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Guida alla Tesi di Laurea


Vi diamo alcune informazioni utili per lo svolgimento di una tesi di laurea. L’esposizione prescinde, per quanto possibile, dal riferimento ad un particolare ambito disciplinare. Precipua attenzione viene data alla fase di redazione, fornendo peraltro qualche cenno alle fasi di impostazione e di ricerca, quando ciò risulti utile ai fini di una piena comprensione del discorso. Tali informazioni valgono per qualunque tipo di tesi; è auspicabile che esse siano note ad ogni studente prima ancora della scelta dell’argomento di tesi. È pure opportuno che lo studente conosca le norme sancite dal regolamento didattico delle tesi di laurea.

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Il significato della tesi di laurea

Nello svolgere la tesi di laurea, che costituisce il coronamento degli studi universitari, lo studente è chiamato a dare prova di capacità di iniziativa. Sia pure con il supporto dato dal relatore, egli deve dapprima mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando l’argomento di tesi, per poi coglierlo, realizzando un lavoro completo e organico su tale argomento attraverso l’impiego dei metodi di analisi e di sintesi appresi nel corso degli studi universitari.

QUALI SONO LE CATEGORIE NELLE QUALI SI DIVIDONO LE TESI DI LAUREA?

  1. Tesi di ricerca La tesi di ricerca è basata sulla realizzazione di un progetto innovativo, teorico o pratico, o sull’analisi di dati ottenuti sperimentalmente, attraverso un contributo attivo del laureando. Difficile delineare la scelta ottimale dei contenuti da inserire in questo tipo di tesi: possono essere nuovi temi quanto contenuti usuali affrontati in maniera originale, attraverso l’utilizzo di nuove metodologie.
  2. Tesi di compilazione Questo tipo di tesi affronta un tema inerente al proprio corso di studi e si propone di analizzarlo tramite una rassegna approfondita e aggiornata delle pubblicazioni esistenti in materia.

SCELTA DELL’ARGOMENTO Regole e consigli per scegliere il proprio argomento

Nella scelta dell’argomento da approfondire vanno soppesati due aspetti: gli interessi personali e l’attinenza con il proprio corso di studi, entrambi rapportati al tempo a disposizione. Una tesi di tipo divulgativo, che affronta quindi tematiche già note e che comporta un ridotto impegno temporale, sarà scelta ad esempio da quegli studenti che intendono confermare semplicemente la propria media curricolare e comporterà un impegno temporale ridotto rispetto ad altri tipi di tesi. L’argomento scelto, come direttiva generale, riguarderà una disciplina di cui è stato seguito almeno un corso ed è stato superato il relativo esame. Un breviario di regole importanti cui attenersi nella scelta dell’argomento, è il seguente:

  • Evitare argomenti troppo estesi per i quali il rischio d’incompletezza è assicurato, sempre che non si abbia molto tempo a disposizione. Con un argomento piuttosto esteso è comunque necessario possedere la capacità di svolgere ricerche interdisciplinari e di compiere il giusto mix tra nozioni estese e specifiche. Altrimenti si rischia di annoiare la commissione con argomenti già perfettamente noti, mentre la tesi dovrebbe comunque rappresentare una sorta di valore aggiunto.
  • Il rischio contrario è quello di scegliere argomenti troppo circoscritti o troppo innovativi, per i quali le fonti sono scarse e i risultati striminziti. Il materiale su cui lavorare sarebbe probabilmente insufficiente e si finirebbe per presentare una tesi più corta e noiosa di una lista della spesa, con tutte le buone intenzioni di partenza…
  • Evitare argomenti troppo sfruttati: il risultato sarebbe banale e ripetitivo. Meglio tematiche nuove, dunque, ma che si ricolleghino comunque alla preparazione complessiva acquisita, della quale rappresentano in un certo senso la sintesi.
  • Evitare argomenti le cui fonti sono principalmente disponibili in lingue straniere di cui non si è a conoscenza e la documentazione più significativa non è tradotta in italiano.

Il progetto di tesi

Esistono significative analogie tra lo svolgimento del lavoro di tesi e la messa a punto di una nuova attività imprenditoriale. Occorre innanzitutto un forte interesse per uno specifico ambito, in quanto il laureando dovrà confrontarsi con esso per parecchio tempo. Tale interesse deve tradursi in un’idea promettente: un argomento o un problema che, in qualche suo aspetto, possa essere affrontato in modo innovativo. Per maturare un’idea si può ricorrere a suggerimenti di terzi e a un’analisi della letteratura, vale a dire di ciò che hanno già fatto gli altri. Anche se si dispone di un’idea, l’analisi della letteratura deve essere effettuata per accertarsi che tale idea non sia già venuta ad altri.

