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TAP, FIGLIA DI UN SISTEMA CHE PRODUCE MORTE

Il 27 maggio, lungo il percorso dell’Interconnessione TAP-SNAM, che dovrebbe collegare il PRT di TAP nelle campagne di Melendugno con la centrale SNAM Brindisi, è morto Simone Martena, operaio saldatore per una delle ditte appaltatrici di SNAM. A 35 anni è rimasto schiacciato dalla macchina utilizzata per la posa delle tubazioni, la Pipe Welder.

La logica che sottende il progetto di TAP, opera inutile e dannosa che genera solo morte e devastazione, non è estranea a questo tragico episodio. Innanzitutto, per mesi il Movimento No Tap ha denunciato le condizioni del cantiere del gasdotto: del resto, a quanto dicono le prime notizie, avrebbero avuto un ruolo decisivo nella morte di Simone Martena i carichi sospesi e il forte vento di questi giorni. Come dichiara il Movimento: «operai che cercano di controllare un carico sospeso per il forte vento, sui cantieri del metanodotto, noi ne abbiamo visti a decine. Era la prassi per direzionare i carichi nei pressi del pozzo di spinta di San Basilio». Inoltre, TAP è figlia di una logica produttiva che ignora gli interessi dell’ambiente e delle persone e, soprattutto, dei lavoratori, le prime vittime di un sistema che privilegia le poche, grandi società azionarie, anche sacrificando la salute e la vita.

La notizia della prima morte bianca collegata a TAP arriva nel momento in cui è ormai chiaro che la traiettoria retorica delle istituzioni ci stia conducendo nel campo indicato dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “una stagione di doveri e sacrifici, per tutti”. Una traiettoria che asseconda le logiche di quel padronato che durante la pandemia ha spinto affinchè si continuasse a lavorare e ha cercato di ricavarsi sfacciatamente una posizione di vantaggio. 

Le problematicità strutturali del nostro sistema produttivo, sul piano nazionale e con le necessarie implicazioni organiche col sistema globale, restano le stesse di sempre. In relazione al contesto attuale anzi, per la condizione dei “lavoratori soldati” di Bonomi, è difficile non prospettare un arretramento in assenza di lotte.

In un sistema in cui si affermano le ragioni del profitto sulla vita e sulla dignità si muore ancora di lavoro. Che ciò avvenga per un progetto inutile e dannoso ci è ancora più intollerabile.

TAP è l’ultimo tratto del gasdotto che parte dall’Azerbaijan, approda sulle nostre coste e prosegue in Europa, rappresentativo di un modello capitalistico in cui si continuano a favorire gli interessi delle multinazionali anteponendoli alla tutela ambientale e alla salute dei cittadini. L’intero progetto risulta del tutto inutile ed è responsabile di innumerevoli  danni ambientali: l’espianto di ulivi millenari, la distruzione di ecosistemi, l’aumento di gas nocivi emessi dalla camera di depressurizzazione. Il tutto grava su un territorio che presenta già un alto tasso di emissioni, dovute ad altre aziende inquinanti presenti.

La natura del territorio, cui si lega fortemente la cultura e la tradizione della popolazione locale, viene stravolta sotto il segno dell’incostituzionalità e dell’antidemocraticità, pienamente avallati dai governi succedutisi. A consolidare le dinamiche di una classe imprenditoriale i cui contorni d’azione spesso sfumano con l’operato malavitoso, in continuità di fini, numerose sono le criticità rilevate dai cittadini, tra cui l’inquinamento della falda acquifera e lavori senza permesso. Il cantiere, ricordiamo, non si è fermato nemmeno durante la pandemia.

L’industria estrattiva, le grandi infrastrutture che già vengono prospettate, la totale disattenzione della questione climatica nel più generale quadro di ristrutturazione capitalistica verso cui ci affacciamo sono la lampante testimonianza dell’incompatibilità con la vita e la natura che le nostre democrazie parlamentari propugnano. Al momento, il contesto pandemico sembra aver influito su questi processi e nei rapporti sociali solo a vantaggio di una visione del mondo e dei valori che fin qui l’hanno accompagnata.

Non è più possibile morire sul lavoro, non è possibile tollerare la presenza di questo mostro che è TAP sul nostro territorio.

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