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LA VERA SICUREZZA NON È LA VOSTRA

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“Sicurezza” è senza dubbio il termine più usato da una retorica spicciola e fuorviante. La sicurezza è di per sé un ideale positivo, ciò che dovrebbe essere alla base dell’esplicazione personale e sociale, perciò la torsione che il concetto sta conoscendo in questo periodo (del resto si tratta di corsi e ricorsi storici) risulta quanto mai disturbante e pericolosa. Lo vediamo adoperato per indicare una condizione di difesa apparente e attacco reale, strumento di divisione e repressione: la destra parla di una sicurezza strettamente connessa alla fisicità, si serve di spiacevoli fatti di cronaca per inculcare una narrazione i cui messaggi di fondo sono odio razziale ed esaltazione del cittadino medio, italiano.

Ieri, a Lecce, Giorgia Meloni e il suo flash mob alla stazione sono stati l’esempio di una politica che intende deliberatamente concentrarsi su questioni che partono da premesse false e ipotesi generalizzanti, per fuorviare dai veri problemi relativi alla sicurezza popolare. Ci dicono che i migranti sono una minaccia per la nostra quotidianità, parlano di “zone a rischio”, si richiamano a macro-insiemi per indicare situazioni particolari sulle quali sarebbe necessario intraprendere un ragionamento diverso, meno superficiale e che non indugi in nazionalismi di sorta.

Cos’è la sicurezza? È essere certi di avere delle garanzie che ci consentano di esercitare quotidianamente e a lungo termine i nostri diritti. Possiamo davvero sentirci sicuri in un paese che non ci tutela in ambito sanitario? Chi deve intraprendere una cura deve fare i conti con spese o attese insostenibili, dilagano i casi di malasanità e spesso si registra l’assenza di strutture idonee.

Possiamo sentirci sicuri in un paese il cui governo opera tagli drastici nel settore dell’istruzione? Ci danno sicurezza la precarietà, le false promesse ai lavoratori, ai futuri insegnanti, agli studenti – a cui vengono addirittura sottoposti questionari che chiedono se sia il caso o meno di indebitarsi per studiare – ai futuri educatori, ai meno agiati?

La Meloni ieri parlava di carenze strutturali, ebbene: scuole, università, uffici, ci crollano in testa, lo status delle infrastrutture è pessimo, e non si capisce in che modo questa enorme deficienza dello Stato possa essere lontanamente accostata a un discorso delirante di sicurezza sociale minacciata dai migranti.

TAP, ILVA, sono quindi impianti volti a garantire la nostra sicurezza? Innalzamento del tasso di tumori, inquinamento, deturpazione del territorio, sono circostanze che dovrebbero incutere paura.

Se volessimo mantenerci sul piano della sicurezza intesa come protezione da reati, potremmo riferirci alla vera delinquenza alla base della crisi, ovvero l’evasione fiscale, e vediamo come, quindi, le responsabilità maggiori della situazione infelice di “noi italiani” siano attribuibili a delle fette sociali totalmente opposte rispetto a quelle imputate del danneggiamento del nostro paese. Scendendo più in fondo possiamo allora denunciare la corruzione, la concussione, reati per cui la maggior parte dei politici (soprattutto di destra) è indagata o condannata, che sono all’ordine del giorno in ogni istituzione e che sono all’origine del cattivo o assente funzionamento di determinati settori strutturali dello Stato. Gli effetti sono connessi, come sappiamo, non solo al decadimento morale o al venir meno del principio meritocratico, ma anche ai disastri ambientali e infrastrutturali che causano anche la morte di centinaia di persone.

La Lega parla di sicurezza, ma è un partito che ha subito un processo per truffa ai danni dello Stato: quei 49 milioni che «non ci sono», per cui Salvini ha chiesto ironicamente una “colletta”.

Il Ddl Sicurezza ha adottato, inoltre, delle misure repressive che compromettono seriamente il nostro diritto di espressione, toccando dei picchi che ricordano i periodi più infelici della storia d’Italia: siamo impossibilitati a manifestare, perché le misure restrittive in vigore impediscono all’eventuale manifestazione di avere la risonanza e la portata necessaria; abbandoniamo ogni tentativo di occupazione, la forma di protesta più efficace e concreta, per dei provvedimenti punitivi volutamente sproporzionati come il carcere. Nel frattempo, assistiamo a una santificazione e un potenziamento delle facoltà coattive della polizia, e ad un ampliamento del suo raggio di azione e inferenza: ora la polizia è dotata di nuove armi a impulso elettrico, gode di una maggiore protezione che nei fatti si traduce in un aggravamento della questione omertà da sempre riconosciuta nell’ambiente (pensiamo al caso Cucchi).

Il concetto di “sicurezza” è di per sé ampio e collettivo e relegarlo a una questione nazionale e nazionalistica costituisce un’imposizione semantica pericolosa per le sue ripercussioni sociali.

Per questo dobbiamo intendere la sicurezza come un diritto di tutti noi esseri umani (e viventi): in questo senso l’Italia viola il diritto dei richiedenti asilo a essere tutelati, e con l’ultimo decreto assistiamo a un degrado incontrastato di questa situazione. È stato eliminato l’attuale esercizio discrezionale nella concessione della tutela umanitaria ed è stata prolungata da 90 a 180 giorni la durata massima del trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per il rimpatrio, sono cambiati i requisiti per l’ottenimento della cittadinanza, e quelli attuali rasentano il ridicolo (la conoscenza della lingua ad esempio).

Per non parlare, poi, delle conseguenze a livello sociale che questo clima di odio irradiato dall’alto sta determinando proprio nell’ambito della sicurezza urbana: continue aggressioni di matrice xenofoba, per le strade, nelle metro, negli autobus, ronde di fascisti per le città, bullismo, cyberbullismo, omicidi, suicidi, risse.

Davvero crediamo di essere sicuri? Noi lottiamo per la sicurezza, è un ideale che formalmente condividiamo: ma voi, governo e destra, lo confondete, anzi, ci volete confondere.

La vera sicurezza non è la vostra.

Per questo vogliamo ripartire dalle strade, dalle piazze, dalle periferie, per le quali tanto decantate e chiedete “decoro”.

Vogliamo discutere tutti insieme della nostra sicurezza, del nostro futuro, per proporre la nostra alternativa, e vogliamo farlo con tutte le realtà che operano nel tessuto sociale per cambiare lo stato delle cose.

Statene sicuri!

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