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CONTRO-CONFERENZA D’ATENEO

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In data 18 dicembre 2019, presso la sala studio di Studium 5 dell’Università del Salento, si è svolta la Contro-conferenza d’Ateneo, l’assemblea di tutte le parti accademiche in cui si è discusso del rilancio dell’Ateneo salentino nel contesto nazionale, che vede privilegiate le Università del Nord a scapito di quelle meridionali, secondo un sistema oscuro e corrotto.

Durante la Conferenza d’Ateneo di giugno, noi di Link Lecce – Coordinamento Universitario abbiamo pubblicamente annunciato che avremmo convocato questo momento di confronto per parlare concretamente dei veri bisogni dell’Università, abbandonando la formalità che caratterizza eventi istituzionali di questo tipo, e allontanandoci da un’atmosfera costruita che può inibire degli interventi “dal basso”. Abbiamo avvertito la necessità di aprire un dialogo libero e spontaneo tra le parti accademiche, affinché queste esprimessero la propria posizione rispetto al contesto universitario nazionale e territoriale, illustrando la condizione della propria categoria e provando proporre delle possibili soluzioni (anche di non immediata realizzazione) per risanare la situazione. 

Negli ultimi anni, l’investimento pubblico nell’istruzione universitaria nel nostro paese si è profondamente modificato, per una forte riduzione del suo ammontare e per una ripartizione asimmetrica di questa riduzione fra le sedi universitarie. Le riforme che si sono susseguite nell’ambito dell’istruzione, soprattutto negli ultimi 20 anni, hanno contribuito alla costituzione di un’Università sempre meno democratica, accessibile e libera. L’obiettivo di questi continui interventi era ed è plasmare un’idea di istruzione e ricerca basata sulle competenze, sullo spirito di auto-imprenditorialità, attraverso gli strumenti dell’autonomia e della concorrenza. Uno dei drammatici risultati di questo progetto è lo spaccamento del sistema universitario in Atenei di serie A e di serie B, una disparità nell’ambito della formazione strettamente dipendente dalle condizioni economiche del territorio. I danni che hanno provocato queste riforme sono ricaduti su tutte le parti accademiche, nessuna esclusa: la ricerca è stata gravemente ostacolata dai continui tagli, con le relative conseguenze sulla didattica e sulla qualità dell’offerta formativa, e a pagarne le spese sono stati, ovviamente, anche gli studenti, colpiti in aggiunta dall’aumento delle tasse, e da tutti i disagi che si subiscono vivendo in un ambiente di formazione privo dei finanziamenti basilari e con l’assenza di un piano di welfare studentesco. Il sistema di attribuzione dei punti organico risponde a una logica inconcepibile, che va a privilegiare solo i grandi atenei settentrionali in quanto considerati “meritevoli”, penalizzando ulteriormente gli atenei del Sud e privandoli della possibilità di rialzarsi. Il turn-over di ciascun ateneo è definito da un complesso e oscuro algoritmo finanziario, che rapporta il costo dei docenti in servizio alle entrate delle università: le entrate dipendono da quanto sono abbienti le  famiglie degli studenti, e da quanto sia possibile tassarle. Il reddito medio della famiglia di uno studente del Politecnico di Milano è nettamente superiore di quello di una famiglia romana o leccese, da qui le conseguenze sono facilmente deducibili e preoccupanti.

Le riforme politiche in ambito universitario si prefiggevano l’obiettivo di ridurre il rapporto deficit/PIL, ma hanno ottenuto il risultato opposto, come ha illustrato nel suo intervento il Prof. Guglielmo Forges Davanzati: le percentuali che si volevano ridurre sono aumentate, il definanziamento universitario ha ridotto il tasso di crescita di produttività del lavoro. Il docente ha anche denunciato l’alto tasso di emigrazioni intellettuali e sotto occupazioni intellettuali: continuiamo e esportare forza lavoro altamente qualificata senza avere benefici di rientro. I flussi di uscita delle università meridionali sono in continuo aumento, con il conseguente trasferimento di produttività e consumi (i giovani hanno hanno un livello di produttività e di consumi più elevato rispetto al resto della popolazione) dalle zone più povere a quelle più ricche, e le rimesse degli emigranti hanno segno negativo, a differenza di quanto accadeva nel periodo delle migrazioni degli anni ‘60 e ‘70.

 

Le costanti perdite e le penalizzazioni ricevute dagli atenei del Sud conducono a un aumento della tassazione studentesca. Nell’Università del Salento, la NO TAX AREA ha come soglia i 16.000 euro, in seguito alla conquista dei rappresentanti degli studenti di Link. Il limite imposto per legge è di soli 13.000 euro, ma riteniamo che la maggiore inclusività che caratterizza il nostro ateneo non possa che essere un punto di forza anche dal lato finanziario, poiché favorisce le iscrizioni. 

Durante la Contro-Conferenza d’Ateneo abbiamo preso in analisi ogni tema inerente la crisi e le potenzialità del sistema universitario: abbiamo parlato di didattica, impostazione aziendalistica, terza missione, rappresentanza, internazionalizzazione, precarizzazione, violenza e discriminazione di genere.

Gli interventi che si sono susseguiti provenivano da tutte le parti accademiche e hanno espresso forte preoccupazione per lo stato attuale dell’Università italiana e in particolare di quella salentina, ma anche convinzione nel volersi unire e migliorare le cose.

Crediamo che la Contro-Conferenza d’Ateneo abbia costituito un momento significativo per la Comunità Accademica, in quanto si è dimostrato portatore di un messaggio politico decisivo, rappresentativo di un Ateneo che prova, almeno per alcune sue componenti, a fermare un’infruttuosa lotta tra poveri e a portare avanti battaglie comuni.

 

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