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DIECI ANNI DALLA MORTE DI STEFANO CUCCHI

10 ANNI DALLA MORTE DI STEFANO CUCCHI

Roma, 15 ottobre 2009.

Stefano Cucchi viene portato in caserma dai carabinieri con il sospetto di spaccio, e tutto quello che ha addosso, tra cui un medicinale per l’epilessia, viene sottoposto a custodia cautelare. Nessun livido addosso prima dell’arresto, il volto tumefatto il giorno dopo, sotto gli occhi di tutti durante l’udienza per la conferma del fermo in carcere, ma il giudice finge di non accorgersi di nulla e continua freddamente con le domande di prassi, fissando come se nulla fosse l’udienza per il processo e confermando la custodia cautelare al carcere di Regina Coeli.
Stefano cambia atteggiamento: rifiuta il ricovero nonostante l’aggravarsi evidente delle sue condizioni, non parla con nessuno e continua a raccontare di essere “caduto dalle scale”, terrorizzato, presumibilmente, dalle conseguenze della denuncia e magari fortemente traumatizzato.

Ospedale Sandro Pertini, 22 ottobre 2009
Stefano muore. I carabinieri negano ogni responsabilità. Stefano pesa solo 37 kg.

Le ipotesi sulla causa della morte sono il risultato dell’impazzimento ridicolo e terrificante di una massa di omertosi. “Tossicodipendenza!”, “Sieropositività!”, “Ipoglicemia!”, nonostante le testimonianze di alcuni detenuto che avevano visto o sentito che Stefano era stato picchiato dai carabinieri e la battaglia portata avanti dalla famiglia.

Dopo 10 anni di vicissitudini giudiziarie, però, per una volta, grazie alla tenacia della famiglia e soprattutto della sorella Ilaria, la verità sta piano piano venendo a galla. Il nuovo processo vedrà la prima udienza il 12 novembre 2019 e tra le parti civili compariranno anche il Ministero della Difesa, l’Arma dei carabinieri e il militare dell’Arma Riccardo Casamassima.

Ma fin dall’inizio si sapeva chi fosse STATO. E non semplicemente qualche carabiniere un po’ su di giri che ha deciso di uccidere di botte gratuitamente un ragazzo di 31 anni, ma tutto il sistema istituzionale corrotto e strutturalmente deviato che ha nascosto e cerca tutt’ora di nascondere la verità.
Lo Stato italiano, e in particolare l’Arma, ha dato prova più volte di forme di prevaricazione violenta sui cittadini, in particolare su quelli indifesi o appartenenti a fasce socialmente marginali, per classe o per considerazione morale, rei di essere in qualche modo portatori di un certo spirito di ribellione o di aver infranto le leggi eticamente strutturali dello Stato borghese: parliamo di studenti scesi in piazza, tossicodipendenti etc, o giovani che per caso si trovavano di passaggio.

Sottoscriviamo quanto ripetuto più volte da Ilaria Cucchi, che lo Stato in primis dovrebbe assumere realmente questi eventi come deroghe a un sistema orientato verso il bene, e non come strutturali, pertanto dovrebbe in primis sentirsi leso e tradito, ma soprattutto responsabile, e schierarsi per la verità, in difesa dei cittadini.
Il fatto che ogni volta si cerchi di celare l’evidenza e tutelare violenti assassini, ci spinge a una riflessione più profonda, da cui sicuramente consegue la necessità di un mutamento dello stato attuale delle cose.

Stefano, Federico, Giulio, Manuel, Marcello, Aldo, Gabriele e molti altri ancora restano, fino a un cambiamento radicale del sistema, vittime dello Stato.

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