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Diritto allo Studio


Il diritto allo studio è l’unico strumento che garantisce l’accesso alla formazione universitaria per chi non ha le possibilità economiche di sostenere tutte le spese connesse alla carriera universitaria. Il welfare studentesco prevede, oltre all’erogazione di un importo in denaro e all’esenzione delle tasse universitarie, anche i servizi di alloggio, mensa e accesso alla cultura, che richiedono costanti investimenti per una copertura totale del fabbisogno. Tuttavia, non sembra essere questa una priorità degli ultimi governi, in particolare del Governo 5 Stelle-Lega e ne è una chiara dimostrazione il taglio di 30 milioni alle borse di studio previsto nella legge di stabilità del 2019. Il Fondo Integrativo Statale, principale fonte di finanziamento delle borse di studio, subisce continuamente tagli, poi incrementi insignificanti e poi ancora congelamenti parziali delle risorse. L’investimento che occorrerebbe per coprire il fabbisogno finanziario regionale per la spesa per il diritto allo studio costituirebbe comunque una cifra irrisoria rispetto all’investimento degli altri paesi europei: in Italia solo il 12% degli studenti universitari è idoneo alla borsa di studio, contro il 28% della Spagna e il 32% della Francia. Alla penuria di risorse statali si aggiungono requisiti di merito per l’accesso ai benefici molto restrittivi, che innescano un circolo vizioso a cui è difficile sottrarsi. Lo studente privo di mezzi infatti è costretto a cercarsi un lavoro per sostenere tutte le spese, nell’attesa che gli venga liquidata la borsa di studio, diminuendo il tempo per lo studio e rischiando di non conseguire i crediti necessari richiesti dal bando di accesso. Nel nostro contesto economico-sociale, inoltre, la maggior parte degli studenti lavora senza alcun tipo di contratto registrato, senza tutele, e ciò comporta l’impossibilità di essere riconosciuto dall’università come “studente-lavoratore” e di usufruire delle agevolazioni previste. Il sistema quindi risulta essere un paradosso: creato ad hoc per i “privi di mezzi”, li costringe invece a rimanere tali. E la borsa di studio si configura come un mezzo per rispondere alle minime necessità e non come un incentivo alla formazione e alla cultura.

In Puglia la platea dei beneficiari diventa sempre più ampia, sia perché le politiche adottate dagli atenei negli ultimi anni prevedono l’apertura di nuovi corsi di laurea dal curriculum accattivante, sia perché la crescente disoccupazione nel territorio spinge sempre più giovani diplomati a ripiegare sulla carriera universitaria. Nell’anno accademico 2018/2019 in Puglia sono stati 17mila gli studenti beneficiari di borsa di studio, 2mila in più rispetto al 2017/2018.

La Regione già da qualche anno riesce a garantire la copertura totale delle borse tuttavia, sussistono problematiche divenute ormai croniche nel sistema regionale di welfare studentesco. Oltre ai tempi di erogazione troppo lunghi, le criticità maggiori riguardano i servizi alloggio e mensa erogati dall’Adisu, l’ente regionale per il diritto allo studio. Ogni anno, infatti, sono centinaia i richiedenti posto alloggio che non possono usufruire del servizio a causa della mancanza di posti, dovuti alla scarsità delle residenze universitarie sparse sul suolo pugliese: solo il 60% degli studenti fuori sede idonei risulta assegnatario del posto alloggio. Le criticità maggiori riguardano gli studenti che si iscrivono al primo anno che rientrano in un’unica graduatoria e ai quali vengono assegnati solo il 25% dei posti letto con il restante 75% spettante agli studenti di anni successivi, è chiaro come ciò, unitamente alla mancanza di posti letto, diventi una effettiva barriera d’accesso in una fase così delicata quale quella dell’inizio degli studi universitari. Le residenze inoltre, presentano molto spesso criticità rilevanti come l’eccessiva lontananza dai luoghi della formazione e lo scarso collegamento all’interno delle città, rendendo di fatto scomoda la permanenza.

A Lecce, in particolare, nessuna delle quattro residenze studentesche può essere considerata veramente tale e ancora non c’è stata una reale volontà politica regionale di investire nella realizzazione di una struttura che garantisca tutti i servizi agli studenti fuori sede. Come rappresentanti dell’intera comunità studentesca chiediamo a Regione e Adisu l’impegno a investire in una nuova residenza a Lecce che sia in grado di soddisfare le esigenze degli studenti e di ampliare in maniera considerevole l’offerta di posti alloggio.

