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Manifesto – NOI LA VOGLIAMO LIBERA E CONSENSUALE

Questo manifesto è un prodotto collettivo nato dalla riflessione e dall’elaborazione di tant* di noi, e rappresenta le nostre posizioni riguardo la sessualità e come questa è percepita e influenzata dalle strutture e sovrastrutture sociali.
Soprattutto nel contesto immediatamente attuale riteniamo sia fondamentale superare la retorica dello scandalo che, rivolgendosi ai singoli casi come aberrazioni, impedisce un ragionamento collettivo sulla sistematicità dei problemi, smorzando ogni possibilità di superamento.
Le ultime notizie, relative al caso eclatante di revenge porn e più in generale di violazione dell’autodeterminazione personale, rispetto alle quali anche noi abbiamo provato delle naturali reazioni istintive di chiusura e paura, dimostrano la necessità di proporre un’alternativa: una rivendicazione del nostro diritto a vivere la sessualità in maniera libera, senza pressioni, paure, o vergogne; in maniera consensuale, che è la base di ogni rapporto, online o dal vivo; in maniera rivoluzionaria, perché quello che vogliamo richiede naturalmente un cambiamento radicale del modo di intendere i rapporti e la sessualità, libero da moralismi e ipocrisie.

CONSENSO: NON È SOLO UNA PAROLA!
Il consenso è affermativo… non solo nelle parole: è verbale e anche fisico!
Riteniamo che sia il necessario atto fondativo e il presupposto di ogni rapporto, a prescindere dalla sua natura (che sia occasionale o duraturo, che sia esclusivo o aperto). È un processo in divenire: il consenso può venir meno in qualsiasi momento (per esempio per un atto non condiviso o forzato) e una pratica non consensuale implica violenza.
Il consenso è anche un discorso di affermazione a prescindere dal “sì” e dal “no”, ma di partecipazione attiva anche attraverso le azioni e il linguaggio del corpo, per esempio.
E per te, cos’è il consenso?

RICONOSCIMENTO DELL’ALTR*: NON SIAMO OGGETTI
L’oggettificazione, per come la intendiamo noi, è l’atto con cui una persona è resa un puro oggetto sessuale e privata della sua soggettività e della sua capacità di autodeterminarsi, anche nel perseguimento e raggiungimento del proprio piacere.
Nel rapporto con l’altr* è fondamentale tenere presente che ci si interfaccia sempre con una (o più) soggettività, con necessità e desideri potenzialmente differenti dai nostri. Questa soggettività va riconosciuta e rispettata, impostando il rapporto su una mutua e reciproca comprensione e condivisione dei limiti e delle preferenze di ciascuno.

NON È COME NEI PORNO, NON È UNA PERFORMANCE
Rivendichiamo il diritto a considerare la sessualità una parte fondamentale delle nostre vite.
Il nostro rapporto con essa è condizionato da numerosi fattori: personali, sociali, legati alle esperienze.
Le aspettative, il disagio per il nostro corpo nudo, i confronti con altre esperienze, gli standard performativi che riecheggiano nella nostra mente mentre ci approcciamo all’altr*, i classici “sarò all’altezza?” o i “se non raggiungo l’orgasmo? magari fingo!”, sono le manifestazioni più frequenti del modello di riferimento dominante, quello eteropatriarcale.
Secondo questa visione, gli atti sessuali sono letti come performance, in cui ognun* recita una parte prestabilita, secondo dei ruoli di genere fissi e stereotipati, spesso in un approccio asimmetrico, in cui una sola persona è responsabile del piacere (e non per scelta, come nel caso del bdsm!).
La mancanza di un’educazione alla sessualità e all’affettività nei luoghi di formazione fa sì che l’unico strumento di conoscenza e apprendimento sulla sessualità sia il porno mainstream, che è parte integrante del modello dominante.
Vogliamo vivere la nostra sessualità in maniera libera. Per questo esigiamo sia una adeguata educazione nelle scuole e in Università, sia una pornografia alternativa e transfemminista.
“Non è come nei porno, porco mondo, è molto meglio”.

