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Antimafia


NON CI AMBIENTEREMO MAI!
Campagna Ecomafia 2014

Nell’ultimo ventennio l’Ecomafia è cresciuta e si è diversificata, investendo particolarmente sui traffici illeciti di rifiuti.
Il numero di persone denunciate in Italia per le illegalità legate al ciclo dei rifiuti è pari a 6014: 16 persone al giorno.

I numeri del “Rapporto Ecomafia 2013”:
Ecco alcuni numeri donatici dal “Rapporto Ecomafia 2013” di Legambiente: 34.120 reati, 28.132
persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di
16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno.
Sono questi i numeri dell’illegalità ambientale in Italia.
Bastano questi numeri per gridare all’allarme e all’emergenza.
La Campania detiene l’amaro 14% dei reati commessi nel nostro Paese, tanto da guidare la
classifica dell’illegalità ambientale con 4.777 infrazioni accertate, 3.394 persone denunciate e 33
arresti e 222 sequestri.

Il caso campano
Da più di trent’anni la Regione Campania è vittima sacrificale dell’attuale sistema produttivo e
del modello di sviluppo vigente. Attraverso un sistema di eterna emergenzialità, creata ad hoc, è
stato possibile imporre legalmente e non, situazioni che hanno portato alla distruzione
irreversibile di vasti territori come il Triangolo della morte e la Terra dei fuochi.

Cos’è il Triangolo della Morte.
Il Triangolo della Morte, invece, è la zona, in provincia di Napoli. Essa comprende 8 comuni: tra
i comuni di Acerra, Nola e Marigliano.

Cos’è la Terra dei fuochi.
La Terra dei Fuochi, dal titolo dell’ultimo capitolo di “Gomorra” di Roberto Saviano, è quella zona
tra la provincia di Napoli e Caserta, caratterizzata dalla presenza di roghi tossici di rifiuti.
E’ la terra dello sversamento illegale dei rifiuti da parte della Camorra, e in particolare dal Clan
dei Casalesi. Parliamo di 8 comuni coinvolti: Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno,
Giugliano, Marcianise, Villaricca.
Lo smaltimento di rifiuti speciali e tossici quali amianto, scarti della lavorazione tessile,
pneumatici e copertoni ai quali quotidianamente viene dato fuoco nelle vastissime zone
periferiche delle province di Napoli e Caserta sono diventati, in Campania, ormai la norma.
L’intombamento dei fusti di rifiuti industriali.
Diffuso è anche il fenomeno dell’intombamento di fusti di rifiuti industriali e termonucleari,
provenienti dal Nord Italia e dal Nord Europa, sparsi, a macchia di leopardo, in aree agricole
molto ampie, all’interno delle quali, ancora oggi, vengono prodotti alimenti che vengono
consumati sulle tavole degli italiani.
Questi intombamenti vengono, tutt’oggi, ancora nascosti e sepolti da costruzioni di scuole (si
veda il caso di Acerra), strade (si veda la strada che congiunge la zona vesuviana al vallo di
Lauro, oggi posta sotto sequestro), centri commerciali, (si veda “Il Vulcano Buono di Nola”, il più
grande centro commerciale d’Europa, progettato da Renzo Piano) e vari complessi residenziali.
Molte sono le cave dismesse che invece di essere bonificate, venivano e vengono utilizzate
come discariche abusive.
Il confine tra legalità ed illegalità è diventato estremamente labile, talvolta inesistente. Discariche
illegali, gestite dalla camorra, senza alcun tipo di precauzione venivano legalizzate dallo Stato in
nome dell’emergenza.

Le conseguenze disastrose del sostegno dell’inceneritore.
Ecco le tragiche conseguenze del sostegno dell’Inceneritore:
• Il boicottaggio della raccolta differenziata. Un termovalorizzatore, per funzionare, ha bisogno di un flusso continuo e sicuro di immondizia da bruciare per creare quell’energia da rivendere sul mercato, e ne produce una quantità ancora più grande di quanto ne abbia bisogno per funzionare.
• L’emissione di diossine. Oltre ad inquinare l’aria, esse si depositano sui terreni vicini e lontani, in base ai venti. Questi terreni vengono coltivati ed utilizzati per il pascolo e l’allevamento di animali di vario genere, compromettendo così l’intera catena alimentare.
• L’inceneritore produce ceneri tossiche che dovranno essere depositate in discariche speciali.
• La militarizzazione degli impianti, in quanto siti di interesse strategico nazionale, rendendo così assolutamente impossibile il controllo da parte della cittadinanza e quindi la trasparenza di ciò che avviene all’interno.