L’idea deve essere opportunamente elaborata sino a diventare un progetto; si tratta di un documento di due o tre pagine nel quale devono comparire:

  • la letteratura esaminata in via preliminare;
  • gli obiettivi della tesi e le ragioni sottostanti alla loro scelta;
  • gli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi;
  • un indice della tesi con un’indicazione di massima sul contenuto dei diversi capitoli come pure sulle parti originali del lavoro.

L’indice è un oggetto dinamico. In fase iniziale, quando il contesto è maggiormente incerto, consente una prima e provvisoria programmazione del lavoro da svolgere. Al procedere del lavoro, e alla conseguente diminuzione dell’incertezza, viene inevitabilmente modificato; ogni cambiamento implica ovviamente una revisione nella programmazione del lavoro non ancora svolto. Se ci sono impegno e capacità la tesi giungerà sicuramente in porto; tuttavia, potranno esserci significative differenze rispetto al progetto iniziale. Non è quindi possibile prevedere con precisione il tempo necessario per effettuare il lavoro di tesi; tuttavia, coerentemente con quanto sancito dal Regolamento sulle tesi di laurea, non è ragionevole pensare ad un impegno inferiore ai sei mesi-uomo. Una volta redatto, il progetto dovrà essere discusso con il futuro relatore; dopo aver ricevuto la sua approvazione e, soprattutto, i suoi consigli, il lavoro di tesi potrà avere inizio.

LE FASI DELLA PREPARAZIONE DELLA TESI La ricerca del materiale, la stesura del testo, la sezione “Bibliografia”

  • La ricerca del materiale (le fonti, la ricerca bibliografica, la schedatura del materiale, le schede di lettura);
  • La stesura del testo (impaginazione, le parti che compongono la tesi);
  • La sezione “Bibliografia” (elementi che la compongono).

La ricerca del materiale La ricerca del materiale avrà inizio una volta definito, in accordo con il docente, il titolo provvisorio. Si comincerà con il recuperare tutte le fonti possibili sull’argomento, classificarle, ampliarle e sviluppare una bibliografia provvisoria. Questa sarà particolarmente consistente nelle tesi di compilazione, ma anche quelle di ricerca saranno dotate di bibliografia, seppure minima. Per le fonti bisognerà ingegnarsi e pensare a tutti i luoghi utili al loro reperimento.

  • Fonti dirette (o primarie): documenti originali, di prima mano, scritti oppure orali, magari sotto forma di interviste, o di registrazioni visive o radiofoniche. Sono le fonti di reperimento più difficile, ma se ben strutturate sono un notevole arricchimento della propria tesi. Naturalmente è delicato il discorso dell’autenticità di queste fonti, che va sempre verificata.
  • Fonti secondarie: libri, saggi, articoli scientifici pubblicati su un certo argomento. Costituiscono una base naturale per le fonti primarie, devono sempre integrarle. Sono importanti anche per fornire una panoramica del punto cui si è giunti con gli studi sull’argomento. I luoghi di consultazione per entrambi i tipi di fonte sono le biblioteche (cataloghi cartacei e cataloghi digitali), le emeroteche, per i giornali e le riviste, gli archivi (pubblici e privati), le cineteche, che conservano film e documentari essenziali per certe ricerche storiche o sociali e le meno conosciute, ma non meno utili, fototeche, che custodiscono raccolte fotografiche di vario genere.

Tanto più la bibliografia è ampia e accurata, tanto più si è sicuri che la stesura della tesi procederà speditamente.

La schedatura del materiale È la fase che precede la redazione del testo. Prevede un lavoro di selezione e sistemazione del materiale raccolto. Si potrà suddividere la documentazione di cui si dispone per argomenti, tramite la preparazione di schede bibliografiche. Queste servono appunto per catalogare testi di ogni genere ordinandoli per autore (nome per esteso o pseudonimo), o per curatore.

Per ogni scheda di un libro va riportato il titolo e l’eventuale sottotitolo del frontespizio (e non quello della copertina, a volte scritto in forma abbreviata rispetto all’originale), il luogo e l’anno di edizione, l’editore, l’edizione consultata, il numero di volumi (se l’opera è sviluppata in più volumi), curatore e traduttore, numero di pagine, le proprie annotazioni e la sigla della biblioteca in cui il testo è stato consultato oltre alla sua collocazione.

