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CORONAVIRUS: LA VERA EMERGENZA È IL CAMBIAMENTO CLIMATICO!

A partire dalla seconda rivoluzione industriale, alla fine dell’Ottocento, abbiamo imposto un’economia lineare in un Pianeta la cui vita funziona in modo ciclico. Abbiamo iniziato a usare le fonti fossili, e le emissioni di CO2 sono cresciute in modo esponenziale. Abbiamo iniziato a praticare gli allevamenti intensivi, in particolare di polli e suini, con mangimi contenenti antibiotici che hanno favorito epidemie (esempio influenze aviaria e suina). Abbiamo iniziato ad applicare l’agricoltura intensiva, un modello di coltivazioni improponibile, attraverso pesticidi (esempio glifosato) che alterano la flora batterica intestinale, principale protagonista del nostro sistema immunitario. Abbiamo iniziato a distruggere gli ecosistemi alterando gli habitat di molte specie animali, soprattutto selvatici, che più facilmente entrano a stretto contatto con gli esseri umani, andando a moltiplicare la probabilità del salto di specie di patogeni (esempio virus Ebola). Infine, con la globalizzazione abbiamo reso frenetici i trasferimenti di persone e merci in ogni parte del globo, favorendo la trasformazione di piccoli focolai epidemici in vere e proprie pandemie.

SALUTE E RISCALDAMENTO GLOBALE

Una continua crescita dell’inquinamento ha comportato un incremento delle malattie cronico-degenerative, con conseguente indebolimento di tutta la popolazione mondiale, che ora risulta meno idonea a difendersi da altre malattie, come quelle infettive. Le condizioni ambientali sono determinanti: basta pensare alla cosiddetta “influenza stagionale” che ogni anno, a causa dell’umidità dell’aria, persiste più a lungo fuori dagli organismi ospitanti. Dagli anni ‘70 sono apparse numerose nuove patologie infettive e spesso i picchi delle epidemie diventate “più famose” si sono verificati in corrispondenza di picchi di temperature di almeno 0,6 o 0,7 gradi oltre la media. Accadde, ad esempio, per la SARS e per l’Aviaria nel 2003, per la Suina nel 2009 e per la MERS tra il 2012 e il 2013 e, guarda caso, l’inverno 2019-2020 è stato il più caldo mai registrato (20°C a febbraio persino in Antartide).

Ad oggi le osservazioni epidemiologiche disponibili per Italia, Cina e Stati Uniti mostrano come la progressione della pandemia in corso sia più grave nelle aree caratterizzate da livelli più elevati di inquinamento atmosferico. Le condizioni meteorologiche che caratterizzano il Nord Italia ogni inizio anno (temperature basse e umidità elevata), possono creare un ambiente favorevole alla sopravvivenza del Coronavirus SARS-CoV-2; soprattutto in Pianura Padana (zona con l’aria più inquinata del Paese) dove attualmente si contano oltre il 40% dei positivi al Coronavirus e circa il 60% dei deceduti rispetto al totale nazionale. Ma non solo: il virus è stato ritrovato sul particolato atmosferico, in cui rientrano anche le polveri sottili prodotte dall’attività industriale, e dunque alte concentrazioni di particolato aumentano la persistenza del virus nell’aria.

ECONOMIA ED ECOLOGIA

Come immaginiamo il mondo dopo il Coronavirus? Tornare a “come stavamo prima” significherebbe continuare a vivere in uno stato di rischio permanente. Significherebbe aver perso l’unica grande occasione che la pandemia ci sta offrendo: quella di intraprendere con decisione un percorso di transizione verso sistemi produttivi equi ed ecologici, abbandonando il neoliberismo che punta al massimo profitto noncurante degli aspetti socio-economico-ambientali.

Risolveremo questa crisi globale e trasversale solo mettendo in discussione l’organizzazione ad oggi insostenibile delle attività antropiche. Per far fronte a questa crisi, quindi, non dobbiamo impedire la libera circolazione di merci e persone, bensì è indispensabile ripensare tutto, a partire dal sistema dei trasporti, dalle attività produttive, dall’agricoltura e dall’allevamento.

È necessario che l’Europa dimostri lungimiranza continuando e rafforzando il percorso verso un’economia resiliente e sostenibile per il Green Deal europeo, rendendo la distribuzione dei fondi pubblici subordinata agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e riformando le norme fiscali per garantire continui investimenti nella decarbonizzazione al fine di ridurre le emissioni nocive.

Il Coronavirus di oggi è una reazione, tra le tante, allo stress che causiamo alla Terra. La vera emergenza non è l’epidemia ma il riscaldamento globale. Se non facciamo qualcosa per fermarlo, il futuro potrebbe presentarci nemici peggiori.

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