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LA DONNA LIBERA STA NASCENDO SOLO ORA
Simone De Beauvoir

Cerchiamo di evolvere, di non restare sempre gli stessi nella storia che segue il suo corso. Nuovi inizi pericolosi, rinascite fugaci. Noi dobbiamo interrogarci, interrogarci..

Le sorti degli individui non si pongono mai in termini di felicità, ma sempre di libertà.

L’errore è individuabile in quelle parole di religiosi e letterati, come Bossuet che definiva la donna in termini di ”osso in soprannumero di Adamo”. L’ uomo definisce la donna in relazione a se stesso. La donna si determina e si differenzia in relazione all’uomo, non l’uomo in relazione a lei. Egli è il Soggetto, lei è l’Altro.

La divisione dei sessi è un dato biologico, non un momento della storia. Le differenze esistono, l’anatomia ce lo insegna, ma nessuna di queste differenze sono risultate essere un privilegio per uno o l’altro sesso.

Ma come è cominciato tutto questo?  Non è chiaro come l’uomo abbia vinto in partenza. Colpisce, per esempio, che il codice romano per limitare i diritti della donna invochi ”la debolezza di spirito, la fragilità del sesso”.

Ma quando la pretesa di rilegare la donna al focolare domestico istiga ad una minacciosa emancipazione femminile,  perfino nella classe operaia, gli uomini, hanno tentato di frenare questa liberazione perchè le donne diventavano concorrenti pericolose -abituate com’erano a lavorare a bassi salari-.

Per provare l’inferiorità della donna, gli antifemministi hanno messo in campo la religione, la filosofia, la scienza. Al massimo si accordava che l’altro sesso era ”l’uguaglianza nella differenza”. E’ la stessa formula che usano le leggi di Jim Crow a proposito dei negri d’America. Tale segregazione ugualitaria serve a introdurre le più severe discriminazioni.

Le donne vivono in questa situazione di inferiorità perchè in alcune situazioni hanno meno possibilità: bisogna sapere se queste cose devono perpetuarsi.

“Il fatto che all’uomo riesce difficile misurare l’estrema importanza di cere discriminazioni sociali, che paiono estremamente insignificanti ma le cui ripercussioni  morali e intellettuali sono tante profonde nelle donne da fare credere che traggano origine della natura stessa”.

Ancor meglio della parola donna è “woman”, la cui origine antica è “wifman”, essere umano (man)-femmina (wif). Migliore perché con woman non si scorda mai che la donna è un essere umano, prima ancora di essere categorizzata in una identità di genere.

L’errore commesso è, infatti, quello di considerare la donna una materia a parte da studiare a scuola, come se la sua evoluzione fosse avvenuta dopo. Il Mathma Gandhi diceva: “La rivoluzione più grande in un paese è quella che cambia la donna e il suo sistema di vita. Non si può fare una rivoluzione senza la donna. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente hanno la forza cento volte più grande. Se potessi fare l’esercito della libertà con le donne, sarei sicuro di vincere la guerra in meno di un anno”.

Solo quando uomo e donna si rispetteranno l’un l’altro e decideranno di lavorare sul serio insieme per una società migliore e a benefico della propria esistenza, allora si! Saremo la prova vivente dell’evoluzione umana.

Leggendo e scorrendo il dito sui libri di storia comparirà sempre un nome di donna, ma devi stare attento a leggere. Il suo nome è quasi sempre criptato, nascosto. Ma se è vero che grandi uomini come, per esempio, Luigi XIV –noto alla storia come Re Sole- sono nati dal ventre sofferto di una donna, bisognerebbe darne atto. E quindi tutte le volte che leggo uomo, Re, guerriero, principe ecc ,  penso donna. Penso alla regina Isabella di Castiglia che se non si fosse mossa, ora  in Spagna parlerebbero arabo. Penso a Emmeline Pankhurst, che se non avesse lottato in una società maschilista con un coraggio uguale e maggiore agli uomini, allora forse sarei ancora rilegata in un corsetto.

Ecco, il coraggio. Ciò che non manca mai in una donna è il coraggio.  Mi vien rabbia quando alcune donne dicono “ah, se solo fossi nata uomo”.  Se potessi rinascere, rinascerei donna.

L’associazione Link Udu dell’università del Salento, si fa portavoce di questo lotta. Il modo in cui si relaziona alla società è mirata al mantenimento e al radicamento di quelle idee che, dopo gli anni Settanta, hanno avuto un sovvertimento di significato. Viviamo in un momento in cui ”il corpo è mio e lo gestisco io ” non è un invito al calpestamento della dignità, ma alla realizzazione del proprio essere, alla possibilità di autodeterminarsi.

Le studentesse e gli studenti devono cooperare alla realizzazione di tale scopo, per non permettere più che i soprusi della storia diventino un mito da imitare, per ritornare alla Humus, cioè alla terra che è fertile che è feconda e che è , quindi , la donna.

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