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LINK Lecce Coordinamento Universitario

Call per artisti #25aprile2020: poesie e brani

Ecco le poesie e i brani in prosa che gli studenti e le studentesse ci hanno inviato in occasione della Call per artisti lanciata da Link Lecce verso il 25 aprile. Resistere ora e sempre, con la lotta e poi con l’arte!

Un soldato di Carlo Galiano
Sono un soldato.
Non so neanche perché mi sono arruolato:
forse per dare onore alla mia terra
in questa futile e terribile guerra,
forse sono fuggito
dalla miseria in cui mio padre era finito.
Ma ora ho paura 
che abbia una fine ancora più dura 
di quella che avevo immaginato.
Volevo morire in un campo di fiori,
ma probabilmente morirò in un campo minato.
Qui non vedo più colori,
non sento più odori 
e sembra che a tutti girino i maroni.
Ma mi chiedo perché combatto per questi baroni,
che poco se ne fregano di questo Paese,
ma badano unicamente alle loro spese.
Le loro facce
sono marce
e noi poveri sventurati,
per ottenere un pezzo di pane sicuro,
rischiamo di essere fucilati contro un muro.
La guerra non ha dignità,
Toglie ogni speranza di tornare alla normalità.
Ti abitui al grigio,
alla desolazione,
al fatto che sei solo un coglione
con un’arma in mano,
pronto a finire chiunque per tornare a casa sano.

Libertà di Alessandra Basile
Cosa vuol dire essere liberi?
Il vuoto… Il vuoto si propaga, cresce.
Muoio dentro e vivo di ricordo, ma rimango nel presente.
Lì, ferma… A contemplare il paesaggio, ad ammirare il cielo nella sua
maestosità.
Ho paura, paura di non realizzarmi.
Quella Voce… parla nel mio cuore:
è quel Fuoco, quell’ardere che mi conduce a credere sempre più…
Fides: questa è la vera libertà.

Il figlio della lupa di Francesco Franzone
Una nuvola bianca danzava nel cielo
Mentre i petali rossi la seguivano.
Petali di rose
fuggite dal regime dello stelo
Felici dall’alto ridevano.

Un bambino apparve…con In mano la sua anima arida
I petali si posero al suo fianco
La nuvola promise al bimbo la libertà
Il bimbo però non volle cambiare branco.

Il batuffolo del cielo, al pargolo una domanda pose
come mai fosse di nero vestito?
“io sono il figlio della lupa”… Questo rispose.
Il batuffolo bianco andò via, nello sconforto stupito.

Quando la nuvola era ormai troppo lontana
Il fanciullo capì che libero…non era mai stato.
La sua anima fu rapita dalla lupa e lo portò nella sua tana.
Il piccolo, Ci ripensò…con la nuvola sarebbe volentieri scappato.

25 di Giulia Tornatola
Eri avversa,
Eri distratta,
Eri quasi spacciata,
ma ora come libera e rinata
rimembri allora mano alzata.
Aprile millenovecentoquarantacinque,
libera occupazione,
oggi e come allora venticinque,
donna da tenacia imposizione.
Tra cento forme disumane,
come vento maestrale
sei emblema e Resistenza militare.
Di docile dolore,
in forma epocale,
filtra il ricordo in festa nazionale.
Repubblica Italiana
Ora tanta spensieratezza ti addolora
ma  ogni anno ti ammalia,
oggi come allora,
Sei libera Italia.

Ricorderemo il 25 aprile di Clemente Moschettini
Non ho vissuto quelle giornate,
ma le leggo tra le pagine amare.
Rivivo a modo mio le sensazioni passate,
di chi un giorno non ha potuto parlare.
Rimane solo un ricordo atroce,
ma il suono che grida ora è più forte,
noi siamo umani di un dolore precoce,
che ha seminato solo realtà distorte.
Ci resta il silenzio per continuare a dimostrare,
che questa libertà non ce la possono levare.

“Bella ciao” è ciò che cantiamo,
perché resistito noi abbiamo,
al canto di un invasore,
che con sé lasciava solo dolore.
Lo ricordiamo il 25 aprile,
unendo il nostro impegno civile,
ma non basta descrivere quegli anni,
per rivivere tutti i veri affanni.
Tramanderemo le nostre idee a chi verrà,
perché l’unica parola da ricordare è libertà .

