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Antimafia


Il territorio pugliese è stato terreno fertile per la proliferazione delle mafie e delle criminalità organizzate, soprattutto della Sacra Corona Unita, articolata in diversi nuclei facenti capo a famiglie locali. Nei contesti sociali, in cui le le giovani generazioni spesso non hanno prospettive per un futuro lavorativo e spesso non sono supportate nel proseguimento degli studi, scenari diffusi soprattutto tra le periferie e tra i paesi del territorio pugliese, la SCU agisce e prende consenso, promettendo una “alternativa”, una via d’uscita valida dal mezzogiorno.

Nel corso degli anni le mafie hanno riorganizzato e modificato il loro modus operandi: gli scontri e le lotte tra clan sono ormai un ricordo lontano e sempre meno frequente. Nei nostri territori le mafie hanno iniziato ad operare in diversi settori, quali quello ludico, soprattutto d’azzardo, lucrando su alcuni individui che dovrebbero essere tutelati dalle Istituzioni. E ancora, con l’esplosione del processo tecnologico e la rilevanza imprescindibile della rete, le mafie hanno sviluppato sistemi di riciclaggio del denaro dalle criptovalute provenienti dall’E-Commerce illegale. Fenomeno ancora troppo diffuso rimane il caporalato, dove i lavoratori sono costretti a delle condizioni disumane, senza la riserva di alcun diritto, per pochi spiccioli.

Queste modifiche nel metodo e nelle modalità operative delle mafie ci hanno portato a credere, sol perché operano tramite processi invisibili o nascosti, che la criminalità organizzata è meno radicata di quanto si pensi. Ma questo è ben diverso dalla realtà che ci circonda. Ancora oggi le mafie per ottenere fonti di guadagno puntano a usare metodi come l’usura, l’estorsione, il traffico di sostanze stupefacenti e la corruzione degli enti pubblici, privati. Il loro fine ultimo è quello di riuscire ad influenzare e a inserirsi nel sistema politico-amministrativo.

Proprio nel territorio leccese sono tanti gli esempi di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose. Emblematici i casi di Surbo, Parabita, Sogliano e Manduria, sintomatici di infiltrazioni e di continue collaborazioni tra organizzazioni mafiose e politica che non fanno altro che ledere il territorio continuamente martoriato da queste dinamiche. Il fenomeno mafioso non si riduce solo all’organizzazione criminale della SCU. Il nostro settore agricolo ed enogastronomico è vittima di un attacco criminale, che si serve di contraffazioni e adulterazioni alimentari, compromettendo la qualità e la sicurezza dei prodotti, allo scopo di battere la concorrenza e alterare il mercato.

Le agromafie si integrano e rafforzano con il fenomeno del caporalato, pratica che si basa sulla manovalanza a basso costo e lo sfruttamento dei lavoratori, principalmente immigrati, e con le ecomafie. Queste ultime consistono in discariche abusive, interramento di rifiuti tossici e abusivismo edilizio, tutte attività che contribuiscono al saccheggio e alla contaminazione dei nostri territori e al profitto della criminalità organizzata.

Importante sottolineare il dato oggettivo che le mafie, all’interno del nostro territorio e non solo, acquisiscono consenso sociale in quanto agiscono là dove l’intervento statale è assente, là dove lo Stato non riesce a sostenere i suoi cittadini che vengono lasciati soli, tanto nelle periferie, sempre più abbandonate e lasciate a se stesse, tanto nel sistema di welfare che necessita di un intervento reale di costruzione e crescita sociale. E’ in questo contesto che dobbiamo interrogarci su quale possa essere il nostro ruolo all’interno dell’Università e del nostro territorio per poter realmente affrontare ed esercitare una reazione al sistema mafioso che attanaglia la nostra area. Il problema mafioso è radicato nei cittadini anche perché strettamente legato e connesso alla problematica della sua percezione, in quanto spesso e volentieri la sua pericolosità e la sua presenza viene sottovalutata e presa sotto mano; è evidente come il problema non viene etichettato come tale e questa considerazione viene inglobata anche nel sistema universitario e nella percezione che gli studenti e le studentesse hanno della tematica in questione. Partendo da queste considerazioni è fondamentale incrementare la collaborazione con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che da più di vent’anni combatte per una giustizia sociale reale, libera da infiltrazioni e organizzazioni criminali che ledono l’intera società civile. Bisogna, come sindacato studentesco, sviluppare un dialogo sempre più profondo con questa associazione non solo attraverso seminari ed incontri formali ma cercando di far entrare la sua battaglia all’interno delle mure universitarie cercando di sviluppare delle assemblee aperte e pubbliche con le studentesse e gli studenti, bisogna, in tal senso, liberarci da logiche seminariali dedicate alla tematica antimafiosa spesso relegate al mero ricordo e mai proiettate a soluzioni e a obiettivi concreti di cambiamento.

A tal proposito, risulta fondamentale utilizzare il sapere e il ruolo sociale dell’Università per cercare di ricostruire la lotta antimafiosa, cercando di utilizzare un osservatorio permanente delle dinamiche mafiose che possa dare la possibilità proprio agli studenti di analizzare continuamente tutte le infiltrazioni presenti nel nostro territorio per cercare finalmente di sviluppare un reale contrasto all’apparato mafioso.

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