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IL TUO FUTURO E’ ORA: PIATTAFORMA STUDENTESCA

piattaforma gli studenti in università e gli studenti in città

Le trasformazioni in atto in città e in università sembrano perpetuare delle dinamiche proprie di un’ideologia fondata su disuguaglianze sociali e culturali.

L’Università non è un mondo a sé stante avulso rispetto al territorio locale e nazionale. Intendiamo l’Università come luogo di formazione frequentato da studenti in tutti i suoi spazi, quindi deve essere abitabile, vivibile e raggiungibile dagli studenti, e perché ciò accada è imprescindibile garantire a tutti e tutte, indipendentemente dalle loro possibilità economiche e di spostamento, l’accesso senza alcun ostacolo alla loro formazione. Per questo, non solo l’Università dovrebbe essere gratuita nell’ambito della tassazione, ma si dovrebbe garantire massima accessibilità nel campo degli alloggi, delle mense, dei trasporti, degli spazi per studiare e socializzare, nella possibilità di effettuare viaggi per la propria formazione, eccetera. Essere uno studente universitario non consiste semplicemente nel frequentare l’Università, ma è una scelta di vita: è necessario utilizzare mezzi di trasporto, prendere in affitto una casa o entrare in uno studentato, affrontare delle spese non direttamente connesse al sistema universitario come libri, fotocopie, o anche semplicemente alimentari. Un reale sistema di welfare studentesco comporta il miglioramento della qualità dei servizi che uno studente deve utilizzare e una netta riduzione dei costi che comporta la vita universitaria.

Per questo come Link Lecce scriviamo una piattaforma programmatica di richieste che avanzeremo al futuro Rettore e al nuovo Sindaco di Lecce.

La piattaforma è stata scritta in maniera partecipata con gli studenti, che ci hanno comunicato le loro idee e proposte: si tratta quindi di richieste provenienti dal basso e dalla concreta volontà dei soggetti in formazione.

In città e in università vogliamo costruire il nostro spazio, in termini di diritto allo studio, welfare, partecipazione e responsabilizzazione collettiva.

Noi studenti e studentesse abbiamo il dovere, nei confronti di noi stessi e delle prossime generazioni, di rivendicare un sistema che ci tuteli davvero e che offra promesse e cambiamenti concreti, e non in un lontano futuro, ma ora!

Piattaforma studentesca

Il sistema pubblico dell'istruzione ha conosciuto anche con questo governo un forte definanziamento, che pesa in particolare sul diritto allo studio e sulla ricerca di base, nonché sugli apparati e le risorse infrastrutturali dei luoghi della formazione. Negli ultimi 20 anni si sono susseguite delle riforme che hanno marcato una rotta che non è più stata abbandonata e che ha come punti cardine il definanziamento, la professionalizzazione esasperata, lo svilimento della formazione, e soprattutto il restringimento degli spazi democratici. Con la riforma Gelmini, infatti, è stata messa in atto la redistribuzione del potere tra gli organi e la riduzione delle rappresentanze studentesche in seno agli organi, centrali e periferici. Questo va ad inficiare la centralità della rappresentanza e della partecipazione: se è vero che l'Università è un luogo di formazione identitaria, è fondamentale che gli studenti abbiano la possibilità di esprimersi sulle delicate dinamiche che riguardano la loro vita e il loro futuro. Le riforme attuate hanno anche perpetrato il divario tra Nord e Sud. In aggiunta alle differenze in ambito di qualità di investimento (a Nord, investimenti innovativi e ad alta intensità di capitale fisso, al Sud quelli dalle esternalità più dannose e ad alta intensità di lavoro) il DM Punti Organico introduce dei criteri di valutazione tali da premiare le università del Nord e penalizzare quelle del Sud, secondo calcoli che tengono conto dell’impatto delle spese ordinarie (spese del personale, oneri, fitti) sulle entrate fisse che sono rappresentate dal fondo di finanziamento statale e dalle tasse degli studenti - dato che ovviamente è migliore negli atenei settentrionali, dove si incassa di più perché maggiore è il gettito fiscale. La conseguenza è un rallentamento delle assunzioni per i ricercatori del Sud. Assistiamo a una profonda svalutazione del ruolo del sapere, che si esplica, oltre che nei tagli alla ricerca di base, nella mancata libertà di quest'ultima, nell'iper-settorializzazione, e nella professionalizzazione esasperata. Le istituzioni che hanno il compito di formare e promuovere le nuovi classi lavoratrici devono adattarsi alla domanda del mercato: si è visto infatti come scuola e università abbiano rivalutato il sapere tecnico nel senso di sapere utile in quanto connesso alla sua spendibilità in campo lavorativo. La retorica del “fare curriculum” svilisce e depotenzia la qualità della formazione e non concede agli studenti la possibilità di prendersi i propri tempi per studiare. Eppure è risaputo che il finanziamento nell’ambito della formazione non può essere che un grande investimento anche per l’economia dello Stato.
In città vediamo il venir meno del principio di welfare studentesco, a partire dalla difficoltà di trovare un alloggio, poi tramite barriere economiche e architettoniche, scarsità di posti nelle case dello studente, disservizi e cattive organizzazioni del trasporto pubblico, enormi difficoltà in materia di accesso alle prestazioni sanitarie per i fuori sede, l'adozione di politiche edilizie non ecologicamente sostenibili, irresponsabili e pericolose. Più in generale, i processi di gentrificazione continuano a modificare gli assetti urbanistici e di conseguenza sociali, portando ad un ormai costante divario e ad un aumento sempre più evidente di diseguaglianze e ghettizzazioni, creando tra gli spazi urbani e suburbani, tra centro e periferie dei veri e propri rapporti di potere e dipendenza. Veniamo segregati in quartieri o zone definite universitarie e sfruttati per il profitto di alcuni privati. Siamo esclusi dai processi decisionali delle città che abitiamo. Vogliamo partecipare ed incidere nelle scelte, per costruire città e quartieri a nostra misura. Siamo parte attiva e fondamentale delle città in cui abitiamo e vogliamo determinarne i processi e le discussioni in agenda politica. Vogliamo essere fino in fondo protagonisti di questi processi, per costruire un welfare e una modalità di gestione dei beni comuni dal basso, capace di rispettare l’autonomia e l’autodeterminazione dei soggetti. Al nuovo sindaco chiediamo l’immediata attuazione delle nostre richieste presentate nel Protocollo di Intesa tra Comune di Lecce e Università del Salento nel 2018.