A volte ritornano di Lory Disco
A volte ritornano
come vetri sottili
le paure.
Tuonano con le parole
di chi le sa ascoltare,
oppure scalfiscono lente,
in una quiete bugiarda.
Ad ascoltarle serve coraggio,
come quello della luna:
è celata nel suo chiarore
ogni verità,
ma senza eclissarsi,
mostrando la sua luce
a chiunque conservi
l’audacia di ammirarla.
E resiste
in ogni notte densa.
Quel bagliore sommesso
si riflette nel mare calmo,
sorveglia il sonno
e la sua piacevole forma
sembra quasi essere
un annuncio perpetuo,
somigliante alla gloria.
Un sigillo di pace.
Quando ho paura
e guardo la luna,
la sua luce guarda in me
e mi racconta una bellezza
che solo ascoltarla
mi rende impossibile tradirla:
narra di amore
e di morte.
Quella luce
rende il mio cuore buono,
quel pianto partorisce la poesia.
Ed ho compreso come la fede
sia una questione di perseveranza.

Sogno di P. di Luca Iacono
Ho visto l’amore
in mezzo alla polvere
di morte e zolfo
da combattimento,
l’ho visto nell’ombra
di quel terrore
ch’era pervaso dal sentimento,
l’ho visto nel buio
dell’oppressione
e contro i codardi
dell’istituzione.

L’ho visto nel fiore
posato su un cumulo
di terra umido
che cura il bagliore
del sole e del vento
che fischia ancora
e del partigiano
ritarda l’ora.
Ed è nelle lacrime
di chi ha colpito
il proprio fratello
un passo più in là
del male borghese
che aveva tradito
la sorella libertà.

Di me si dirà che ho colpito forte
di me si dirà che ho inferto dolore;
si dica anche questo:
che sfidai la morte
combattendo col vile invasore.
Nella testa il sogno
della liberazione,
nel cuore il pugno
della rivoluzione.

Son nato col fascismo di Giulia Bellanova
son nato col fascismo

e polvere pesante
udiron gli occhi miei
prima di mirar le stelle liberate

son nato col fascismo

e urla nere
son impresse nel petto mio
appesantito dal crudele sguardo nemico

le catene son forti
pensai
solo perché son strette
le une alle altre

e resisti, solo se combatti

in una folla di sangue
al fianco dei miei compagni
non una non due
troppe volte mi lanciai

sfidando la morte

il tutto per amore

mi giocai la vita per una donna
che ora appartiene a tutti

dolci carezze dei miei nipoti
han preso posto
alle brutte immagini belliche

ma
se dalla mia finestra
il mio guardo si spinge
al lor domani
rivivo ogni orrore
con omertà
e negligenza

