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GIURISPRUDENZA: QUALE PERCORSO SCELGO AL TERZO ANNO?

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Il giorno 27 Giugno 2018, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche, si è tenuto un incontro informativo sui tre percorsi curriculari, che saranno introdotti da settembre 2018 per gli studenti del terzo anno. Intervengono la professoressa Lamberti, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, e i professori Stefano Polidori, referente per il percorso Classico, Massimo Monteduro, referente per il percorso Ambiente e Territorio, e Saverio Di Benedetto, referente per il percorso Europeo e Internazionale.

Durante l’incontro è stato evidenziato lo scopo dell’introduzione dei tre percorsi, ossia la formazione di laureati che sappiano affrontare sia le professioni forensi tradizionali (avvocatura, magistratura, notariato), sia i concorsi pubblici e le carriere dirigenziali che presuppongono la formazione giuridica, ma anche altri tipi di sfide.

Al biennio comune segue la tripartizione in indirizzi. L’ammodernamento del percorso di studi giuridici non è la conseguenza della sua inadeguatezza, ma è un modo per dare maggiori chance ai laureati presso l’Università del Salento.

Scegliere un percorso piuttosto che un altro non ha dei contra: il titolo di laurea che si acquisisce è in Giurisprudenza, non c’è un riferimento al percorso scelto, dunque la scelta non preclude nulla dal punto di vista delle opportunità lavorative o dei concorsi, quindi la scelta, in questo senso è neutrale. Non è neutrale in quanto a passione e a sbocco lavorativo.

Diversificare l’offerta significa dare alle persone la possibilità di avvicinarsi alla propria vocazione. Questo fattore s’intreccia col mondo lavorativo che richiede degli avvocati specializzati in singoli settori o, addirittura, sub-settori. 

 

PERCORSO CLASSICO

Classico non è un sinonimo di tradizionale: anche questo percorso, al pari degli altri, è diventato molto innovativo. La diversificazione non è necessariamente riferita agli sbocchi: è vero che il percorso classico è più orientato verso le professioni legali mentre gli altri due hanno sbocchi alternativi, verso imprese e terzo settore, ma è vero anche che questi sbocchi plurimi sono propri di tutti e tre i percorsi. Quindi è più una questione di specializzazione delle competenze. La scelta dell’istituzione dei tre percorsi nasce da un’esigenza di mercato e dall’interesse degli operatori professionali, economici e degli imprenditori.

La scelta è fra tre percorsi che comunque manterranno un’impalcatura comune in quanto gli esami fondamentali non potranno che essere gli stessi per tutti (Diritto del lavoro, commerciale, i laboratori professionalizzanti del quarto e del quinto anno, le procedure). Il momento in cui i percorsi entrano in gioco in maniera più marcata è in alcune materie “avanzate” dove si variano nettamente i contenuti. E poi ci sono le numerosissime materie affini e integrative: c’è un blocco di materie da 8 crediti nel terzo anno dove, in base a ciascun percorso, c’è un ampio ventaglio di scelte; al quarto anno, invece, vi sono due blocchi di materie, entrambi da 8 crediti, che contengono materie giuridiche e non. Sono state, inoltre, reintrodotte materie precedentemente eliminate.

Si possono mischiare i percorsi? Nell’ambito delle discipline affini e integrative, questo è precluso, si può solo scegliere tra le proposte dei singoli percorsi. Restano però i 16 crediti a scelta libera del quarto anno. Non ci sono più i complementari, ma, attraverso i 16 crediti di completamento della carriera, si può scegliere qualsiasi esame, indipendentemente dall’indirizzo scelto. Questo consente anche di acquisire crediti nei settori delle procedure (che restano al quinto anno) per l’anticipo del semestre di praticantato.

Il percorso classico è il più vicino al percorso esistente ma ci sono insegnamenti molto innovativi e caratterizzanti. Sono stati riqualificati molti corsi già esistenti tra cui il corso di medicina legale. Diritto tributario è stato spostato al quinto anno e non è più obbligatorio.

PERCORSO AMBIENTE E TERRITORIO

Il percorso ambiente e territorio è legato alla realtà, dunque ai conflitti ambientali. In un’era di crisi ambientale, i conflitti sono all’ordine del giorno: qual è il soggetto deputato a partecipare a questi conflitti in veste di giudice, avvocato? Il giurista dell’ambiente. Questa figura non trova una formazione specifica nell’università, per specializzarsi servono master e dottorati.

La parola “territorio” è invece legata allo sviluppo di un certo territorio, tramite l’individuazione delle sue risorse: risorse naturali, turismo, trasporti. Questo percorso forma una figura che potrà guidare i processi di sviluppo territoriale che attualmente non esiste, ma che è richiesta dal mercato. Questo percorso, inoltre, fa dialogare saperi giuridici e non nelle materie, ad esempio, di ecologia e valutazione dell’impatto ambientale. 

Questo percorso formerà avvocati, magistrati ma anche forze dell’ordine e giuristi d’impresa specializzati. È un settore in formazione e in crescita. 

PERCORSO EUROPEO E INTERNAZIONALE

In questo percorso non è prevalente né il diritto internazionale né quello europeo. Si studia il diritto dall’angolatura odierna del 21esimo secolo che è un’angolatura che vede la dimensione globalizzata dell’economia, delle società, degli scambi di merci, persone, capitali e intelligenze e lo vede alla luce della dimensione regolatoria. I meccanismi regolatori, sempre più spesso, operano a un livello superiore rispetto a quello statale. Si parla di dimensione internazionale, sovranazionale e transnazionale (rapporti tra Stati ma anche tra privati). I giuristi internazionali devono comprendere i fenomeni internazionali e sovranazionali per valorizzare la dimensione nazionale. Questo percorso valorizza anche una dimensione regolatoria non propriamente basata sul diritto internazionale. Il tema di questo curriculum s’interseca con la dimensione della conoscenza giuridica di fenomeni economici dunque lo studio, dal punto di vista del diritto, di fenomeni economici su dimensione globalizzata. Quali sono gli sbocchi di questo percorso? In primo luogo le carriere internazionali: molti esami di questo percorso (diritto penale internazionale, diritto internazionale dell’economia, storia del diritto internazionale…) sono importantissimi per un futuro nelle organizzazioni internazionali. Accanto alla dimensione internazionale e della governance europea, abbiamo lo sbocco prevalente che è quello nel settore privato: la conoscenza del diritto internazionale ed europeo è sempre più richiesta negli studi legali poiché ci si trova sempre più spesso a dover applicare regole che trovano il loro fondamento in una dimensione sovranazionale. Ma l’aspetto fondamentale risiede in esami che formano maggiormente dal punto di vista privatistico e operativo (diritto dei contratti islamici, diritto dei mercati finanziari, diritto della crisi d’impresa) che danno uno sbocco naturale negli studi legali internazionali ma anche in una dimensione locale. Il giurista di oggi ha bisogno di caratterizzarsi, di trovare delle nicchie, delle specializzazioni che lo caratterizzino rispetto agli altri giuristi. Il tema della proprietà intellettuale e industriale, ad esempio, è un tema di grandissima prospettiva, dove ci sono sbocchi importanti, ma non ci sono avvocati in zona che se ne occupano. Anche le pubbliche amministrazioni richiedono sempre più giuristi specializzati nell’ambito europeo e internazionale. Questo percorso potrebbe persino formare degli imprenditori.

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