La ricerca nell'Università italiana, oltre ad essere fortemente sottofinanziata, è funzionale al mantenimento dell'attuale sistema neoliberale e manca di essere libera e indipendente. Numerosi sono i casi di repressione e di punizione nei confronti di ricercatori che sono venuti meno al rispetto dei limiti imposti, che concernono sia i dispositivi inerenti la governance universitaria e il reclutamento, sia la repressione penale (esemplari sono le vicende di Roberta Chiroli, Franca Maltese ed Enzo Vinicio Alliegro). A ciò si aggiunge la precarizzazione del lavoro di ricerca, che culmina con l’introduzione del ricercatore a tempo determinato e il parallelo mantenimento delle posizioni pre-ruolo (post doc, assegni di ricerca, borse di ricerca, ecc.) e la grave riduzione del numero dei docenti a causa anche del blocco del turn over, che ha colpito gravemente il Sud per i discutibili criteri alla base del sistema Punti Organico. Moltissimi studenti e studentesse meridionali sono costretti a migrare per usufruire di un'offerta formativa migliore, che consenta un reale accesso al mondo del lavoro o che semplicemente risulti più affine alle proprie propensioni, data la limitatezza di scelta talvolta imposta agli studenti negli atenei del Sud. Spesso diversi fattori non consentono un ampliamento dell'offerta formativa o un miglioramento della qualità di quella esistente, e lo scarso numero di docenti da un lato, e la precarizzazione della ricerca dall'altro, non permettono alcun tipo di avanzamento. La formazione universitaria è un momento costitutivo della nostra identità, per questo deve essere libera e di qualità, ma soprattutto accessibile a tutti e tutte indipendentemente dal proprio luogo di nascita e dalle proprie possibilità economiche. Per questo al futuro Rettore chiediamo:
  • che venga ampliata e migliorata l’offerta formativa del Corsi di Laurea già esistenti, mediante un aggiornamento dei programmi e una diversificazione tematica degli stessi all’interno dello stesso Corso, nonché l’introduzione di nuovi insegnamenti e l’attribuzione di cattedre ai ricercatori già operativi all’interno del nostro Ateneo;
  • che vengano diversificati i programmi tra il Corso di Laurea triennale e i rispettivi Corsi Magistrali;
  • che venga rafforzato il piano dell’interdisciplinarietà fra i Dipartimenti;
  • che venga adottato il “copyleft”, misura che permette una libera fruizione del testo conservando i diritti d’autore. Introducendo il copyleft si va a sradicare la logica basata sul principio di proprietà aprendo le porte ad un’innovazione che non priva l’autore di un guadagno. Inoltre chiediamo l’adozione di politiche di Open Access così da promuovere una fruizione libera dalle logiche di mercato, attraverso le potenzialità del digitale e della rete e senza restrizioni e barriere i risultati di ricerche e studi;
  • che venga potenziato il sistema informatico, sfruttando le risorse di Google Suite, così da permettere la condivisione del materiale didattico e delle dispense utili. In questo modo la lezione può essere più facilmente fruibile, verso una università smart e innovativa;
  • che venga assunta la necessità di un miglioramento del coordinamento tra le differenti strutture che si occupano di didattica e di servizi agli studenti;
  • che venga eliminata la distinzione tra “frequentanti” e “non frequentanti” e che vengano promossi ed estesi metodi di registrazione e conservazione delle lezioni già utilizzati da molti docenti;
  • che venga avviato un percorso programmato di eliminazione del numero chiuso parallelamente a un lavoro di estensione dei plessi universitari e del numero e della capienza delle aule, dove i Corsi lo richiedono;
  • che venga messo in campo un miglioramento della didattica e della ricerca, che preveda la stabilizzazione delle risorse interne e la programmazione di un piano di assunzioni che risponda alle reali esigenze dell’Ateneo;
  • che venga ponderata l’eventuale scelta di apertura di nuovi Corsi di Laurea se prima non si è proceduto al miglioramento qualitativo serio e concreto di quelli già esistenti.
L’Intergovernmental Panel on Climate Change ha presentato il più rilevante studio scientifico sul cambiamento climatico, in cui spiega cosa succederà se non viene rispettato l’accordo di Parigi, che prevede che i Paesi firmatari adottino misure per far sì che il surriscaldamento del clima si mantenga tra 1.5°-2.0° rispetto ai livelli pre-industriali, pena l’estinzione graduale della vita sulla Terra. Abbiamo già superato 1°, il mezzo grado rimanente è vitale per salvare il 90% delle barriere coralline, per ridurre l’innalzamento del livello dei mari e per garantire la sopravvivenza delle specie animali. Se non proteggiamo la natura non possiamo proteggere noi stessi. Eppure molti Paesi ignorano la gravità della situazione, continuando a perseguire i propri interessi. Da qui la necessità di numerosi giovani di organizzarsi per dare forma ad un movimento globale di lotta per fermare il cambiamento climatico, rilanciando gli allarmi della comunità scientifica e denunciando le mancanze dei governi. Anche dall'Università possono partire politiche sostenibili e volte al risparmio ecologico. Quest’anno la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane ha sottoscritto un protocollo d’intesa che porterà tutte le università all’adozione di soluzioni per ridurre drasticamente il consumo di plastica. Recente è l'approvazione della nostra proposta per la distribuzione di borracce di alluminio a tutta la comunità studentesca e per l’installazione di un dispenser di acqua potabile. Per questo al nuovo Sindaco chiediamo:
  • che vengano installati dei dispenser di acqua potabile per la città, sul modello di vari comuni italiani, dai quartieri più centrali alle periferie, per limitare l’uso della plastica;
  • che si colleghi tutta la città tramite piste ciclabili, con particolare attenzione al collegamento di Ecotekne con la città di Lecce e al collegamento dei plessi universitari del polo urbano; che venga nuovamente istituito un servizio cittadino di bike-sharing;
  • che vengano valorizzati, ripuliti e aumentati gli spazi verdi di modo che almeno ogni quartiere possa avere uno spazio ecologico di socializzazione;
  • che il sistema di pulizie cittadino sia realmente operativo ed efficace in ogni zona della città;
  • che venga migliorato il sistema del trasporto pubblico di modo che più persone possano utilizzarlo, riducendo i consumi e il conseguente impatto sull’ambiente;
  • che venga implementato il numero di cestini dell’immondizia per la raccolta differenziata con particolare attenzione alle zone prive o con numero scarso, insieme al numero di bidoncini muniti di sacchetti per la raccolta degli escrementi degli animali;
  • che venga promossa la costruzione di immobili con materiali ecologicamente sostenibili;
  • che vengano riutilizzati edifici dismessi piuttosto che costruire nuovi immobili; di prendere una seria posizione politica rispetto alle grandi opere inutili e dannose che devastano il territorio pugliese, come TAP, ILVA e Cerano e di opporsi politicamente alla costruzione di ulteriori impianti dannosi per l’ambiente e la salute.
Al futuro Rettore chiediamo:
  • che si impegni, in accordo con l’amministrazione comunale, a realizzare un piano di collegamenti ciclabili tra le varie sedi dell’Università;
  • che venga ridato valore al verde d’Ateneo prevedendo un piano di risistemazione e riorganizzazione degli spazi esterni l’Università al fine di permettere la piena fruizione degli stessi;
  • che vengano ridotti al massimo i consumi di acqua e luce, ad esempio mediante l’utilizzo di rubinetti con sensore o di lampadine a basso consumo;
  • che vengano portate all’attenzione della comunità accademica questioni ambientali legate al nostro territorio e non solo, quali Tap, Cerano, Ilva, attraverso incontri ed altre iniziative;
  • che venga esteso in ogni plesso il sistema della raccolta differenziata di modo da sostituire i bidoncini esistenti con cestini differenziati per i vari materiali;
  • che venga ridotto il numero di carta stampata, preferendo inoltre quella riciclata, per una progressiva digitalizzazione;
  • che vengano sostituiti i distributori esistenti di alimentari e bevande con i distributori con bicchieri compostabili e biodegradabili;
  • che si spinga affinché nelle mense universitarie vengano utilizzati bicchieri lavabili in plastica rigida.
