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Tassazione e Finanziamenti


Se in molti paesi europei, come ad esempio la Germania, gli studi sono gratuiti, l’Italia risulta invece tra i paesi dai costi più alti in materia di studio universitario. Nonostante uno spaventoso aumento delle tasse universitarie tra il 2010 e il 2018, la qualità non risulta proporzionalmente migliorata alla luce di un confronto con gli altri atenei a livello internazionale. Il rapporto tra la contribuzione studentesca e FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) non può superare per legge il 20%, e nonostante la No Tax-Area fissata a 13000 euro a livello nazionale, continuano a esserci disparità e limitazioni per l’accessibilità agli studi per tutta la comunità studentesca. Tutto questo ovviamente contribuisce in maniera negativa alla formazione dei nostri studenti universitari, che per pagare gli studi devono dedicarsi a lavori, spesso sottopagati e privi di contratto registrato. Le conclusioni di questo circolo vizioso sono evidenti, un ingente numero di fuori corso in costante aumento sui quali le Università italiane basano grossi introiti derivanti dall’aumento del contributo onnicomprensivo degli stessi, in linea con la legislazione relativa, che prevede distinzioni in “Studenti Meritevoli” e non, in corso e fuori corso, con conseguenti aumenti sulle relative tassazioni. Lo dimostrano i dati dei paesi dell’area OCSE, dove i laureati tra i 25 e i 34 anni rappresentano il 44% a differenza del nostro Paese, dove i laureati della stessa fascia d’età corrispondono soltanto al 27%.

In questo contesto, dove la formazione, il futuro dei giovani e l’abbattimento delle disuguaglianze sono perseguite solo ed esclusivamente formalmente, nasce e si evolve la Legge di Bilancio italiana, che sottoponendo e assoggettando i finanziamenti al DSU allo sviluppo economico tramite clausole vessatorie, ha tagliato altri 100 milioni in materia universitaria (ripartiti tra BdS 30 milioni, FFO 40 milioni e Ricerca 30 milioni) e oltre 4 miliardi per l’istruzione di primo e secondo grado con il solo scopo di garantire misure come Quota 100 e Flat Tax.

Link Lecce persegue da sempre l’obiettivo di un’università libera, gratuita e accessibile per tutte e tutti, che argini la concezione della conoscenza come privilegio di pochi ma che sia una reale officina dei saperi a servizio di ogni cittadino. Nel nostro Ateneo il sistema di contribuzione è di tipo progressivo composto da una tassa regionale variabile a scaglioni, un’imposta di bollo e il contributo omnicomprensivo ripartito in tre rate.

La nostra associazione, attraverso il lavoro negli organi, è riuscita ad istituire una No Tax-Area fino a 16 000 euro di ISEE che garantisce una tassazione pari quasi a 0 a coloro che rientrano nella soglia prevista ed ha permesso una riduzione sulla tassazione al 77% degli studenti iscritti all’Unisalento. Secondo l’ultimo bilancio di ateneo, il nuovo modello di contribuzione avrebbe comportato una consistente riduzione del gettito studentesco, riduzione solo parzialmente coperta e quindi garantita dai contributi nazionali erogati alla nostra università per coprire i costi della no-tax area. Una riduzione così rilevante non può che essere dovuta principalmente ad una diminuzione dei fuori corso,in particolare i non meritevoli, sulla cui categoria grava gran parte del peso del sistema. Non è difficile prevedere che se questo trend dovesse essere confermato anche negli anni a seguire, pressioni per una revisione sostanziale del modello si manifesteranno negli organi di governo per poi andare via via intensificandosi.

In questo difficile scenario, Il ruolo della nostra associazione dovrà essere quello di reagire con fermezza, difendendo la bontà del modello, e insistendo, in mancanza di ulteriori contributi ministeriali, affinché gran parte dell’utile di bilancio dell’ateneo sia investito a copertura della riduzione del gettito, in modo tale da mantenere invariata l’attuale soglia della no-tax area.

Una seconda linea, da affiancare a quella della fermezza, deve essere quella di una presa di coscienza delle evidenti criticità che il modello porta con sé, da noi denunciate nella fase di scrittura della proposta che ha portato alla sua costituzione, e che oggi emergono chiaramente negli ultimi dati. Per questa ragione, non è da escludere a priori un lavoro di revisione parziale del modello nell’ottica di una ulteriore progressività e che inoltre cerchi di alleggerire la pressione fiscale sui fuori corso, tutto ovviamente in sinergia con un’attenta opera di monitoraggio e di riflessione sulle caratteristiche che identificano questa particolare categoria nella specificità del contesto salentino. Un’attenta analisi delle dinamiche della contribuzione studentesca nell’università del Salento permette in particolare di interrogarsi sugli effetti di uno strumento di welfare come quello della no-tax area nelle condizioni di un progressivo definanziamento dell’università pubblica, e più in generale nel perimetro di un sistema di distribuzione delle risorse nazionali storicamente ostile agli atenei del sud, e in particolare negli ultimi anni. Come testimoniato dagli ultimi dati presenti sul dossier nazionale sulla tassazione redatto dal nostro sindacato, negli ultimi dieci anni si è verificato un calo complessivo degli iscritti nelle università italiane che ha colpito soprattutto il sud Italia. Da questo dato, letto insieme all’enorme percentuale di studenti che hanno goduto di una riduzione delle tasse rispetto al precedente modello di contribuzione, emerge con forza un problema di sostenibilità sul lungo periodo per le università del sud, qualunque sia il modello di contribuzione che si consideri di adottare in futuro.

Di fronte a questo complesso problema, l’unica via è quella nazionale, e cioè quella di una riforma sostanziale che intervenga sui criteri di composizione del fondo di finanziamento ordinario, che metta a sistema nuove risorse sul diritto allo studio e che definisca con chiarezza modelli di contribuzione fortemente progressivi per gli Atenei italiani.

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