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UNO SPETTRO NON MUORE MAI: 171 ANNI FA USCIVA IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

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Scritto tra il 1847 e il 1848 da Karl Marx e Friedrich Engels e pubblicato nel 1848, nel Manifesto del Partito Comunista vengono esposti gli scopi e i metodi dell’azione rivoluzionaria e grandissima parte della concezione marxiana del mondo.

Nella prima parte viene descritta la vicenda storica della borghesia: uno stregone che non riesce più a dominare le potenze infernali evocate. Il dinamismo connaturato nella borghesia porta inevitabilmente con sé l’esistenza e lo sfruttamento della classe produttiva che, secondo Marx, si sarebbe rivolta contro di lei attuando la lotta di classe. Tutta la storia è costituita da lotte di classe, che ogni volta sono finite «o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta». Ma il proletariato è investito di una precisa missione storico-universale: portando a compimento la rivoluzione comunista, abolisce la proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, ponendo fine al dominio di classe e dando origine a una nuova epoca del mondo.

L’altra sezione del Manifesto contiene la critica ai socialismi non scientifici. Il “socialismo reazionario”, secondo Marx, attacca la borghesia secondo parametri conservatori, ora auspicando l’abolizione della società capitalistica tramite il recupero di un passato pre-borghese e pre-industriale (socialismo “feudale”, vuole sostituire l’alienazione attuale con un’alienazione passata); ora esprimendo il punto di vista della piccola borghesia rovinata dal capitalismo industriale auspicando il ritorno a una situazione pre-borghese, il corporativismo per le manifatture e il patriarcato per l’agricoltura (socialismo “piccolo-borghese”); ora usando una terminologia astratta e interclassista, parlando più dell’”Uomo” che dei proletari, e poi finendo per sostenere i governi reazionari (socialismo “tedesco”). Il socialismo “conservatore” (Proudhon) è sostenuto da economisti filantropi che ritengono possibile rimediare agli inconvenienti sociali del capitalismo pur mantenendo in vigore il capitalismo. Il socialismo utopistico fa appello a tutti i membri della società per una pacifica azione di riforme, non riconoscendo al proletariato una funzione storica e rivoluzionaria autonoma.

I metodi che Marx intende adoperare sono quelli violenti della rivoluzione, anche se negli ultimi anni arriva anche ad ammettere la possibilità di una via “pacifica” al socialismo. Resta che lo scopo del proletariato dovrebbe essere inderogabilmente l’abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali: lo Stato è una sovrastruttura di una società civile dominata dagli interessi della classe dominante. Tutti gli stati storicamente esistiti si sono rivelati strumenti di oppressione, quindi lo Stato deve essere abolito dopo la “dittatura del proletariato”.

È un fatto che, alla fine dei giochi, il capitalismo abbia trionfato, a dispetto della filosofia, dell’etica, della giustizia sociale e dei sentimenti di umanità. Come hanno osservato anche gli esponenti della Scuola di Francoforte, gli operai non hanno maturato alcuna coscienza di classe (nonostante ci siano state aspre rivolte da parte dei lavoratori anche in epoca recente), inserendosi perfettamente nei meccanismi consumistici del “gioco borghese”.

Il capitalismo si è evoluto, insinuandosi nella quotidianità dei consumatori e in tutti i sottoinsiemi sociali. La logica del profitto è penetrata finanche nel nostro stesso modo di pensare e condurre la nostra vita. Ed impera nel modello universitario attuale, quello neoliberista.

C’è chi ancora crede nella rivoluzione, chi ci spera, o chi la vorrebbe. Ma parlare di Marx oggi e commemorarlo non è soltanto prerogativa degli aspiranti rivoluzionari. Marx ha introdotto delle categorie che si sono rivelate la chiave di lettura del Novecento e oltre. Il suo far luce in maniera scientifica sui meccanismi reali alla base del sistema economico-produttivo ha dato vita a un complesso di nozioni problematistiche che vanno sempre tenute a mente, al di là della scelta dei modi per risolverle, per chiunque voglia comprendere la società attuale e soprattutto per chiunque voglia intraprendere un processo di miglioramento di determinate condizioni sociali.

Per questo, ricordiamo oggi una delle opere più importanti di Marx, e per questo diciamo con forza che quello “spettro” non può morire.

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