Con la campagna nazionale di Link “Studenti senza tetto” abbiamo avviato un’indagine sugli alloggi insufficienti e sul caro affitti per denunciare la drammatica situazione del diritto all’abitare. Sul fronte dei borsisti si registra una grave insufficienza di posti alloggio su tutto il territorio nazionale e una scarsa qualità dei servizi connessi al sistema del diritto allo studio. Anche per gli studenti non borsisti in cerca di una casa la strada non è certo in discesa e priva di ostacoli. Prima fra tutte è proprio la difficoltà a trovare un alloggio vicino alle sedi universitarie e in una posizione che permetta di raggiungere agevolmente gli altri luoghi di aggregazione e di vivere appieno la città. Nelle città, anche in quelle in cui sono maggiormente presenti poli universitari, gli studenti Sono relegati a un ruolo di secondo piano, soggetti da stipare nelle periferie e nelle zone malfamate, perché poco appetibili economicamente rispetto a quelle nelle quali c’è un flusso sempre crescente di turisti. I proprietari di immobili preferiscono affittare tramite le piattaforme online, come AirBnB, perché maggiore è il guadagno e più rapida è la contrattazione con gli utenti. Le città sono sempre meno a misura di studente e sempre più vetrine per attirare turisti.

A questo fenomeno si lega chiaramente l’aumento del costo dell’affitto per gli studenti: secondo l’analisi di Solo Affitti il costo di una singola è aumentato del 4% rispetto allo scorso anno. Come conseguenza gli studenti che hanno minori possibilità economiche si ritrovano a dover rinunciare ad intraprendere un percorso di studi in un’altra città, oppure devono accettare i ricatti del mercato del nero senza nessuna tutela o garanzia.

Complessivamente allarmante quindi le indagini sul tema alloggi in quasi tutto il Paese, ma la situazione leccese si discosta dal quadro nazionale: nonostante i proprietari prediligano sempre di più le piattaforme online di affitti turistici per piazzare i propri annunci, si registra comunque un aumento dell’offerta di alloggi privati per studenti. A incoraggiare questa scelta è la possibilità di stipulare un contratto a canone concordato, previsto dal nuovo Accordo territoriale sottoscritto a marzo 2018 dalle organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori, con cui i proprietari ottengono agevolazioni fiscali e gli studenti canoni inferiori a quelli di mercato, senza dover ricorrere agli affitti in nero e rinunciare a tutele e garanzie.

A ogni modo, la regione e il Comune non possono abbassare la guardia e devono costantemente monitorare il mercato degli affitti e garantire maggiori tutele agli studenti fuori sede. Proprio a questo scopo, in università abbiamo avviato degli sportelli di orientamento e fornito agli studenti la nostra guida all’abitare con tutte informazioni utili sulle tipologie di contratto, sulle imposte e sulla lotta al mercato del nero per dare un primo supporto ai numerosi studenti fuori sede che ogni anno si imbattono nella ricerca di una casa.

Questa mobilitazione è stata fondamentale per aggregare gli studenti, soprattutto gli assegnatari di posto alloggio che toccano con mano il tema della residenzialità, ma è necessario implementare le forze mobilitative sperimentando anche nuove pratiche: collettivi negli studentati, assemblee pubbliche sul tema, fasi di inchiesta, volantinaggi e azioni che hanno un risvolto più mediatico. Tutto questo può essere utile a rendere gli studenti consapevoli di cosa sia il diritto all’abitare e di come questo diritto non debba ridursi a essere un privilegio concesso ma una condizione che ingloba in sé ulteriori diritti di cittadinanza, come l’accesso ai luoghi della cultura, al servizio di trasporto pubblico, al servizio mensa, all’assistenza sanitaria.

All’interno della mobilitazione nazionale di Link sul diritto allo studio “Quello che ci spetta” abbiamo individuato il bando regionale dei benefici e servizi come lo strumento più efficace a nostra disposizione e mezzo di aggregazione e costruzione di percorsi reali di partecipazione. Da qui l’idea di costruire l’Altrobando, una campagna, che abbiamo declinato efficacemente sul territorio e con cui abbiamo elaborato, insieme agli studenti, delle proposte di modifica da apportare ai bandi regionali degli enti per il diritto allo studio. Nonostante alcune prime difficoltà da parte degli studenti ad approcciarsi a tematiche di competenza regionale e nazionale, è stata una proficua occasione per far prendere loro consapevolezza di poter incidere nel contesto politico attraverso la condivisione e costruzione di proposte con i rappresentanti.

Da anni Link Lecce riesce a esprimere la rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione dell’Adisu Puglia, che è fondamentale per traslare a livello istituzionale le nostre mobilitazioni sul welfare studentesco universitario. Avendo maggiore contezza del tema sia al livello dell’ente sia sul piano territoriale, i rappresentanti nel Consiglio sono i principali interlocutori con le forze politiche regionali e con i vertici Adisu per quel che riguarda il diritto allo studio. Insieme al delegato dell’esecutivo regionale, istruiscono il gruppo di lavoro sul diritto allo studio, la cui funzione è, tra le altre, tradurre le discussioni politiche in interventi, anche tecnici, efficaci da mettere in campo nell’ambito di competenza dell’agenzia regionale.

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