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CON PATRICK ZAKY: LA RICERCA NON SI ARRESTA!

Giovedì 6 febbraio Patrick Zaky, ricercatore dell’ Università di Bologna – Alma Mater Studiorum è stato arrestato e sequestrato dalle autorità egiziane una volta atterrato all’aeroporto del Cairo.

Zaky frequenta presso l’ateneo un master in Studi di Genere e delle Donne, volto allo studio critico dei femminismi, in ottica post-coloniale, ed è un ricercatore in grado di connettere la passione per lo studio alla partecipazione politica. Infatti, Zaky è un attivista impegnato nella difesa dei diritti umani nell’Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR) e fortemente determinato nel denunciare le condizioni di repressione e di forti diseguaglianze politiche, economiche e sociali in cui l’Egitto è costretto dal regime di Al-Sisi.

Quello che si sa del ricercatore, come riportato dall’ Agenzia di stampa DIRE, è che nel 2018 aveva rilasciato un’intervista nella quale denunciava l’instabilità socio-economica del suo Paese, la restrizione di ogni spazio di espressione e l’oppressione di ogni tipo di dissenso.

Su quanto accaduto in questi giorni ci sono molte ombre: non è conosciuto il motivo del sequestro, se non il fatto che, nel 2019, era stato disposto un mandato di arresto per Zaky, tuttavia mai ricevuto né dallo stesso né dall’ambasciata italiana. Oscuro è anche il trattamento che ha ricevuto dalle milizie egiziane durante la prigionia: alcune fonti suppongono che sia stato sottoposto a torture ed elettroshock. L’unica certezza è che è stato privato del diritto di appellarsi al proprio avvocato e di potere contattare la propria famiglia.

Ancora più incerto è il futuro del ricercatore egiziano, e di quello di tante e tanti altri studenti, ricercatori e cittadini egiziani che si trovano quotidianamente a vivere in un regime autoritario e irrispettoso dei diritti civili, umani e sociali.

Quello che in questi giorni è accaduto a Zaky, non è altro che l’ennesimo attacco al mondo della ricerca e a chi la svolge: in Egitto non solo non è permessa la divulgazione di saperi non allineati alle volontà del regime, ma non è altresì permesso di formarsi al di fuori del Paese.

Purtroppo, dobbiamo ricordare oggi che un altro ricercatore italiano è stato barbaramente ucciso dal regime di Al-Sisi per il suo dedicarsi alla ricerca e alla difesa dei diritti dei lavoratori: infatti, sono trascorsi pochi giorni dall’anniversario della morte di Giulio Regeni, sull’omicidio del quale ancora non è stata fatta giustizia, nel totale disinteresse del Governo italiano, il quale non solo tende a silenziare il caso, ma anche continua a finanziare economicamente e con la vendita di mezzi militari il regime egiziano.

Condanniamo la repressione del regime di Al-Sisi, condanniamo l’arresto del ricercatore e attivista Zaky, senza dimenticare i continui arresti e le continue minacce a cui è soggetta la popolazione egiziana.

Non possiamo restare zitti di fronte a un’ulteriore deprivazione di ogni diritto umano, sociale, civile e politico, e di fronte alla chiusura da parte del Governo egiziano rispetto a tutte le forme di istruzione, sapere, ricerca e critica.

Chiediamo che il Governo italiano, si attivi subito al fine di chiedere verità su quanto accaduto a Patrick, che denunci i crimini perpetrati dal regime di Al-Sisi e che interrompa definitivamente i rapporti con lo stesso.

Esprimiamo la massima solidarietà al ricercatore Zaky, alla sua famiglia e alla comunità accademica tutta, che è stata colpita da questo atto violento e repressivo.

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