Il trasporto pubblico è continuo oggetto di lamentela da parte di molti studenti, soprattutto pendolari. Gli orari spesso si rivelano non adatti per la vita di uno studente. Ad esempio, non esistono corse serali o notturne, fondamentali sia per consentire a uno studente sprovvisto di mezzi propri di spostarsi anche solo per tornare in città dall'Ecotekne. E spesso, gli orari già previsti non sono rispettati a causa di ritardi o salti di corse. In alcune zone sono assenti fermate di autobus, ci sono mezzi che seguono lo stesso percorso a orari simili, e fasce orarie totalmente scoperte. Crediamo inoltre che un'Università realmente gratuita presupponga un sistema di welfare studentesco tale che tutti i servizi utili agli universitari siano massimamente accessibili. Un trasporto pubblico efficiente e accessibile può essere utilizzato anche da chi dispone di mezzi propri, perché riduce i consumi e contribuisce alla protezione dell'ambiente. Per questo al nuovo Sindaco e al futuro Rettore chiediamo:
  • l’attuazione del documento tecnico-programmatico presentato durante il tavolo tecnico in merito al rinnovo del protocollo tra Università, Comune di Lecce, Adisu Puglia e SGM. Nello specifico le nostre proposte riguardano:
    • Ampliamento parco veicoli 27;
    • Riorganizzazione delle linee di percorrenza SGM con l’implementazione di una linea per gli studenti in aggiunta a quelle già esistenti, che colleghi city terminal, stazione ed ecotekne;
    • l’accorpamento delle linee 33 e 34 con un percorso apposito per ridurne significativamente la frequenza oraria;
    • la revisione degli orari delle linee 24 e 25;
    • la riduzione della frequenza oraria della linea 28;
    • La creazione di una nuova linea studenti;
    • Introduzione di corse notturne che colleghino i quartieri periferici e campus extraurbano con il centro della città e implementazione delle linee che colleghino le zone studentesche con i luoghi ospedalieri;
    • Parcheggi gratuiti negli orari diurni riservati agli studenti nei pressi degli edifici Universitari del polo cittadino;
    • Implementazione di un sistema di tracciamento tramite GPS on-line e off-line di tutte le corse;
    • Eliminazione maggiorazione del prezzo dei biglietti acquistati a bordo delle corse universitarie;
    • La creazione di un abbonamento annuale verso la gratuità del servizio.
  • L’impegno ad estendere il lavoro sui trasporti pubblici per gli studenti anche al piano provinciale e regionale.
Rimane ancora un sistema, quello italiano, che da decenni ormai adotta politiche atte al definanziamento della formazione in ogni suo piano, arretrandosi nei confronti degli altri stati europei. La principale fonte di finanziamento ministeriale, denominato FFO, col decorrere degli anni, è calata drasticamente, con un conseguente innalzamento della contribuzione studentesca. A dimostrazione di ciò il rapporto Eurydice 2019, comparando i dati, ha fatto emergere differenze sostanziali tra i sistemi di contribuzione studentesca continentali e quello italiano: in Francia e in Spagna gli studenti esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo oscillano tra il 30 e il 32%, a differenza di quelli italiani che corrispondono soltanto al 13, con una differenza sulle medie del gettito di migliaia di euro. E le conseguenze, come auspicabile, sono dolorose per il nostro Paese: i laureati nei paese dell’area OCSE tra i 25 e i 34 anni corrispondono al 44%, contro la media italiana, considerando la stessa fascia d’età, che corrisponde al 27. Ogni giorno lavoriamo per rendere l’Università più accessibile a tutti e tutte. Un lavoro congiunto tra piano nazionale e piano locale che si è articolato negli ultimi tre anni ha portato da una parte all’introduzione in Legge di Stabilità della NO TAX AREA fino a 13.000 euro per tutti gli Atenei e dall’altra alla modifica del sistema di tassazione dell’Unisalento estendendo la NO TAX AREA a 16.000 euro e rendendo la nostra Università gratuita al 42% degli studenti. Dopo la campagna portata avanti nel 2016 con ALL IN, la Legge di Iniziativa Popolare sul Diritto allo Studio, abbiamo ripreso parola anche sul nostro territorio attraverso un lavoro negli organi d’Ateneo aperto grazie ad una nostra richiesta in Senato Accademico nel 2017, verso l’affermazione di un sistema di formazione sempre più accessibile e gratuito. Il sistema di tassazione a cui si è giunti è frutto di un lungo percorso di concertazione e attivazione degli studenti, partito con la condivisione e discussione di ogni proposta nelle assemblee pubbliche che abbiamo organizzato sin da aprile 2017. Per questo, al futuro Rettore chiediamo:
  • Che non venga effettuato alcun tipo di passo indietro rispetto all’attuale sistema di tassazione;
  • Un innalzamento della soglia della NO TAX AREA;
  • L’eliminazione delle tasse aggiuntive per gli studenti al secondo anno fuori corso e l’inclusione dei fuori corso nella NO TAX AREA:
  • L’istituzione di un tetto massimo alla tassazione;
  • Una rimodulazione delle spese per specifiche domande (es. rinuncia agli studi);
  • Impegno reale sul piano nazionale per rivendicare maggiori finanziamenti per il nostro Ateneo.
L’analisi del rapporto fra Istruzione e mondo del lavoro è sempre stato un tema molto discusso all’interno del nostro Paese. l’Italia è stato uno dei Paesi dell’UE che ha maggiormente subito gli effetti negativi della crisi economico - finanziaria del 2008 in particolare rispetto al mercato del lavoro. Oggi il tasso di disoccupazione si attesta sul 10,2%, con il dato giovanile al 31,4%. Rispetto al numero di laureati, la percentuale si attesta sul 27,8%, che dimostra che l’Italia sia fanalino di coda dopo la Romania e ben lontano dalla media UE. A ciò va aggiunto il dato sul progressivo definanziamento che Istruzione e Ricerca subiscono da almeno 15 anni, con la Riforma Gelmini del 2010 come provvedimento simbolo di questo processo. In questo contesto, stante le evidenti difficoltà in cui le Università si trovano ad operare, fondamentali diventano le scelte politiche che gli Atenei decidono di perseguire al fine di rilanciare il loro ruolo guida nel processo di crescita economico - sociale dei territori all’interno dei quali sono presenti. Pertanto riteniamo fondamentale che l’Università del Salento esca fuori dalle logiche neoliberiste che vedono l’Università sempre più come un’azienda e non come officina dei saperi, dando uguale dignità ed autorevolezza a tutti i percorsi di studio prevedendo forme di orientamento in uscita che portino lo studente ad interfacciarsi pienamente con le professioni per le quali si sono formati con i loro studi. Importantissimo, a tal fine, è lo strumento del tirocinio, spesso sottostimato, il quale è il primo vero collegamento fra lo studente ed il mondo del lavoro. Per questo chiediamo al futuro Rettore:
  • l’impegno ad introdurre in Ateneo uno statuto dei diritti dei tirocinanti, che preveda tra gli altri anche una carta etica per gli enti ospitanti;
  • di prevedere un rimborso spese per lo svolgimento dei tirocini, che ad oggi sono a carico degli studenti;
  • l’istituzione di uno sportello legale per consulenze riguardo le varie tipologie contrattuali e per eventuali controversie e abusi.