I colpevoli di tale situazione sono molteplici:
• lo Stato che ha permesso ed avallato per ragioni economiche e logiche distruttive a livello sanitario ed ambientale. In tutte le sue forme, a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale, nella migliore delle ipotesi si è reso colpevole di negligenza, nella peggiore, di collusione.
• Nessuno si è accorto per decenni che centinaia di tir trasportavano rifiuti industriali dal nord al sud Italia. Un modo efficace per arginare questo traffico sarebbe potuto essere l’attuazione del “Sistri”, il sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti. L’avvio però per evidenti motivi è stato più volte prorogato e non è mai andato in vigore.
• Gli imprenditori settentrionali. Per abbattere i costi, essi si rivolgevano a ditte quantomeno dubbie che proponevano offerte per lo smaltimento dei rifiuti.
• Alcune famiglie, appartenenti a clan camorristici, che hanno gestito e gestiscono i flussi dei rifiuti industriali, speciali e tossici.
• La popolazione troppo spesso silente, indifferente, assuefatta, disillusa, impaurita.
La Camorra.
Personaggi senza scrupoli, appartenenti a varie categorie sociali, hanno permesso l’attuazione di uno dei più grandi scempi ambientali che il sistema occidentale abbia mai reso possibile.
Le conseguenze di tali accadimenti sono sotto gli occhi di tutti.
La regione Campania, pur non avendo un registro tumori, nonostante sia stato più volte
richiesto, secondo alcune statistiche, è la regione con il più alto tasso di tumori d’Italia.
Nel 2010 sono stati registrati 398 casi di tumore ogni 100mila abitanti.
Un’indagine epidemiologica condotta dalla regione Campania denominata “Sebiorec” attraverso la quale è stato appurato non soltanto che il sangue di molti cittadini contiene alte percentuali di diossina, così come il latte materno di molte madri campane. Non soltanto che nell’acqua che entra nelle case dei campani ci sono alte percentuali di arsenico, ma che in alcune città è stato rilevato addirittura il Pcb, cioè le diossine tipo Seveso. Le più micidiali esistenti, scoperte per la prima volta proprio durante il disastro di Seveso. Sono quelle diossine che di norma si rilevano nei grandi poli industriali e che invece sono stati riscontrati anche in città come Nola che di industrie non ne ha.
Qualiano ha ottenuto il primo posto per percentuale di mercurio, mentre Caivano primeggia per le percentuali di piombo.

Le dichiarazioni dei pentiti della Camorra.
Poi ci sono le dichiarazioni dei pentiti come Carmine Schiavone
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/31/traffico-dei-rifiuti-commissione-inchiesta-rende-pubblici-dichiarazioni-del-pentito/763108/) e Gaetano Vassallo, il quale ha affermato che duecentomila tonnellate di sostanze tossiche furono pagate 10 lire al chilo e smaltite
prevalentemente nel territorio di Giugliano. Così come una relazione effettuata dal geologo Giovanni Balestri e consegnata alla DDA di Napoli dimostra come la falda acquifera che interessa l’area nord di Napoli fino a sud di Caserta è inquinata da 25 anni e che mostrerà tutta la sua virulenza sull’uomo entro 2060.

Le agromafie.
Terra di veleni. Il nemico più temuto si chiama “percolato”, il liquame rilasciato dai rifiuti che penetra inesorabilmente nei terreni e finisce nelle falde acquifere. Quelle stesse falde acquifere vengono utilizzate per irrigare i campi, sui quali vengono lasciati a pascolare gli animali e coltivati i frutti, gli ortaggi, le verdure che finiscono sulle nostre tavole tutti i giorni.

Le proposte.
– Riconversione ecologica, comprendono aree industriali dismesse, aree industriali in corso di
riconversione, aree industriali in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici e aree oggetto di smaltimento incontrollato di rifiuti anche pericolosi.
– Raccolta differenziata
– Educazione al riuso
– Il ruolo centrale del saperi: la ricerca all’interno delle università è utile ai problemi sociali e non completamente avulsi da ogni reale problematica.
– Fondo nazionale per finanziare le bonifiche del territorio, un fondo costituito anche dalle risorse economiche delle imprese che hanno inquinato.
– introduzione del reato di stampo mafioso di ecocidio per delitti contro l’ambiente nel Codice
Penale.

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