CONTRO MORALISMO E DECORO: QUANDO LO VOGLIO IO, NESSUNA VERGOGNA
La sensazione di vergogna, il senso di colpa, il disagio non dovrebbero mai avere niente a che fare con il sesso; eppure, anche le notizie recenti, dimostrano quanto la percezione comune sia lontana da questi principi.
L’attuale condizione che stiamo vivendo offre l’opportunità di rimettere in discussione il modo in cui viviamo la sessualità e di scoprire e riscoprire il nostro piacere.
Le dinamiche di controllo sociale del modello eteropatriarcale da sempre si ripercuotono sulla sessualità. Il nostro piacere viene chiuso in categorie prestabilite e standardizzate, finalizzate al controllo di tutte le soggettività femminili, femminilizzate o non eteronormate. Siamo contro la moralizzazione e l’imposizione del decoro: vogliamo la laicità, rivendichiamo la provocatorietà. Lo scandalo ha potere rivoluzionario.

DESIDERIO E/È PIACERE
Non abbiamo l’ambizione di dare una definizione da manuale di biologia di cosa sia il desiderio e cosa sia il piacere; vogliamo avviare una riflessione da condividere e strutturare insieme. La società eteropatriarcale reprime il nostro desiderio e impone un modello dominante al quale adeguarsi, estromettendo ogni alternativa (omo e bisessualità, transgender, inter-, asessualità, ecc.) ed etichettandola come deviazione dalla norma eterosessuale.
La narrazione mainstream a cui siamo abituati ci restituisce una lettura binaria del piacere, esclusivamente atto al raggiungimento dell’orgasmo maschile tramite la penetrazione: in questo modo, le nostre soggettività sono indistintamente impassivizzate, a prescindere dai generi e dagli orientamenti.
Crediamo sia necessario sfruttare la forza liberatoria dell’immaginario e ridare centralità all’intero corpo e alla pelle come elementi di piacere. Rivendichiamo i nostri desideri, i nostri bisogni, i nostri corpi.
“Sul sesso si combatte da sempre una battaglia che riguarda la libertà profonda dell’essere quello che si vuole”.

LINGUAGGIO: PORC* SOLO QUANDO LO VOGLIO IO
Le parole sono importanti e il linguaggio non è neutro: è, sia a livello collettivo che individuale, un elemento centrale nella costruzione delle identità. Questo implica che il linguaggio possa essere strumento di violenza, utilizzato nel contesto eteropatriarcale per costruire, imporre e ribadire rapporti di forza, di subordinazione, di possesso. Può avvenire tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica, o in entrambe.
Basti pensare agli aggettivi usati per offendere e insultare l’altr*, che fanno riferimento alla sfera sessuale di ogni soggetto (“frocio”, “troia”, “puttana”, “cornuto”, eccetera). Spesso questi termini diventano un significatore sociale di appartenenza a un gruppo, come dimostrano i numerosi casi di gruppi Telegram (ma sicuramente la questione non si limita a una singola piattaforma né al mondo online).
Allo stesso tempo, il linguaggio detiene un potenziale sovversivo, e dobbiamo riappropriarcene consapevolmente, scegliendo quando e quali parole usare e quali rifiutare, e decostruirne l’uso. La creazione di un linguaggio inclusivo permette di costruire concetti inclusivi e nuovi immaginari.