Pratiche sporadiche come la “settimana del lavoro”, organizzata dall’ufficio Job Placement si sono rivelate momenti infruttuosi per la comunità studentesca dal momento che si rivolgono ad una platea di studenti o laureati che hanno maturato solo specifiche competenze durante il percorso di studi, dando prova di quanto l’Ateneo sia poco sensibile rispetto all’offerta formativa che esso stesso eroga nel suo complesso. Per questo chiediamo al futuro Rettore, anche in accordo con l’amministrazione comunale, un impegno concreto nel mettere in atto una programmazione più ampia, a partire dall’implementazione di una piattaforma apposita che metta in contatto gli studenti con le opportunità di lavoro che il territorio presenta e dall’organizzazione di incontri di formazione e orientamento al mondo del lavoro, che non rappresentino passerelle per enti privati, ma momenti di confronto in cui interrogarsi sul mondo del lavoro. Nel nostro Paese negli ultimi anni alcuni provvedimenti legislativi hanno modificato in maniera radicale il percorso per diventare insegnanti. In particolare il DM 616/2017 ha abolito il TFA istituendo la nuova formula del FIT (formazione iniziale e tirocinio), percorso triennale che regola l’accesso all’insegnamento. Fra i requisiti di selezione, gli aspiranti insegnanti devono essere in possesso, oltre al titolo di Laurea Magistrale, a 24 CFU in materie antro - psico - pedagogiche e metodologie didattiche, con almeno 6 CFU per ogni ambito. Successivamente, la Legge di Bilancio 2019 ha abolito anche il FIT prevedendo al suo posto un percorso di accesso all’insegnamento di durata annuale, conservando però il requisito di accesso dei 24 CFU. Da due anni ovvero dal momento dell’attivazione del FIT, il dibattito intorno ai nuovi requisiti di accesso all’insegnamento è stato molto acceso all’interno del nostro Paese in particolare riguardo il criterio dei 24 CFU e della loro acquisizione. Grazie al nostro lavoro in Consiglio Nazionale degli Studenti la nostra Organizzazione è riuscita ad ottenere l’attivazione di percorsi ad hoc di acquisizione dei 24 CFU all’interno degli Atenei, prevedendo fra l’altro la gratuità del percorso per gli studenti. L’Università del Salento è stata fra le prime ad attivare il percorso di acquisizione dei 24 CFU anche grazie al lavoro in CNSU dei nostri rappresentanti e CRUI dell’Amministrazione uscente, a seguito di nostre costanti sollecitazioni, segno che un lavoro organico di di raccordo fra le istanze delle diverse componenti della comunità accademica può permettere di raggiungere più facilmente i risultati. L’anno accademico 18/19 ha visto attivato per il secondo anno consecutivo il percorso pf24 il quale ha visto migliorata l’esperienza dello scorso anno quando oltre 4000 fra studenti e laureati hanno usufruito del servizio. L’accesso all’insegnamento rimane tema di dibattito acceso anche in vista dell’imminente uscita del concorso ordinario per docenti (preceduto dal TFA sostegno uscito a marzo) e delle possibili novità sul tema che prospetta il Ministro dell’Istruzione Bussetti, il quale ha più volte fatto intendere che il requisito dei 24 CFU verrà eliminato fra i criteri di accesso all’insegnamento.
In Puglia il sistema del diritto allo studio riesce a garantire da qualche anno la copertura totale delle borse di studio, grazie alle continue mobilitazioni che abbiamo promosso insieme agli studenti. Abbiamo raggiunto anche altri grandi risultati grazie al nostro lavoro nel Consiglio d’Amministrazione Adisu, come l’innalzamento delle soglie di reddito per accedere ai benefici. Ma questo non basta, siamo ancora lontani da un sistema di welfare studentesco realmente inclusivo ed efficiente: le residenze sono inadeguate e poco funzionali alle esigenze degli studenti, le mense erogano un servizio di scarsa qualità e non esiste ancora un’agevolazione per il trasporto regionale. È, inoltre, necessario che il diritto allo studio sia accessibile anche agli studenti non idonei alla borsa di studio, soprattutto attraverso agevolazioni per la fruizione dei servizi. Ma è soprattutto dalle politiche nazionali che pretendiamo un maggiore impegno nell’investimento di risorse per le borse di studio e degli interventi affinché sia assicurato il diritto allo studio uniformemente su tutto il territorio nazionale. Per questo, al futuro Rettore chiediamo:
  • l’impegno a garantire un servizio mensa inclusivo di tutti gli studenti. Ad oggi, solo gli studenti idonei alla borsa di studio fruiscono del servizio gratuitamente o a prezzo agevolato, mentre tutto il resto della comunità studentesca deve sostenere un costo non indifferente. Per questo è necessario che l’università permetta anche agli studenti non idonei di accedere al servizio, ad esempio tramite delle borse-servizi, già sperimentate in altri territori del Paese, utili a estendere la platea dei beneficiari.
Al nuovo Sindaco chiediamo:
  • l’impegno a implementare il sistema di welfare abitativo studentesco. Lecce è ormai da decenni una città universitaria e ospita ben quattro residenze studentesche dell’Adisu Puglia, ma nemmeno una che possa essere realmente considerata tale.I borsisti ogni anno devono fare i conti con l’insufficienza dei posti, infatti solo il 60% dei richiedenti risulta assegnatario; con strutture fatiscenti che necessitano continuamente di manutenzione; con la difficoltà a raggiungere le mense e gli spazi di aggregazione. Carenze che possono essere fronteggiate efficacemente solo con l’individuazione o l’investimento nella costruzione di una struttura in grado di coprire al 100% il numero delle domande e comprensiva di tutti i servizi necessari, incluse agevolazioni per raggiungere le sedi universitarie e il centro della città. Anche sul fronte degli affitti la situazione non è delle più rosee. Gli studenti fuori sede si ritrovano di fronte alla scelta tra un affitto conveniente ma in nero, quindi senza garanzie e tutele legali, e un contratto regolare ma a un costo più alto. Tuttavia, recentemente la situazione sembra evolvere in positivo, grazie principalmente alla possibilità di stipulare un contratto a canone concordato, previsto dal nuovo Accordo territoriale sottoscritto a marzo 2018 dalle organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori, con cui i proprietari ottengono agevolazioni fiscali e gli studenti canoni inferiori a quelli di mercato, senza dover ricorrere agli affitti in nero. Ma è indispensabile che agli studenti vengano dati gli strumenti per orientarsi nella ricerca dell’alloggio e che siano facilmente reperibili le informazioni sulle normative, sulle tipologie di contratto e sui diritti spettanti a locatori e affittuari. Per questo motivo chiediamo al Sindaco l’impegno a garantire una maggiore informazione sui contratti a canone concordato e un continuo supporto e orientamento nel percorso di scelta dell’alloggio. l’impegno a incoraggiare la partecipazione studentesca anche nel contesto culturale: con diritto allo studio intendiamo anche il libero accesso alla cultura senza alcun tipo di ostacolo di natura economica e sociale. Risulta necessario occuparsi degli aspetti e dei luoghi formali e informali di formazione. Occorre quindi incentivare l’accesso alle attività e agli spazi culturali (musei, cinema, teatri, etc.) garantendone la partecipazione gratuita degli studenti.
Un periodo di studio o di ricerca tesi all’estero può rappresentare un momento di crescita personale e universitaria per gli studenti, consentendo un confronto tra diverse culture. Questa esperienza rimane preclusa alla maggioranza degli studenti, limitati da ragioni reddituali e lavorative e si rivela così un privilegio per pochi. Il contributo alla mobilità e la borsa di studio risultano insufficienti a coprire le spese di spostamento e permanenza, rendendo, questa, un’esperienza d'elite. Per questo, al futuro Rettore chiediamo:
  • Dei programmi d’internazionalizzazione intercontinentali;
  • Un sostanziale incremento delle borse Erasmus e quindi un più ampio e diversificato ventaglio di scelte partendo dagli accordi che l’Università stipula con tantissime università straniere, per abbattere quella competizione fra studenti che nasce dal ridotto numero di borse erogate;
  • Un impegno affinché i contributi erogati siano proporzionali al costo della vita del Paese di destinazione;
  • Un maggior coordinamento con il Centro Linguistico d’Ateneo e una programmazione a più ampio raggio;
  • Che la borsa di studio Erasmus venga erogata nel momento della partenza affinché lo studente non sia gravato di spese da anticipare;
  • Che venga estesa a tutti i Corsi di Studio la possibilità di effettuare percorsi che erogano il doppio titolo di Laurea (“Double Degree”).
