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NON C’È SPAZIO: GLI STUDENTI PRENDONO PAROLA!

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Nelle nostre città c’è sempre meno spazio.
I processi di gentrificazione e di airbnbizzazione ne continuano a modificare gli assetti urbanistici e di conseguenza sociali, portando ad un ormai costante divario e ad un aumento sempre più evidente di diseguaglianze e ghettizzazioni, creando tra gli spazi urbani e suburbani, tra centro e periferie dei veri e propri rapporti di potere e dipendenza.

I provvedimenti presi dagli ultimi governi in materia di sicurezza prevedono anche una repressione della possibilità aggregativa, attraverso una pesante insistenza sulla questione sgomberi che metterebbe a tacere ogni tentativo di azione sociale sul territorio. La comunità è bombardata da una faziosa retorica sulla sicurezza che sposta l’attenzione dai reali bisogni e criticità del tessuto sociale, fomentando sempre di più una guerra orizzontale tra gli ultimi.

Tali condizioni, aggiunte ai disagianti disservizi pubblici che rendono impossibile la vita dello studente universitario, non possono che spingere a una riflessione sull’abitare e sulla valenza del concetto di “spazio”, nonché sulle modalità di recupero di quest’ultimo all’interno della città e dell’università.

Queste le ragioni alla base della nostra campagna “Odissea per lo spazio”: tramite questo titolo vogliamo rendere l’idea della condizione dell’universitario, che si ritrova in una città che sembra trascurare la sua necessità di spazi e lo costringe a una vera e propria “odissea” per ottenerli. Intendiamo per “spazio” non solo un luogo fisico a misura di studente, ma anche, dal punto di vista concettuale, un posto per il soggetto in formazione all’interno del ménage cittadino in cui sia possibile affermare determinate prerogative. Una dimensione fisica e astratta da “abitare” all’interno della nostra città e nella nostra università.

Abitare la città” presuppone quindi l’attuazione di precise condizioni volte a garantire fondamentali diritti per lo studente, che abbiamo già presentato nel 2017 all’interno del Protocollo d’Intesa tra Comune e Università e che abbiamo richiesto anche quest’anno.

Uno di questi è la mobilità: il trasporto pubblico, urbano ed extraurbano, ha un ruolo centrale nella quotidianità dell’universitario, per questo dovrebbe essere efficiente e massimamente accessibile nei costi, se non gratuito. Eppure, siamo tutti coscienti delle pecche del servizio, che si rivela scarso in termini di disponibilità di corse e copertura di orari, nonché manchevole dal punto di vista della puntualità e dell’economicità. Efficienza, accessibilità e gratuità sono quindi gli elementi chiave delle nostre richieste, concetti orientati alla costituzione di una condizione di uguaglianza tra studenti: la riduzione dei costi e il miglioramento del trasporto possono contribuire all’abbattimento delle disparità tra chi abita in centro e chi nelle periferie, chi in città e chi in paese.

In materia di sanità, chiediamo una tutela dello studente e del suo benessere fisico, quindi un’agevolazione del servizio sanitario per gli studenti fuori sede e l’abbattimento di barriere architettoniche all’interno degli spazi universitari. Pretendiamo l’assoluta sicurezza delle strutture e il corretto funzionamento delle stesse. Le nostre proposte si concentrano anche sulla dimensione sessuale, su temi quali informazione e prevenzione.