DECOSTRUIAMOCI: I RUOLI DI GENERE CI STANNO STRETTI!
La principale conseguenza di un’impostazione schematica e basata su ruoli definiti del rapporto sessuale, così come previsti dalla società eteropatriarcale, è una scissione tra atteggiamenti ritenuti “giusti” e comportamenti giudicati “scorretti” all’interno di una relazione. Il disattendimento delle aspettative imposte dal ruolo genera la paura di un giudizio negativo da parte del* partner e della comunità cui si appartiene, con effetti dalla portata psicologica enorme.
Il gioco dei ruoli attribuisce ai sessi delle prerogative definite e dei limiti stringenti, invalicabili, nel contesto di una generale repressione della libertà e della fantasia: da questa impostazione pregressa deriva il blocco psicologico da qualsiasi forma di deviazione dalla cosiddetta “mascolinità tossica”, ossia da tutto ciò che gli stereotipi patriarcali impongono ai ruoli. Concetti come premura, sensibilità ed emotività da sempre sono attribuiti alla sfera femminile poiché secondari e minori. Ma questo avviene unicamente perché deciso dalla società patriarcale! A noi, invece, preme ricordare che ognuno di questi tratti caratteriali è una prerogativa individuale, che in quanto tale nulla ha a che fare con il sesso biologico.
Se vogliamo rompere il ciclo della repressione e dell’adeguamento al modello eteropatriarcale, è necessario superarlo con un’educazione alla sessualità che fin dall’inizio del percorso scolastico scavalchi gli stereotipi e i ruoli consolidati, andando oltre la concezione binaria che contrappone uomo e donna, e lasciando ciascun* completamente liber* di trovare il modo migliore per esprimere la sua soggettività.
E tu, ti senti oppress* dal ruolo che la società ti ha imposto?

PADRON* E SOTTOMESS* SONO CON LE SAFEWORDS
Il sistema eteropatriarcale trova una delle sue cause e conseguenze più forti nell’asimmetria dei rapporti. I rapporti di forza si manifestano sia in spazi privati sia in spazi pubblici, e si giocano spesso sulla stereotipizzazione dei generi.
Nonostante i passi avanti fatti sul tema, il dominio dell’uomo bianco occidentale, aderente a un modello eteronormativo (e anch’esso stereotipato), continua ad essere affermato in maniera formale e sostanziale, attraverso forme di discriminazione e asserzione del potere.
Rifiutiamo di perpetuare queste stesse dinamiche all’interno delle nostre relazioni.
Superare il concetto del “padrone”, di una disparità fondamentale, di mansioni e prerogative già determinate, è necessario per poter costruire un’alternativa che sia libera e che rispetti le soggettività di tutt*.
Rivendichiamo il rapporto come laboratorio della rivoluzione, dove si sperimenta, in un contesto sicuro, un modo nuovo di approcciarsi all’altr* e a sé stess*.
Per questo abbiamo fatto riferimento con il nostro slogan al BDSM, che suggerisce concetti di consenso, fiducia e sicurezza. La “safe word” è una parola o una frase concordata che permette di interrompere in qualsiasi momento una pratica consensuale di subordinazione, portando di fatto a un superamento del paradigma del rapporto di forza.

RESPONSABILITÀ: “LA COLPA NON È MIA NÉ DENTRO CASA NÉ PER LA VIA”
“LA COLPA NON È MIA NÉ DENTRO CASA NÉ PER LA VIA”, lo abbiamo sentito intonare da migliaia di donne: nato in Cile, dal collettivo Las Tesis, è diventato un inno globale contro il victim-blaming, ossia il tentativo di convincere la vittima che è responsabile di qualsiasi violenza subita. E’ arrivato il momento di ribaltare completamente questa visione, di reagire e lottare contro chi continua a essere complice delle violenze di genere, sminuendole o appunto colpevolizzando la vittima e non l’aggressore.
Non solo: ancora oggi chi vive una sessualità libera e consensuale è oggetto di attacchi, moralismi e giudizi senza fondamento. E’ quindi importante respingere tali atteggiamenti e rivendicare il diritto di autodeterminarsi e vivere liberamente la propria sessualità, senza alcun tipo di vergogna, purché ci sia rispetto dell’altr*!

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