L'organizzazione di un sistema di welfare studentesco non può prescindere dalla necessità di adibire degli spazi universitari e cittadini che siano realmente abitabili dagli studenti. Intendiamo per “spazio” non solo un luogo fisico a misura di studente, ma anche, dal punto di vista concettuale, un posto per il soggetto in formazione all’interno del ménage cittadino in cui sia possibile affermare determinate prerogative. Gli spazi cittadini devono essere riadattati alle necessità degli studenti perché garantire realmente il diritto allo studio implica l'assicurare che la vita dell'universitario, soprattutto fuori sede, possa svolgersi senza ostacoli e in modo che vengano massimamente favorite le interazioni sociali e la libera espressione di sé. In tale ottica lavoriamo da anni sul miglioramento della qualità e della quantità dei posti alloggio, del trasporto pubblico, della sanità e dei luoghi di aggregazione. Gli spazi universitari sono i luoghi primari per la formazione e la costituzione dell'identità soggettiva, per questo devono essere sicuri e vivibili appieno. È in tale ottica che si inserisce il nostro lavoro sul prolungamento degli orari di apertura delle biblioteche, perché queste diventino realmente un luogo di cultura, studio, socialità e aggregazione. Fondamentale è inoltre la possibilità di fruire di aule autogestite e di organizzare eventi all'interno delle mura universitarie. Tutto questo presuppone la massima agibilità e sicurezza dei luoghi di formazione. Per questo, al nuovo Sindaco chiediamo:
  • il recupero e la messa a disposizione al pubblico (singoli, gruppi, associazioni riconosciute) degli immobili inutilizzati o sottoutilizzati di proprietà pubblica o confiscati alla mafia, con particolare attenzione per l’istituzione di spazi pubblici per la produzione e la fruizione libera di saperi e culture al di fuori dei circuiti commerciali, con una gestione pubblica-partecipata;
  • l’abolizione e la completa revisione, in collaborazione tra soggetti in formazione, residenti, esercenti e Amministrazione, delle Ordinanze restrittive in merito alla fruizione degli spazi pubblici urbani in particolare nelle ore serali e notturne;
  • la semplificazione e l’eventuale accorpamento delle incombenze burocratiche necessarie per la fruizione degli spazi pubblici urbani per l’organizzazione di eventi senza scopo di lucro (ad esempio concerti o altre iniziative ricreative e culturali).
Al futuro Rettore chiediamo:
  • che venga ristrutturata e migliorata la qualità dell’edilizia di tutti gli edifici universitari, affinché non si verifichino mai più pericolosi episodi di crolli o di infiltrazioni d’acqua che mettono a repentaglio la salute e l’integrità fisica di tutta la Comunità Accademica;
  • un impegno affinché l’Università diventi un reale luogo a misura degli studenti: più aule autogestite, maggiore facilità a richiedere spazi per eventi culturali, ricreativi o artistici;
  • Il prolungamento dell’orario di apertura della Biblioteca di Economia fino a mezzanotte dal lunedì al venerdì e l’apertura della stessa nei week-end, con un contemporaneo miglioramento delle corse e l’attivazione di corse notturne;
  • che i sistemi di climatizzazione e riscaldamento non vengano avviati con ritardo;
  • che non vengano effettuati passi indietro riguardo l’attuale orario di apertura della Biblioteca di Studium 2000;
  • una rivalutazione e sistemazione complessiva del verde d’Ateneo, affinché diventino spazi di socialità per la comunità accademica;
  • la rivalutazione del Campus Ecotekne, affinché sia davvero vivibile per la comunità accademica.
Oltre un quarto delle donne tra i 15 e 64 anni dichiara di non aver mai lavorato nella vita. Il tasso di disoccupazione delle donne al 41.4% è molto più alto di quello degli uomini. Il part-time involontario femminile cresce tra il 2004 ed il 2014 del 31% specialmente in servizi quali alberghi e attività commerciali. Oltre il 50% delle donne lascia il lavoro dopo la maternità. Ancora oggi esiste una differenza nel lavoro sulla base del sesso, di posizione all’interno della produzione a seconda delle “inclinazioni” considerate stereotipatamente biologiche e delle aspirazioni socialmente indotte sulla base della socializzazione del genere. Idea socialmente trasmessa anche dai luoghi della formazione - non a caso, infatti, secondo l’OCSE tra i laureati in Ingegneria in Italia vi sono solo un 30% di donne, mentre nei percorsi rivolti all’insegnamento solo il 9% uomini, ed in quelli legati ai servizi di cura solo 31% uomini, con picchi del solo 17.6 % di uomini nei licei psicopedagogici. Possiamo facilmente dedurre dai dati il quadro raccapricciante che, secondo l’Eurostat, vede la differenza di salario tra uomini e donne al 37%, il gender hour’s contributor gap (differenza di contribuzione tra uomini e donne) al 28% e il gender employement gap (differenza occupazionale tra uomini e donne) al 10.5% (dato occupazionale che in Italia risulta quasi duplicato raggiungendo il 17%). Ne è prova tangibile il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, ossia il cosiddetto modulo di dimissioni a cui le donne sono costrette in caso di maternità. Non da ultimo è necessario sottolineare quanto siano sempre più frequenti i fenomeni di mobbing e molestie e altre forme di violenza sul lavoro, così come di giudizio per gli stili di vita delle donne riguardo al loro stesso approccio al lavoro. Seppure è aumentato il numero di donne iscritte all’università, questo è ancora uno spazio fortemente maschile, in primo luogo per la difficoltà di accesso alle carriere universitarie da parte delle donne e delle ricercatrici, in secondo luogo per la declinazione stessa dello spazio universitario, eteronormato, maschile, fortemente retrogrado e giudicante. Nell’anno accademico 2014/2015 le studentesse iscritte ai corsi di laurea rappresentano complessivamente il 56% del totale, ma se la presenza è massiccia nelle aree delle “Scienze Umanistiche” (75%) e delle “Scienze Sociali” (61%), diminuisce man mano che si passa ad ambiti di carattere più scientifico o tecnico raggiungendo il minimo nell’area di “Ingegneria e Tecnologia” (31%). Gli stessi libri di testo, la scelta dei programmi e dei metodi di insegnamento, i canali della ricerca, riproducono stereotipi sessisti ed un modello etnocentrico ed eteronormato di formazione. Nella “migliore” delle ipotesi, poi, ci ritroviamo a studiare trafiletti tematici sull’ottica di genere, come se la storia e la cultura delle donne, la loro produzione accademica, artistica o politica, possa essere oggetto solo di specifico approfondimento, anziché parte strutturale, anche nel metodo, dei nostri corsi di studi. Solo raramente nei nostri atenei sono presenti consultori, che invece dovrebbero presidiare ogni università, distribuendo, come da anni facciamo richiesta, anticoncezionali gratuiti. Andrebbero avviati percorsi di collaborazione con i centri anti-violenza, così da costruire opportunità concrete per le donne per avviare percorsi di fuoriuscita dalla violenza, che continua a moltiplicarsi anche nei contesti universitari. In Italia, sono pari a poco meno del 27% le politiche adottate per garantire uguaglianza e parità di diritti, vale a dire che siamo al 32esimo posto su 49 paesi europei in materia di diritti delle persone LGBTQIA+ e lotta contro le discriminazioni. Riteniamo che un intervento nelle scuole in materia di educazione sessuale sia fondamentale, non solo come risposta alla strategia disinformativa basata sulla distorsione dei Gender Studies come “teoria del Gender”, ma un’affermazione di un processo di trasformazione culturale sia individuale che collettivo, urgente e necessario. La conoscenza sulla sessualità da una parte rappresenta uno strumento di sviluppo personale nell’autodeterminazione della propria vita affettiva e sessuale sia con consapevolezza e libertà e dall’altra permette lo scardinamento degli stereotipi sociali di genere, gettando le basi per una società in cui