Se la scheda bibliografica riguarda un articolo di rivista, oltre all’autore va riportato il nome della rivista stessa, il numero e il fascicolo, il mese e l’anno di pubblicazione e il numero di pagina. Se invece riguarda un articolo di giornale, bisogna indicare oltre ai consueti nome e cognome dell’autore e titolo, l’occhiello (cioè la parte sottostante il titolo), eventuali sottotitoli, il nome del giornale dal quale l’articolo è tratto, la città, giorno, mese e anno e il numero di pagina. In una scheda bibliografica di una voce di dizionario o di enciclopedia, bisogna riportare il nome e cognome dell’autore, la voce, in corsivo, il nome del dizionario o dell’enciclopedia, il volume, la città e l’anno di pubblicazione, l’editore e il numero di pagina.

L’organizzazione della tesi

Dai presentatori Tv, al Presidente della Repubblica, al Papa, fino all’ultimo dei comuni mortali, tutti abbiamo fatto ricorso ad uno strumento magico nella costruzione di un testo, soprattutto se destinato all’esposizione orale: la scaletta. Nella preparazione della tesi la scaletta è fondamentale, per stabilire la struttura dei capitoli e dei sottocapitoli e definire un indice provvisorio. La tesi di laurea presenterà la seguente struttura generale:

  • Indice
  • Introduzione
  • Capitoli centrali
  • Conclusioni
  • Note
  • Bibliografia
  • Allegati eventuali (elementi facoltativi)

Introduzione L’introduzione deve contenere gli elementi fondamentali che servono a far comprendere il lavoro, anche a chi non abbia il tempo di leggerlo in tutte le sue parti. L’introduzione deve inoltre illustrare con chiarezza gli obiettivi e le ragioni sottostanti alla loro scelta, fornire alcuni cenni in merito alla letteratura rilevante, presentare gli strumenti utilizzati (la metodologia) e l’organizzazione essenziale in parti e in capitoli.

La chiarezza degli obiettivi del lavoro è fondamentale per poterne controllare la coerenza, il rigore del metodo seguito e l’utilità del materiale utilizzato (sia teorico che empirico). Capita spesso di imbattersi in tesi che contengono rassegne della letteratura o descrizioni di fatti in gran parte non attinenti al tema centrale. Chi legge l’introduzione deve poter rapidamente controllare l’effettiva utilità di ogni singola parte o capitolo rispetto agli obiettivi del lavoro.

In molti casi, per ottenere una valida formulazione degli obiettivi occorre definire con precisione le ipotesi dalle quali si muove e la tesi che si intende dimostrare. Bisogna inoltre chiarire se le ipotesi siano corroborate da evidenza empirica e/o da modelli teorici. Sebbene le ragioni sottostanti alla scelta degli obiettivi siano spesso evidenti, può essere utile menzionarle per far capire bene l’origine del lavoro svolto. Tali ragioni possono essere legate alla mancanza di una letteratura completa sull’argomento, oppure possono dipendere da nuovi eventi istituzionali o economici (la crisi di un settore industriale, di un’azienda o di un distretto industriale, l’introduzione di una nuova legge ecc.).

Capitoli centrali Anche la parte centrale della tesi, inevitabilmente, avrà una struttura che varia in funzione dell’ambito disciplinare e della metodologia impiegata. In questo documento ci limitiamo ad alcune indicazioni generali. Nei capitoli centrali si dovrà: proporre una rassegna della letteratura (o della dottrina) rilevante. E’ assolutamente importate evitare l’analisi dettagliata di contributi solo marginalmente attinenti all’argomento trattato nella tesi. Se si ritiene che un certo argomento meriterebbe un maggiore approfondimento, pur essendo marginale ai fini del lavoro di tesi, è meglio rinviare alla letteratura. Per esempio: “su questo argomento esiste una vasta letteratura. Fra i contributi maggiori si segnalano Pinco Pallino (1952), Cric e Croc (1969) e Vattelapesca (1992)”;

  • illustrare il modello teorico o lo schema interpretativo sul quale si fonda il lavoro;
  • inquadrare il settore o il contesto istituzionale in cui si inserisce il lavoro;
  • presentare gli strumenti impiegati (la metodologia);
  • presentare e discutere i risultati ottenuti.

Conclusioni Le conclusioni sono parte integrante della tesi, della quale rappresentano l’ultimo capitolo a coronamento del lavoro svolto. Non sono un riassunto, bensì costituiscono il momento di verifica della struttura argomentativa e della metodologia adoperate nella elaborazione dei dati e delle informazioni. Infatti, se il lavoro è ben strutturato, cioè se le idee a qualunque livello della tesi rappresentano una sintesi di quelle ai livelli precedenti, la stesura delle conclusioni sarà agile, perchè immediata conseguenza del lavoro già svolto.
Le conclusioni devono essere chiare e sintetiche. Affinchè siano efficaci, deve esistere un ordine, un procedimento logico nelle idee ivi esposte. In particolare, occorre richiamare il metodo di ragionamento seguito nel lavoro, riportando i risultati più importanti che sono emersi. Inoltre, bisogna menzionare i possibili futuri sviluppi della ricerca e fornire eventuali indicazioni di carattere normativo. Le conclusioni vanno armonizzate con l’introduzione; in esse si deve dare giustificazione e dimostrazione delle prese di posizione.

