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Coronavirus: le nostre riflessioni

La pandemia causata dal Coronavirus ha generato panico in tutto il mondo. Non solo tra le popolazioni, ma anche tra le istituzioni si respira un clima d’incertezza che non fa ben sperare, almeno nel breve periodo.

Gli effetti di decenni caratterizzati da politiche deleterie nei confronti della “cosa pubblica” sono stati smascherati nel giro di pochi mesi, a dimostrazione dell’instabilità mondiale e della fragilità del “castello di cristallo”: l’emergenza in corso è stata in grado di svelare la vera faccia della medaglia del nostro sistema sociale, dimostrando le lapalissiane falle del modello capitalista.

Prima su tutte la Sanità: a uno dei settori più definanziato, sottoposto a ingenti tagli col susseguirsi delle leggi finanziarie, viene richiesto uno sforzo immane tramite il sacrificio e la dedizione di quelle poche donne e di quei pochi uomini votati alla vita e alla salvaguardia della stessa, talvolta precari.

Di poche ore fa, la bozza di un Decreto Ministeriale prevede l’eliminazione della prova scritta per l’abilitazione necessaria all’esercizio della professione dei laureati, cercando di limitare quell’imbuto esistente attualmente tra esercizio e laurea. Pochi giorni fa, inoltre, giunge l’intenzione del Governo di assumere 20mila unità tra medici, infermieri e OSS con un contratto a tempo determinato di 6 mesi e di aumentare le borse di specializzazione, pari a 5mila.

Allora vien da domandarsi quali siano le priorità, i piani e le scelte politiche che il Governo si sta ponendo, se il piano contingenziale possa essere una soluzione reale o se ancora una volta si dimostrerà una scelta fallace. Constatiamo con grande rammarico come i Governi che si sono susseguiti non siano mai stati capaci di leggere la fase politica e prendere le decisioni necessarie per operare in maniera ottimale, a lungo termine.

Il sistema economico è ormai al collasso: l’area continentale, già in recessione, difficilmente saprà rispondere al primo tracollo dell’economia cinese; generando una reazione a catena che ricadrà maggiormente sull’accesso ai servizi fondamentali di tutta quella parte della popolazione che, già in situazioni non emergenziali, spesso non è in grado di accedervi.

Il Decreto Legge del 28 febbraio prevede misure assistenziali come cassa integrazione e trattamento di integrazione salariale per i lavoratori sia pubblici che privati, sia dipendenti che autonomi. Evidentemente si apre uno scenario rispetto al quale, tuttavia, ancora non ci si è soffermati a ragionare: il tasso di disoccupazione in Italia corrisponde a 9.8 punti percentuali, un dato allarmante, che considerato il contesto emergenziale diviene ancor più tragico.

Bisogna forse modificare la concezione di “lavoro” e le modalità nelle quali viene garantito? Arriverà mai il momento in cui ci accorgeremo che il lavoro è l’istituzione fondante della nostra Repubblica e come tale dev’essere tutelato e garantito sempre e comunque? Necessitiamo di una modifica radicale del pensiero e dell’assetto societario, è ora il momento di rilanciare su delle politiche sociali che ricostruiscano il vero sistema di welfare di cui necessita uno Stato per poter permettere a tutti di avere strumenti adeguati al superamento delle difficoltà che si palesano all’orizzonte.

Di pari passo è arrivato il momento di alzare la voce nei tavoli di contrattazione istituzionali per una maggiore flessibilità, per evitare di sottostare a paradigmi finanziari catastrofici. L’austerity deve ora lasciare spazio al buon senso e al riformismo.

Sul fronte universitario, poi, questa emergenza sanitaria potrebbe aprire scenari drastici: la crisi economica influirà negativamente sulle disponibilità di ogni famiglia e di ogni studente, già costretti a pagare rette talvolta esorbitanti, per quello che invece dovrebbe essere garantito di diritto, l’istruzione ad ogni livello. Abbiamo quindi chiesto a livello nazionale garanzie sul sistema del diritto allo studio e sull’esenzione delle tasse per tutti gli studenti.

Da anni denunciamo gli effetti che avrebbero avuto i continui tagli all’istruzione, chiediamo un’istruzione realmente pubblica tramite un aumento delle sovvenzioni relative al piano dell’accessibilità e della ricerca; affinché sia realmente il sapere diventi faro guida di amministrazioni che da troppo tempo brancolano nel buio e non mera merce di scambio per il profitto e le logiche industriali.

Chiediamo una sanità pubblica, senza restrizioni, che riesca a rispondere alle esigenze della popolazione senza gravare sulle spalle di pochi e che non debba mai guardare al portafoglio del paziente prima di accoglierlo in una struttura. Il diritto alla vita è sacro e come tale deve sempre essere garantito, fornendo i giusti strumenti agli operatori del Sistema Sanitario Nazionale.

Vogliamo un Governo che si faccia realmente carico dei problemi che quotidianamente riscontriamo e che finalmente accolga le nostre istanze e ascolti la nostra voce!

Questo è un ultimo appello disperato da parte di una generazione dilaniata e martoriata nei confronti delle sovrastrutture responsabili, reso palese, chi l’avrebbe mai detto, da un’epidemia di portata globale.

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