l’esclusione sociale e la violenza di genere/omotransfobiche non sono tollerate. Vogliamo che la nostra città e il nostro ateneo si schierino contro ogni forma di discriminazione delle donne dei soggetti LGBTQIA+ riconoscendo e includendo tutte e tutti. Il lavoro di cura, in cui rientra l’accudimento dei figli, si svolge prevalentemente tra le mura di casa, gratuitamente ed è da sempre prerogativa quasi unica delle donne. Con l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, queste si sono trovate a sostenere il peso di un doppio carico: da una parte quello lavorativo, dall’altra il mantenimento dei precedenti compiti nell’ambito della cura e dell’assistenza familiare, che sul lungo periodo rischia di metterle nella condizione di dover necessariamente scegliere tra l’uno o l’altro: oggi una percentuale sempre maggiore di donne decide di dedicarsi al raggiungimento dei livelli più alti della formazione e del mondo del lavoro, una scelta che spesso si pone come alternativa alla maternità. Anche qualora le giovani madri abbiano la possibilità di delegare l’accudimento dei figli, la scelta di ricoprire il doppio ruolo di madre e lavoratrice viene pagata al prezzo dei sensi di colpa generati dalla delusione di aspettative socialmente imposte. Viceversa, nel caso in cui decidano di dedicarsi alla vita familiare, sono costrette a rinunciare alla realizzazione delle loro potenzialità e alla valorizzazione delle loro capacità. Negli ultimi anni le problematiche legate alla conciliazione famiglia-lavoro hanno iniziato a riguardare anche gli uomini, ma la conciliazione famiglia-lavoro-studio non può essere svolta solo nell’ambito individuale: è necessario un intervento più ampio, che garantisca madri e padri in tutto il loro percorso genitoriale, mettendo in campo politiche sociali adeguate per permettere la realizzazione delle proprie aspirazioni, lavorative e familiari. Nel quadro di queste politiche rientra la nostra idea di Nido d’Infanzia in Università. Il progetto, si rivolge a studenti e studentesse con figli a carico e a lavoratori e lavoratrici della conoscenza. Ma nelle nostre intenzioni si propone anche come forma educativa sperimentale poiché prevede una formazione innovativa dei e delle tirocinanti che si occuperanno dei e delle minori. Saranno infatti coinvolte associazioni che operano sul territorio e che si impegnano nel promuovere attività per l’infanzia, che mirano ad un’educazione basata sui valori della cura dell’ambiente, sul rispetto dell’altro, sulla decostruzione degli stereotipi e sulla partecipazione attiva. I tirocinanti coinvolti saranno chiamati a fare molto più che un tirocinio di sostegno passivo alle attività già decise da un educatore professionista, grazie a questo progetto formativo il tirocinio consisterà nell’elaborazione e nell’applicazione di un modello educativo per l’infanzia innovativo, volto all’educazione alle differenze e alla cittadinanza attiva. La realizzazione di questo progetto avrà dei risvolti immediati, supportando la conciliazione famiglia-lavoro-studio, sia per le donne sia per gli uomini, così come nel futuro, attraverso un’educazione innovativa che decostruisca stereotipi e pregiudizi, sempre più frequenti nella nostra società. Questo doppio piano di intervento è previsto anche nel progetto, ancora in elaborazione, di apertura di un Centro AntiViolenza (CAV) all’interno della nostra Università, che sia a disposizione delle studentesse, del personale e delle docenti. Pensiamo a uno spazio accogliente e aperto, che offra un ascolto non giudicante e un supporto concreto a chi ne ha bisogno, ma sia anche un’occasione per studenti/esse e tirocinanti di giurisprudenza, psicologia, antropologia di fare pratica e svolgere un lavoro realmente formativo, in un contesto nuovo, a fianco delle figure professionali necessarie. Interventi di questo tipo sono fondamentali nelle nostre università dove discriminazioni e gerarchie di genere sono onnipervasive e quotidiane. Inoltre, sosteniamo la necessità di un sostanziale cambiamento nelle prassi di prevenzione e supporto sanitario nei confronti della comunità studentesca, garantendo ai soggetti in formazione un punto di riferimento e di ascolto in merito a una molteplicità di eventuali problematiche che emergono durante il periodo di studi. Essendo soggetti in formazione, che passano la maggior parte del proprio tempo all’interno del contesto universitario, è necessario avere un punto di riferimento all’interno dello stesso, in modo tale da garantire un’efficace comunicazione ed informazione. Le istanze precedentemente espresse si ispirano a un desiderio di rivendicazione del diritto alla salute, il quale è spesso posto in secondo piano a causa della distanza che separa gli studenti dal medico referente di base. Crediamo sia fondamentale porre un focus specifico sulle necessità di ciascuno studente, in particolar modo sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Prendendo in considerazione i dati in merito alla diffusione delle malattie sessuali, diviene evidente la necessità di organizzare delle giornate informative e mirate alla prevenzione di tali problematiche, anche attraverso la possibilità di sostenere i test per l’HIV. È importante assicurare un luogo confidenziale, che sia il più vicino possibile agli studenti e alle studentesse sia dal punto di vista logistico che dal punto di vista psicologico. Per questo motivo, vorremmo includere tra i servizi offerti, la presenza di uno Psicologo che possa ascoltare qualsiasi studente ne abbia bisogno, attraverso una semplice richiesta di consulto medico e di confronto, per poter superare i propri problemi e le proprie perplessità nel modo più sereno possibile. Crediamo sia necessario, inoltre, provvedere alla creazione di uno sportello medico aperto a tutti gli studenti dell’Università del Salento, fuorisede e non, all’interno degli spazi universitari. Per questo, al nuovo Sindaco chiediamo:
    • DIRITTO ALLA SALUTE:
      • Collaborazione con ASL Lecce per istituzione sportello medico itinerante, in particolare per studenti fuori sede, nei plessi universitari e nei quartieri ad alta residenzialità studentesca (es. San Pio);
      • Utilizzo medico di base temporaneo nella città di studio per tutti i soggetti in formazione fuori sede;
      • Agevolazioni per farmaci di cat. C per gli studenti, mediante convenzioni con farmacie e para-farmacie;
      • Agevolazioni rilascio certificazioni per attività sportive non agonistiche per gli studenti con medico nelle strutture CUS (ad es. ogni 2 sett. lo sportello itinerante si sposta al CUS).
    • CONQUISTE DI OGNI GENERE:
      • Sportello di ascolto in collaborazione con CAV per sensibilizzare sulla violenza sulle donne (es. collaborazione con casa delle donne lecce);
      • Convenzione tra Università ed esercenti privati per attuare scontistica sui prodotti igiene intima femminili, già considerati a livello statale beni di lusso;
      • Pubblicizzare campagna free sex per portare iva al 4% sui prodotti igiene intima e contraccettivi;
      • Collaborazione con LILA e organizzazione percorso di formazione sui rischi del sesso non protetto e malattie sessualmente trasmissibili.
Al futuro Rettore chiediamo:
  • ESSERE GENITORI NON È PIÙ UN OSTACOLO:
    • Sostegno alle studentesse e agli studenti genitori non lavoratori, che non si limiti alla sola esenzione di tasse, ma che dia la possibilità di affrontare serenamente la carriera universitaria dal punto di vista didattico;
    • Creazione percorsi di coinvolgimento richiedenti asilo con gli studenti;
    • Creazione di spazi destinati all’allattamento e alla cura dei bambini nelle sedi universitarie, per le studentesse, le dipendenti e tutte le cittadine madri.
    • Creazione di un asilo a disposizione di tutte e tutti (studentesse e studenti, Personale Tecnico-Amministrativo, ricercatori e ricercatrici, docenti) per creare un ambiente di formazione e lavorativo all’altezza delle necessità della comunità accademica.
