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Spazi


Studiare l’assetto urbanistico consente di sviluppare una seria riflessione sull’organizzazione sociale di classi e minoranze. La gentrificazione ha condotto verso un processo di separazione interna delle parti sociali, che spesso si rivela una delle cause (e meno un effetto) di disuguaglianze e discriminazioni: ad oggi la ghettizzazione di alcuni gruppi, generata prevalentemente da fenomeni di spostamento di massa delle classi più abbienti da un luogo all’altro della città, con la conseguente determinazione dell’innalzamento del costo della vita in alcuni luoghi e dell’abbassamento dello stesso in altri, ha dato origine a una stagnazione di individui all’interno di contesti spaziali definiti, quindi a un blocco del ricircolo culturale. Da qui nasce la rimarcazione delle disuguaglianze e il venir meno dell’importante processo di integrazione.

In generale, l’organizzazione spaziale delle componenti sociali è all’origine della retorica sulla sicurezza, intesa come messa in salvo di determinati gruppi da altri gruppi attraverso un allontanamento fisico di questi ultimi, ritenuti pericolosi. Dando per assunto anche tutto il discorso sui processi di individualizzazione (che in parte si originano indipendentemente da questa riflessione), da un punto di vista concettuale ma anche materiale diviene centrale il ruolo dell’aggregazione come elemento di rottura (certamente solo uno dei tanti possibili) della filosofia che regge i meccanismi sopra descritti. L’aggregazione studentesca, in particolare, oltre ad apportare benefici ai singoli in termini di instaurazione di legami relazionali, rappresenta un’importante valenza politica, giacché consente la nascita di spazi di dialogo e di presa di consapevolezza di una medesima condizione a livello sociale. Di conseguenza, se l’aggregazione non porta necessariamente all’innalzamento del conflitto, sicuramente il conflitto non potrebbe mai generarsi senza l’aggregazione.

Uno dei nostri obiettivi è certamente la conquista di un welfare studentesco, che si declina in una serie di rivendicazioni e richieste principalmente indirizzate allo Stato, e non è possibile prescindere dall’importanza degli spazi. Questi, da un lato permettono allo studente di compiere le proprie attività, cioè studiare (biblioteche, aule studio), alloggiare (posti alloggio), sostenersi, socializzare (mense, spazi comuni), muoversi (trasporto pubblico) e permettono di svolgere attività artistiche, sociali, ricreative o politiche (aule libere, sale prove, spazi vuoti da adibire a piacimento); dall’altro danno la possibilità di creare aggregazione, con tutti i possibili risvolti politici, che ci interessano maggiormente. Si rivela quindi fondamentale effettuare un lavoro di continua richiesta di spazi, soprattutto in un’ottica politica e politicizzante, a garanzia della tutela integrale ed effettiva della figura dello studente da parte di uno Stato che deve riconoscerlo come tale e nei suoi bisogni. In questo senso, possiamo dirci soddisfatti del lavoro svolto con “Odissea per lo spazio”, che mette al centro di un’intera campagna proprio questa necessità e che ha portato al prolungamento degli orari di apertura di due biblioteche, Studium 2000 e la biblioteca dipartimentale di Economia, la prima delle quali è oggi aperta fino a mezzanotte.

Oltre ad assumere, quindi, lo spazio come uno degli elementi centrali delle rivendicazioni istituzionali, non bisogna dimenticare l’importanza della creazione autonoma degli spazi. Le ultime normative in materia di contrasto all’occupazione sono significative non tanto di come si voglia effettivamente garantire la sicurezza urbana (come se fossero effettivamente gli occupanti in sé a minarla), ma di quanto l’occupazione sia temuta più nei suoi effetti, che sarebbero “incontrollati” tanto quanto l’iniziativa originaria. L’occupazione è un mezzo, nel contesto attuale, utilizzato il più delle volte a scopo di protesta per esprimere la reale natura pubblica dello spazio; il quale, in quanto di per sé immateriale, è controintuitivo sottoporre a privatizzazione. Senza necessariamente ricorrere al concetto di occupazione, è doveroso evidenziare l’importanza di spazi autogestiti e richiesti su iniziativa spontanea, quale segno di apertura del corpus studentesco alla città e collegamento interno alle dinamiche di larga scala in cui ovviamente sono coinvolti anche i giovani in quanto studenti e cittadini.

Appropriarsi di spazi fisici vuol dire quindi praticare la militanza con lo sguardo rivolto ai temi della cittadinanza, quindi estendere alla città il proprio laboratorio politico; anche attraverso l’adozione di pratiche mutualistiche in un tentativo (per quelle che sono le nostre possibilità) di colmare il divario fisico e politico che esiste tra periferie e centro. In città non siamo ancora riusciti ad aprire spazi autogestiti, ma collaboriamo con varie realtà già esistenti sul territorio che ci hanno sempre messo a disposizione i propri spazi per eventi, riunioni e iniziative varie: Zei Spazio Sociale, La Nuova Ferramenta Arci, Crocevia, sono alcuni esempi. Come associazione ci siamo focalizzati maggiormente sulla riappropriazione degli spazi universitari che anche tramite la richiesta di installazione di dispenser di acqua potabile gratuita e la recente dotazione a tutti gli studenti e le studentesse di borracce in alluminio, cerchiamo dunque di rendere gli spazi sempre più vivibili dagli studenti.

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