Sono nato col fascismo
l’ho combattuto
non fatemi morire col fascismo

What about freedom?… di Alessia Annino
Liberté, Egalité, Fraternité!
Vi siete mai chiesti perché questi sostantivi non si susseguono in ordine alfabetico? Semplice. Perché la libertà è il concetto più importante fra i tre, quello a cui nessun essere umano dovrebbe mai rinunciare. E invece lo abbiamo fatto. C’è chi è convinto si faccia per il bene di tutti, chi è più scettico e continua a gridare all’esagerazione. Chi abbia ragione è difficile dirlo.
Due mesi fa nessuno avrebbe mai immaginato di perdere una cosa così importante alla quale, però, c’è da dirlo, non ci avevamo mai fatto tanto caso sino a quel famoso 10 marzo 2020.
Tutto era più semplice prima di quella sera, quando ti svegliavi la mattina, rigorosamente in ritardo, e gli unici messaggi che trovavi appena acceso il cellulare erano del tipo:
“Buongiorno sto… colazione insieme?”
“Ma sei pazza? Mi sono appena svegliata. Poi il tempo fa cagare. Di uscire non se ne parla.”
Oppure: “Ti muovi a venire a lezione o ti devo occupare il posto finché il professore non ci saluta per
andare via?”
“No scema. Oggi vado a studiare in biblioteca. Ho da recuperare le vecchie registrazioni.”
Poi, da un giorno all’altro, i messaggi che ricevi cominciano ad essere diversi. Diversi perché, la sera del 4 marzo, il telefono chiede pietà a causa di chi smanetta sui gruppi Whatsapp per comunicare la chiusura dell’Università. Tutto è diverso perché tu, che fino a quel momento avevi creduto ai media che raccontavano della banale influenza, non sai se è più comodo continuare a credere alle loro barzellette oppure iniziare a pensarla diversamente. Tutto cambia. Cambia quando, dopo anni in cui si era parlato di lezioni ed esami online, ecco che davvero si inizia a virare in quella direzione. Il sogno di molti diventa realtà. Era anche il mio, di sogno. Alzarsi la mattina, camminare per inerzia fino al bagno per lavarsi la faccia, e un’altra spinta, sempre per inerzia, che ti fa arrivare alla scrivania. Fai colazione davanti a uno schermo e con una voce robotica che ti tiene
compagnia e che, ogni tanto, si ricorda di verificare che nessuno si sia addormentato e, soprattutto, che lui non stia parlando da solo. “C’è qualcuno? Mi ascoltate ancora?” Non deve essere una sensazione
piacevole… Dopo una settimana di euforia dovuta a questa novità, inizi a ripensare a quanto fosse bello alzarsi la mattina, prepararsi, dimenticare puntualmente qualcosa in camera, arrivare in aula, fare la corsa tra una
lezione e l’altra, correre in biblioteca sperando di trovare una sedia libera (anche se il tavolo non era compreso nel prezzo, tanto lo avresti trovato dopo), studiare lì, o fare almeno finta. Tornare a casa e
ricominciare il giorno dopo. Stesse persone, stesse azioni, stesso stress, stesse rotture di palle.
Era venerdì, esco per andare alla fermata dell’autobus. Le strade, deserte. Una Lecce spettrale che nessuno è abituato a vedere, nemmeno a notte fonda. La cosa inquietante, però, è che non era notte. Era
“semplicemente” il 6 marzo 2020. Cos’è successo da allora? Di tutto. Schieramenti politici su facebook. Chi ha ragione e chi ha torto.
Voglio andare a correre. Perché non posso portare mio figlio al parco? Ma la grigliata di Pasquetta la posso fare? E sul balcone posso cantare? E se vado dal mio vicino? Ma col mio fidanzato non mi vedo da
un mese. E se facessi la pizza? Quante volte posso andare al supermercato? Ho finito il lievito di birra.
No, scusate, la birra. Ma questa mascherina va bene? I guanti devo metterli per forza? Ho già portato fuori il cane? Ma come marescià, ci conosciamo da una vita, davvero devo pagare 500 euro di multa?
Mena cretino che una passeggiata al mare non ha mai ucciso nessuno. Promozione per tutti a scuola. No, non è giusto. È proprio una ministra di Azzo! I 600 euro dell’INPS. Devo fare nomi e cognomi. Chi è contro gli eurobond? E i MES? Conte ti amiamo ma ci stai togliendo la libera uscita. Conte libera tutti. Era meglio Salvini, Berlusconi. Per Benito chi vota? Non vogliamo il plexiglass in spiaggia. Ma si può andare al mare o è meglio la montagna? Io per quest’estate resto sul balcone di casa mia, almeno sto al
sicuro. Eh, ma il virus resta anche nell’aria. Novità sul vaccino? Si dice che l’America stia scoprendo cose nuove. Ma il virus è uscito da un laboratorio? Gli 007 ci risponderanno? Vogliamo la verità. È colpa del 5g. Stanno facendo l’app per tracciare gli spostamenti ma io non rinuncio alla mia privacy. Nemmeno io, meglio giocare su facebook a quale animale sono stato nella vita precedente. Basta, vado a fare un video su tiktok, che è meglio. Si parla di libertà. Libertà di pensiero, libertà di stampa, libertà di fare ciò che vogliamo. L’hashtag dell’ultimo mese e mezzo è stato chiaro “Io resto a casa”, così chiaro che è stato addirittura creato un
gruppo facebook in suo “onore”. Ma quando c’è da scegliere tra salute e libertà chi ha la meglio nel 2020? Io questa cosa non la so! So soltanto che ieri ero libera. Ciò che ricordo è che sono salita in terrazza, mi
sono seduta per terra, ho messo le mie cuffie e ho chiuso gli occhi. C’era un vento leggero, qualche nuvola nel cielo, e ho immaginato che di fronte a me ci fosse il mare. Perché io, in quel cielo, anche se ad occhi chiusi, riesco ancora a vedere il Sole!

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