  • UNIVERSITÀ SENZA CONFINI NÉ BARRIERE:
    • Attività a supporto degli studenti stranieri che non fanno parte dei programmi erasmus, ma che sono regolarmente iscritti a Unisalento: sportello informativo, corsi di lingua, affiancamento e orientamento nell’espletamento procedure burocratiche carriera/esami, supporto allo studio.
  • CONQUISTE DI OGNI GENERE:
    • Sportello di ascolto in collaborazione con CAV per sensibilizzare sulla violenza sulle donne (es. collaborazione con casa delle donne lecce);
    • Convenzione tra Università ed esercenti privati per attuare scontistica sui prodotti igiene intima femminili, già considerati a livello statale beni di lusso;
    • Pubblicizzare campagna free sex per portare iva al 4% sui prodotti igiene intima e contraccettivi;
    • Collaborazione con LILA e organizzazione percorso di formazione sui rischi del sesso non protetto e malattie sessualmente trasmissibili.
Se la città vuole garantire la tolleranza, la pace, la legalità e il rispetto dei principi della Costituzione, deve essere antifascista. Se l'Università vuole essere formativa, libera e anch’essa aderente ai principi della Costituzione, deve essere antifascista. Il discorso sulla tolleranza è complesso e merita una grande attenzione, ma ciò su cui possiamo convenire è che risulta concretamente contraddittorio tollerare gli intolleranti e legittimare ciò che nuoce alla tolleranza. l'Italia soprattutto ha il dovere di non dimenticare il passato e di mantenere saldi gli anticorpi della Resistenza contro ogni spiraglio fascista e intollerante. Il sapere ha un ruolo fondamentale nelle scelte politiche di ognuno, e se è vero che esso non si rivela comunque determinante per l'insorgere di uno spirito antifascista, sicuramente è un elemento imprescindibile per la tutela della libertà, della tolleranza, della pace. L'Università e la città devono schierarsi in maniera netta contro il neofascismo. Per questo al nuovo Sindaco chiediamo:
  • che si adoperi per chiudere le sedi di CasaPound, Forza Nuova e Blocco Studentesco presenti a Lecce, associazioni neofasciste che manifestano la loro natura politica in ogni esternazione pubblica e sui siti e le pagine ufficiali internet e social;
  • che promuova iniziative culturali e sociali finalizzate a tenere vive la memoria della Resistenza e la sensibilità antifascista;
  • che si impegni in una collaborazione ufficiale e costante con l’Osservatorio Regionale sui Neofascismi, mediante l’istituzione di una commissione apposita per la comunicazione con lo stesso;
  • che non consenta la realizzazione e la pubblicizzazione di manifestazioni o eventi pubblici organizzati da associazioni neofasciste o con finalità ed estetica di evidente richiamo al Ventennio
Al futuro Rettore chiediamo:
  • di impedire sempre e comunque il riconoscimento di associazioni neofasciste come Blocco Studentesco o Azione Universitaria all’interno del nostro Ateneo;
  • di prendere visione della proposta di modifica del Regolamento avanzata durante i lavori del Consiglio degli Studenti e di attuarla;
  • di avviare sulle associazioni, su proposta di un consigliere degli studenti e votata a maggioranza assoluta del Consiglio, un’azione di monitoraggio e di verifica sulle dichiarazioni pubbliche dei tesserati e in caso vengano riscontrati tratti violenti o tipicamente fascisti, di prescrivere all’associazione l’espulsione del tesserato responsabile del fatto. Nel caso in cui la responsabilità è direttamente imputabile all’Associazione e non al singolo tesserato, si preveda la decadenza del riconoscimento;
  • che promuova iniziative culturali e didattiche finalizzate a tenere vive la memoria della Resistenza e la sensibilità antifascista.
Il sistema di accoglienza italiano è farraginoso e può essere considerata una vera e propria macchina sistematica generatrice di irregolarità e clandestinità. Ora più che mai, in seguito all’emanazione del Decreto Sicurezza e alla diffusione del sentimento di odio razziale generato a partire dal nostro attuale Governo, è fondamentale l’impegno dei Comuni e dei luoghi di formazione affinché vengano poste le basi della pacifica convivenza di tutti. Il sistema legislativo in materia di politiche migratorie ha visto il susseguirsi di riforme e decreti che imponevano e impongono folli e ridicole condizioni di soggiorno tali da impedire, nella pratica, la possibilità di una permanenza regolare. Questo innesca un meccanismo sempre più esteso di illegalità: corruzione, lavoro a nero, sfruttamento, fino alla criminalità. Tutto ciò a partire proprio dall’ingresso nel territorio: in Italia, gli ingressi irregolari avvengono perché non esistono canali regolari di arrivo, quindi l’irregolarità sembra essere una tappa obbligata per il migrante. Queste condizioni risultano funzionali all’indebolimento del potere contrattuale dei potenziali lavoratori migranti, che si ritrovano quindi costretti ad accettare qualsiasi condizione pur di sopravvivere all’interno del nostro Paese, così che il migrante diventa il prototipo del lavoratore flessibile piegato dal sistema alla necessità di adattarsi e di essere sfruttato. Il fenomeno migratorio è irreversibile e irreversibilmente coinvolgerà sempre in primis i paesi dell’area mediterranea, quindi l’Italia e in particolare il Sud Italia. Di conseguenza risulta conveniente e ottimale operare nella direzione di politiche di integrazione interculturale e soprattutto lavorativa. Il lavoro, quello regolare, giustamente pagato e adatto alle attitudini individuali, è il primo e più importante passo dell’integrazione, insieme alla formazione scolastica e universitaria. Per questo, al nuovo Sindaco chiediamo:
  • che prenda una posizione politica contro il razzismo dilagante e fomentato da parte del Governo italiano e contro gli assurdi e pericolosi provvedimenti escludenti in materia di accoglienza e gestione delle politiche migratorie, e che spinga in primis per l’istituzione dello Ius Soli;
  • che si assicuri che i bandi di concorso per la pubblica amministrazione siano aperti a tutti gli stranieri con i titoli previsti dall’articolo 38 del Testo Unico del Pubblico Impiego, ovvero lungo soggiornanti, titolari di protezione internazionale, familiari dei cittadini comunitari;
  • che si assicuri che che le limitazioni previste per l’assunzione di dipendenti pubblici non siano applicate anche a rapporti che non siano di pubblico impiego, rispetto ai quali nessuna norma di legge consente l’apposizione di vincoli sulla base della cittadinanza o del titolo di soggiorno e rispetto ai quali quindi vige il generale principio di parità dell’art. 2 comma 2 del TU immigrazione;
  • che venga implementato il numero di esperti e mediatori culturali che seguano i processi di integrazione;
  • che vengano promosse politiche di integrazione, ad esempio l’organizzazione di laboratori e negozi gestiti da stranieri, la promozione di eventi culturali sul tema migratorio oppure organizzati da immigrati;
  • che venga sollecitata, nonostante il periodo cupo che l’Italia sta attraversando sul tema, l’implementazione di risorse all’interno degli SPRAR;
  • di operare una ristrutturazione completa a livello edilizio dei centri di prima e seconda accoglienza presenti sul territorio e di far sì che vengano assunte figure professionali esperte e capaci di seguire realmente gli ospiti nel loro percorso di integrazione, in primis rispetto all’apprendimento della lingua;
  • di trovare vie legali, sul modello di Torino, per permettere l’assunzione e l’impiego di migranti che hanno ricevuto il diniego per la richiesta dello Status di Rifugiato, e che si trovano quindi costretti a vivere nella clandestinità;
  • di impegnarsi pubblicamente con serietà e vigore, attraverso la creazione di misure speciali di controllo, nella lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo delle persone immigrate;
  • di istituire e potenziare degli uffici di collocamento formali con figure esperte che possano seguire il lavoratore anche dopo che questi ha trovato un impiego, di modo che il migrante possa evitare di ricorrere all’aiuto di associazioni o comunque a vie informali che non ne garantiscono la tutela;
  • di spingere le Questure a erogare permessi di soggiorno di vario genere a seconda del caso specifico, nel caso in cui avvenga il diniego dello Status di Rifugiato, piuttosto che operare per il respingimento e creare le condizioni per un soggiorno illegale;
Al futuro Rettore chiediamo:
  • che sia istituito, sul modello di Palermo, un regolamento interno all’Ateneo che permetta a chi è in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato di iscriversi all’Università;
  • che vengano messi in pratica strumenti di assistenza reali per studenti richiedenti asilo e soggetti migranti: potenziamento della sportellistica, accessibilità alle informazioni e supporto linguistico;
  • che prenda una posizione politica contro il razzismo dilagante e fomentato da parte del Governo italiano e contro gli assurdi e pericolosi provvedimenti escludenti in materia di accoglienza e gestione delle politiche migratorie;
  • che venga istituito uno sportello ad hoc con personale formato in maniera specifica sulle procedure burocratiche e amministrative di rilascio del visto o del permesso di soggiorno;
  • che l’Università assuma figure specificatamente formate che seguano personalmente ogni richiedente i documenti per tutto l’iter burocratico come interpreti e traduttori nella compilazione dei moduli e agli sportelli;
  • che vengano strette nuove convenzioni con paesi extra UE che facilitino il movimento degli studenti e dei professori e che siano in grado di arricchire le esperienze e le conoscenze degli studenti ed a interrompere quelle strette con alcuni paesi che portano avanti guerre ingiuste;
  • che vengano incentivati seminari, incontri e momenti di formazione e riflessione che promuovano l’adozione di una prospettiva interculturalista.