Rispetto al tema dell’“abitare” in senso stretto, denunciamo le difficoltà riscontrate dagli studenti fuori sede nella ricerca di un alloggio e nel sostenere tutte le spese connesse. Da un lato, i borsisti ogni anno devono fare i conti con l’insufficienza dei posti nelle residenze pubbliche, carenza che può essere fronteggiata efficacemente solo con la ristrutturazione e, dove è possibile, l’estensione delle residenze già esistenti, e con investimenti nella costruzione di nuove case dello studente. Dall’altro lato, tutti gli altri fuori sede si ritrovano di fronte alla scelta tra un affitto conveniente ma in nero, quindi senza garanzie e tutele legali, e un contratto regolare ma a un costo più alto. Tuttavia, recentemente la situazione sembra evolvere in positivo, grazie principalmente alla possibilità di stipulare un contratto a canone concordato, previsto dal nuovo Accordo territoriale sottoscritto a marzo 2018 dalle organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori, con cui i proprietari ottengono agevolazioni fiscali e gli studenti canoni inferiori a quelli di mercato, senza dover ricorrere agli affitti in nero. Ma è indispensabile che agli studenti vengano dati gli strumenti per orientarsi nella ricerca dell’alloggio e che siano facilmente reperibili le informazioni sulle normative, sulle tipologie di contratto e sui diritti spettanti a locatori e affittuari.

Vogliamo “farci spazio” anche nel contesto culturale: prioritario, per noi, è il diritto allo studio, con cui si intende soprattutto il libero accesso alla cultura senza alcun tipo di ostacolo di natura economica e sociale. Risulta necessario occuparsi degli aspetti e dei luoghi formali e informali di formazione. Occorre quindi incentivare l’accesso alle attività e agli spazi culturali (musei, cinema, teatri, etc.) garantendone la partecipazione gratuita degli studenti.
Riteniamo che sia necessario investire più che sulle attività commerciali e sulla promozione di eventi organizzati da privati, sull’accessibilità alla cultura, sulla sua tutela, valorizzazione e messa in fruizione della collettività, rendendola dinamica e orizzontale e in rapporto dialettico con i saperi e le culture che si evolvono in continuazione e si intersecano tra loro.

Abitare uno spazio territoriale, significa anche abitare l’Università, luogo che come studenti e studentesse attraversiamo per la maggior parte delle nostre giornate ma che ci rimane spesso estraneo.
Abbiamo ottenuto nel mese di maggio l’apertura di Studium 2000 negli orari serali e nei week-end; il nostro obiettivo adesso è renderlo uno spazio di socialità. Vogliamo creare una rete di studenti coesi, consapevoli dei loro diritti, che possano vivere appieno i loro luoghi di formazione; per questo vogliamo fare di Studium un punto di riferimento per l’associazione e il confronto.
Richiediamo il prolungamento degli orari di apertura anche ad altre biblioteche, nonché recuperare le aule inutilizzate per creare ulteriori spazi di studio e aggregazione.
Infatti una gestione corretta delle aule della nostra Università permetterebbe di sfruttare il più possibile i nostri spazi, evitando sovrapposizioni e sovraffollamenti delle aule in alcune giornate e svuotamento in altre.

Necessaria è inoltre una risistemazione del verde negli spazi d’Ateneo, così da rendere gli spazi esterni vivibili dagli studenti e declinabili con più attività, da assemblee studentesche, a lezioni all’aperto, a luoghi per studiare e per socializzare e fare una pausa.
A questo è strettamente connessa quindi una maggiore disponibilità di luoghi dove svolgere attività sportive e ricreative, che rappresentano momenti fondamentali di socializzazione e costruzione di reti sociali.

Gli studenti sono stanchi di sottostare alle dinamiche repressive e alle imposizioni di un sistema che trascura la loro dimensione, e avvertono l’esigenza di esprimere il loro punto di vista. Per questo è stata anche programmata da Link, a livello nazionale, dal 22 al 26 ottobre, una consultazione studentesca all’interno dell’università per dare la parola a tutti i soggetti in formazione, in risposta al questionario fazioso avviato dal governo riguardante l’eventualità, per gli studenti, di indebitarsi per proseguire gli studi e nell’ottica di un recupero dello spazio sociale e di una rivendicazione complessiva della figura dello studente.

Riconquistare il proprio spazio risulta pertanto una tappa imprescindibile per l’affermazione del proprio status di soggetto in formazione: intendiamo estendere il più possibile la nostra campagna e fare in modo che tutti gli studenti prendano coscienza delle loro reali esigenze e lottino per il soddisfacimento di queste.

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