD, abbiano strumentalizzato un drammatico disagio che vivono gli studenti fuori sede per meri fini propagandistici ed elettorali e ci sfugge come tale soggetto, che mai si è confrontato con gli studenti, possa comprendere realmente cosa sia meglio per studenti.

Da anni come LINK scendiamo in piazza e ci battiamo con ogni mezzo a disposizione per difendere il diritto allo studio, di fronte a soggetti spesso silenti che ora si arrogano il diritto di interpretare le nostre istanze. Gli studenti non hanno bisogno di rimettere le proprie battaglie nelle mani di nessuno, tanto meno nelle mani di chi non conosce cosa sia meglio per loro.

Sfatiamo i falsi miti emersi:
Per gli studenti idonei non assegnatari di posto alloggio la normativa nazionale prevede l’erogazione monetaria di un “contributo alloggio” basso e tardivo (impropriamente definito così, perché si tratta in realtà della mancata detrazione dalla borsa di studio della quota alloggio, erogata in denaro perché gli studenti non sfruttano il servizio) che gli costringe già a rivolgersi al mercato privato.

Questa somma, di 1818 €, erogata alla fine dell’anno dietro presentazione di un contratto di locazione della durata di almeno 10 mesi è insufficiente a sostenere le spese e inoltre non presuppone alcun controllo pubblico sulla qualità dell’alloggio e sui servizi a disposizione. Invece, è molto frequente che per la fretta di sottoscrivere un contratto, lo studente che si vede dichiarare non assegnatario a ridosso delle scadenze, accetti qualsiasi soluzione abitativa. Fa specie che un partito che sulla stampa si professa difensore delle battaglie dello studente preferisca tale insufficiente, carente soluzione, che altresì sfuggirebbe in ogni suo aspetto al controllo del settore pubblico, dunque con un punto di vista del tutto contraddittorio. Sono i dati delle richieste a dimostrare l’inadeguatezza della misura: lo scorso anno a Lecce sono risultati non assegnatari 194 studenti, solo in 64 sono riusciti a presentare il contratto e ricevuto il “contributo alloggio”, dunque solo il 32 % degli studenti ne ha usufruito. La soluzione migliore per il PD è quella che lo scorso anno ha abbandonato a loro stessi circa 120 studenti?

Perché gli studenti idonei non assegnatari dovrebbero preferire una somma tardiva e insufficiente piuttosto che avere a disposizione all’inizio dell’anno un posto alloggio senza alcuna spesa aggiuntiva, al pari di chi si trova negli studentati? Come LINK sosteniamo il modello dello studentato, nonostante in Puglia oggi anch’esso sia del tutto esternalizzato. Tuttavia riteniamo che gli enti pubblici debbano anche prendere in carico l’esigenza urgente degli studenti che a settembre si potranno trovare fuori dalle residenze studentesche per

insufficienza di posti alloggio. Le residenze studentesche rappresentano una soluzione, ma a lungo termine, che non è in grado di dare una risposta immediata nel breve periodo: da qui nasce la necessità di discutere subito di una soluzione tempestiva.

Infatti, le ultime residenze studentesche inaugurate dall’ADISU Puglia e realizzate proprio attraverso le risorse a valere sulla legge 338/2000 hanno richiesto molto tempo per essere portate a termine: accanto al Fraccacreta a Bari, inaugurato nel 2015, sono ancora in corso i lavori, partiti nello stesso anno, per ottenere il finanziamento sulla 338/2000 per riqualificare l’Ex Istituto Nautico a Bari. Dunque, come si sta già facendo, l’ADISU e la Regione devono continuare a lavorare anche sull’individuazione di studentati per l’incremento dei posti alloggio a disposizione, tuttavia con attenzione a scegliere immobili che non presentino ulteriori problematiche sui servizi agli studenti, ad esempio trasporti, come quelle gravi che riguardano la residenza di Monteroni.

Pertanto, continueremo a lavorare sul tema in piazza e negli organi di rappresentanza difendendo sempre gli interessi della popolazione studentesca, ci auguriamo che nessuno voglia più fare del diritto allo studio terreno di campagna elettorale sulla pelle degli studenti.

 

 

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