In data 7 maggio 2019, ci siamo recati presso la cittadella della ricerca e abbiamo avuto un confronto con la comunità studentesca presente in sede. Dal dibattito sono emerse alcune criticità da parte degli studenti stessi che ci hanno elencato le problematiche.
    • SERVIZI
      • SEGRETERIA STUDENTI: in seguito alle unificazioni delle segreterie, ma ancor prima che ciò accadesse, la sede non dispone più di una segreteria con cui interfacciarsi fisicamente e gli studenti lamentano la difficoltà nel dover consegnare le carte (es. carte per la procedura conseguimento titolo di laurea); per poter risolvere un dubbio vi è a disposizione unicamente un contatto mail o telefonico che comporta tempi di evasione molto ampi.
        SOLUZIONE SUGGERITA: o istituire uno sportello per due ore settimanali per permettere agli studenti di interfacciarsi direttamente con gli uffici; o digitalizzare la procedura di laurea per evitare ripetuti trasferimenti nella sede centrale.
      • BIBLIOTECA L’edificio non ha una biblioteca ricca dei volumi necessari allo studio dei corsi di laurea di ingegneria, la mancanza dei libri fa si che si hanno delle difficoltà notevoli nel reperire il testo anche per immediata consultazione, dato che i volumi sono presenti principalmente nella sede di Lecce.
        SOLUZIONE SUGGERITA: o Procedere all’acquisto dei volumi principali di tutti i corsi di studio presenti nella sede della cittadella; o Aggiornare i volumi, procedendo all’acquisto delle nuove edizioni maggiormente richieste dai docenti.
      • ORIENTAMENTO Le attività di orientamento sono svolte unicamente nella sede centrale del dipartimento di ingegneria e pertanto molti studenti delle scuole superiori non sono a conoscenza di questa sede distaccata, ottenendo un numero di iscritti al corso di laurea a brindisi molto esiguo.
        SOLUZIONE SUGGERITA: o Invitare le scuole superiori della provincia a visitare il complesso e a presentare la sede e i corsi presenti. o Spingere il CORT e l’università stessa a spostarsi nelle scuole per una nuova attività di orientamento o Istituire un OPEN DAY nella Cittadella.
      • SETTIMANA DEL LAVORO La presenza delle numerose aziende nello stesso complesso e in tutta la provincia è di vitale importanza per l’università e la sopravvivenza della sede ed è impensabile che i ragazzi che studiano nella sede distaccata non vengano coinvolti in prima persona nella settimana del lavoro che viene svolta due volte all’anno a Lecce.
        SOLUZIONE SUGGERITA: o Destinare una stanza della cittadella come ufficio per le aziende, in cui ogni azienda è libera di richiedere questo spazio e presentare la propria realtà agli studenti della cittadella e fissare colloqui proprio come accade nella settimana del lavoro, ma con la possibilità di farlo sempre.
      • EVENTI In tutto l’Ateneo vengono svolti, ripetutamente durante l’anno, diversi eventi che tagliano fuori gli studenti della cittadella. si invita quindi l’ateneo a impegnarsi a svolgere un paio di eventi.
      • EDILIZIA molti plessi sono abbandonati a loro stessi e i campi sportivi presenti sono esenti da manutenzione ordinaria non permettendo l’utilizzo degli stessi.la casa dello studente potrebbe essere messa a disposizione degli studenti che ne fanno richiesta, eventualmente beneficiari di borsa di studio, per far rinascere e rendere vivo il il complesso della cittadella.
    • DIDATTICA
      • PIANO DI STUDIO A differenza dello stesso corso di studio che si tiene presso la sede di Lecce, non sono presenti i tre curriculum (gestionale, materiali e meccanica)
      • ESAME DI INGLESE Nel piano di studio dei corsi di ingegneria è presente solo una idoneità per la lingua inglese e per questo il corso risulta essere molto superfluo. Ciò non dovrebbe accadere in quanto oramai nel mondo lavorativo la conoscenza della lingua inglese è di estrema importanza al pari dell’italiano.
        SOLUZIONE SUGGERITA ● Rimodulare l’esame di inglese in modo da fornire delle conoscenze specifiche per un futuro impiego lavorativo dello studente in ambito aziendale
      • ESAMI A SCELTA Nella sede suddetta è molto difficile selezionare un esame a scelta nel proprio piano di studio, obbligando gli studenti a spostarsi a Lecce per sostenere i suddetti esami, creando disagi notevoli rispetto allo spostarsi in una sede differente e non nota.
        SOLUZIONE SUGGERITA: o Prevedere appelli straordinari degli esami a scelta in modo tale che il docente dello stesso può sostenere la valutazione dello studente nella sede e in modo che ci sia un unico giorno (…). ● Inserire un elenco di esami a scelta che possano essere d’aiuto allo studente, che frequenta la triennale, con la scelta del percorso magistrale da intraprendere.
      • LABORATORI Da un anno il laboratorio di macchine a controllo numerico non viene più utilizzato in quanto il corso di laboratorio cam non è più erogato. Inoltre, il polo non dispone di nessun altro tipo di laboratorio.
        SOLUZIONE SUGGERITA: ● Reintegrare il corso di laboratorio cam come esame a scelta o inserire delle ore di laboratorio nel corso di tecnologia meccanica; ● Creare un laboratorio di stampa 3d e reverse engineering e inserire un esame a scelta basato su queste nuove tecnologie largamente impiegate nel mondo produttivo, oppure, inserire delle ore di laboratorio nel corso di tecnologia meccanica dopo un’introduzione a queste tecnologie mediante lezioni frontali. ● Aggiornare il laboratorio di informatica con computer più recenti che permetta agli studenti e docenti di utilizzare software cad, cam o di simulazione generica senza aver alcun tipo di problema.

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