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Tavolo regionale sulla “Next Generation EU” – Le nostre richieste

Siamo stati convocati, come rappresentanti degli studenti, al Tavolo regionale sul Recovery Fund del 16 marzo 2021.

A un anno dall’inizio della pandemia, i problemi irrisolti della componente studentesca di questo Paese e di questa Regione sono per molta parte ancora al loro posto. Nonostante l’importanza centrale che hanno assunto i saperi nel contrasto alla pandemia, nonostante l’emergere a piena forza di quelle diseguaglianze strutturali che caratterizzano l’intera società occidentale e nonostante il cambio di rotta assunto dalle istituzioni europee in quanto all’intervento pubblico nell’economia, la svolta necessaria nelle scelte politiche non è ancora arrivata. È per questo motivo che riteniamo importante che questo tavolo sia una reale occasione di confronto, e non un semplice passaggio formale di consultazione.
L’occasione del Next Generation EU non deve andare sprecata. Ci sono tanti passi avanti da fare nel campo delle misure economiche a supporto degli studenti e delle studentesse, nel campo dell’assistenza e dei servizi alla persona, come anche rispetto a quei fattori strutturali che significano importanti difficoltà nell’accesso all’istruzione e alla formazione nella nostra Regione. Intervenire nel diritto allo studio, nell’ampliamento delle misure di sostegno sul piano dell’assistenza sanitaria e psicologica, nella mobilità e nei trasporti e sulle strutture e gli spazi fisici e immateriali del sapere è quanto mai importante in questo momento storico, ed è ciò che a nostro parere deve emergere dalla discussione di questo tavolo. 

Come studentesse e studenti è fondamentale in questo momento creare compattezza e pretendere quello che ci spetta. Per questo nasce la nostra campagna nazionale “Studenti Uniti contro la Crisi”, le cui rivendicazioni abbiamo portato anche a questo tavolo istituzionale.

Le nostre richieste presentate alla Regione si collegano a quelle che abbiamo fatto al tavolo regionale da noi richiesto e tenutosi l’8 febbraio, ma si propongono di riformare il welfare studentesco a livello strutturale e uscendo dall’ottica emergenziale.

COSA CHIEDIAMO:

  • Contributo strutturale per la riduzione del digital divide: i bonus per l’acquisto di device non possono più essere pensati come forme di contributo una tantum. Bisogna renderli strutturali, sia in previsione della possibilità di proseguire con le attività a distanza fino alla fine dell’emergenza pandemica, sia a sostegno di una formazione integrata con il digitale che non può e non deve essere un elemento di ulteriore disuguaglianza né di sfiducia nei confronti del sistema formativo. Deve essere pensata come una misura universale, accessibile a quante più fasce di reddito possibile e priva di barriere di merito. 
  • Contributo affitti: gli studenti e le studentesse fuori sede hanno dovuto attendere a lungo che venisse introdotto un contributo che ristorasse le spese dovute alla pandemia. Il problema del costo degli affitti e in generale dell’accessibilità delle città universitarie, però, non è legato esclusivamente all’emergenza sanitaria: è anzi un problema che molto spesso determina un’importante barriera all’accesso ai saperi. Occorre immaginare forme strutturali di contribuzione sugli affitti anche oltre il sistema del diritto allo studio regionale.
  • Revisione dell’apparato di diritto allo studio universitario: sebbene nella nostra Regione si sia raggiunta da tempo la copertura totale delle borse di studio, è quanto mai opportuno riflettere sulle difficoltà che gli studenti e le studentesse riscontrano nell’accesso a quel sistema. Da un lato bisogna immaginare, per gli studenti e le studentesse iscritti al primo anno di corso, delle forme di erogazione anticipata che forniscano un sostegno reale, evitando che quel contributo si concretizzi in una semplice forma di rimborso spese. Da un altro, è necessario immaginare misure e modalità che garantiscano un supporto anche alle categorie escluse per reddito o per merito, in assenza di una riforma nazionale in questo senso.
  • Reddito di formazione
  • Medicina di base: gli studenti e le studentesse fuori sede hanno bisogno di un pieno accesso ai servizi sanitari della Regione Puglia, a partire dalla possibilità di indicare un medico di base nella città in cui studiano. 
  • Supporto psicologico: la fase di emergenza epidemiologica ha disvelato un forte bisogno che è stato troppo a lungo trascurato, che è quello che riguarda la salute psicologica e gli strumenti di supporto e counseling. Bisogna immaginare un sistema che integri i servizi di counseling pensati e introdotti dall’Adisu e dagli Atenei con un servizio generalizzato di accesso al supporto psicologico, immaginando un collegamento con la psicologia di base che la Regione Puglia sta provando ad introdurre. 
  • Contrasto alla violenza: sensibilizzare alla consapevolezza sul fenomeno della violenza, abusi e molestie di genere dovrebbe essere un compito primario dei luoghi di formazione; contestualmente, gli stessi luoghi dovrebbero essere spazi sicuri per ogni soggettività, liberi da dinamiche di prevaricazione e abuso. Per questo motivo chiediamo l’istituzione di sportelli anti-violenza gestiti da C.A.V. all’interno delle sedi universitarie.
  • Mobilità e trasporto pubblico: il tema dei trasporti è da sempre problematico nella nostra regione.Il costo del trasporto pubblico risulta spesso insostenibile, e c’è la necessità di rivedere tanto l’organizzazione delle corse quanto il parco mezzi. Il PNRR è una grande occasione di recuperare su un problema strutturale, immaginando una piena gratuità del trasporto pubblico per studenti e pendolari, inquadrando il problema anche nell’ottica della mobilità sostenibile. 
  • Accesso al digitale: occorre immaginare una piena transizione digitale delle pratiche rivolte agli studenti e alle studentesse, associata a una forte integrazione dei servizi digitali dei sistemi bibliotecari fra atenei, comuni, province e regioni. 
  • Spazi per la didattica: il problema degli spazi per la didattica è da sempre critico nei nostri atenei, con aule la cui capienza spesso non è bastevole ad accogliere gli iscritti. Oggi, con la prospettiva del Next Generation EU, è necessario immaginare un forte coordinamento tra la Regione, le istituzioni locali e gli Atenei per ampliare gli spazi per la didattica, in una prospettiva di sostenibilità e riqualificazione urbana. 
  • Residenze universitarie e mense: se la copertura totale delle borse di studio è garantita, quella dei posti alloggio risulta essere ancora ben lontana. Occorre recuperare spazi per allestire nuovi studentati nelle città che rappresentano sedi universitarie, al fine di assicurare una piena accessibilità delle città e la pienezza dei diritti di studenti e studentesse. Vi è inoltre la necessità di ampliare la diffusione del servizio mensa, implementando le mense Adisu e strutturando una copertura anche delle sedi universitarie in cui ad oggi si ricorre a meccanismi di rimborso paralleli. 
  • Spazi per lo studio e il coworking: la carenza di spazi per studiare è spesso emersa nel dibattito regionale, sia per quanto attiene alle città universitarie, sia al di fuori di esse. In particolare, la notevole presenza di pendolari negli atenei pugliesi richiede una risposta su entrambi i fronti: da un lato occorre aumentare il numero di sale lettura nelle città universitarie; dall’altro è necessario immaginare la creazione di spazi per studiare anche nelle varie declinazioni territoriali, tanto nelle città quanto nei piccoli comuni. Il coworking, in questa direzione, è una prospettiva che può essere assunta come volano per la realizzazione di interventi diffusi nel territorio, costruendo città e comuni accessibili a giovani lavoratori e studenti allo stesso tempo. 

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