Bibliografia La bibliografia è di estrema rilevanza, in primo luogo perchè permette di capire a quale livello siano arrivati gli studi intorno all’argomento prescelto, quindi perchè fornisce un indicatore del tipo di lavoro che è stato svolto e, da ultimo, perchè è indispensabile per il lettore interessato ad approfondire i temi trattati. Nella scelta di un testo lo studente dovrà essere in grado di valutare con rapidità se questo possa essergli utile. Un primo orientamento nella selezione del materiale è fornito dalla fama dell’autore e dalla sua specifica competenza rispetto all’argomento, dalla validità (specializzazione) della casa editrice o della rivista. Le riviste sono fonti di notevole utilità, soprattutto quando l’argomento è recente e non esistono ancora libri che lo affrontino in modo completo oppure quando si voglia riportare il più recente orientamento su di un argomento. Nel corso della stesura della tesi verranno consultati molti volumi, sia pure senza leggerli tutti dalla prima all’ultima riga. La bibliografia dovrà contenere l’elenco di tutte le opere utilizzate. Non vanno invece citate le opere che non sono state effettivamente consultate, anche se esse compaiono nelle bibliografie di altri autori: tutto il materiale deve essere stato visionato in prima persona.

Elementi facoltativi Premessa, elenco delle abbreviazioni, grafici, tabelle, illustrazioni, appendici, glossario

Nella tesi di laurea si possono inserire alcuni elementi facoltativi, in base all’argomento e al tipo di trattazione svolta. Tra questi elementi, troviamo: La premessa, che presenta quelli che sono gli obiettivi del lavoro, i metodi di ricerca ed, eventualmente, i ringraziamenti. Le pagine della premessa possono essere contrassegnate da numeri romani, in modo da distinguerle dal resto del testo.

L’elenco delle abbreviazioni e dei simboli utilizzati nel testo della tesi, solo se si tratta di simboli insoliti, non convenzionali. Tale elenco va inserito all’inizio, prima dell’introduzione. Il consiglio è di non abusare di sigle, per non rendere il testo illeggibile.

Grafici, tabelle e illustrazioni, invece, si utilizzano solitamente in tesi di carattere tecnico e scientifico. Le tabelle vanno numerate e sono accompagnate da un titolo e da una didascalia che ne presenti brevemente il contenuto. Si può istituire anche un indice delle figure, se sono molteplici.

Appendici, che sono delle precisazioni o approfondimenti degli argomenti trattati che non vengono comprese nel corpo del testo per non sovraccaricarlo. In appendice si possono inserire anche testi originali che erano stati citati soltanto nel corpo della tesi, o tabelle di più pagine, digressioni, opinioni diverse da quelle sostenute nella tesi. In sostanza in appendice va inserito tutto quello che avrebbe provocato un’interruzione del discorso generale della tesi, ma che comunque merita di essere menzionato o sviluppato. Anche alle appendici si attribuirà un titolo e una lettera maiuscola in grassetto per la loro classificazione (Esempio: Appendice A. La scienza in Gadda; Appendice B. Contini e Gadda). Le appendici vanno inserite tra il corpo del testo e la bibliografia generale e vanno riportate in indice.

Il glossario il quale spiega brevemente gli eventuali termini tecnici che compaiono nel testo, con l’esclusione dei termini specifici della propria disciplina la cui conoscenza si da per scontata. Le parole del glossario si ordinano alfabeticamente e si può riportare il numero di pagina in cui ci si riferisce ad essi.

Consigli pratici

Infine alcuni suggerimenti pratici per l’impaginazione.

Formato della pagina dimensione: A4 (21×29,7 cm); margine superiore: 3 cm; margine inferiore: 3 cm; margine interno o sinistro: 3,5 cm; margine esterno o destro: 3,5 cm; interlinea 1,5 linee.

Battitura pagine da 26 a 30 righe (Font consigliato per il testo: Times New Roman, 11 punti, con rientro di 0,5 cm nella prima linea, giustificato; Font consigliato per le note a piè di pagina: Times New Roman, 9 punti).

Stampa su entrambe le facciate dei fogli.

Copertina e frontespizio devono recare indicazione di: “Università degli Studi del Salento”, “Corso di studi ….”, titolo della tesi, nome e cognome del laureando, numero di matricola, relatore e anno accademico.

Decalogo di comportamento